Non sarà il bonus “una tantum” del decreto sulle pensioni del Governo Renzi a garantire a tutti i 15 milioni di italiani over 65 l’accesso alle cure. Secondo l’ultimo rapporto Istat sulla salute degli italiani, infatti, insieme all’aumento dell’aspettativa di vita delle persone, cresce la domanda di prestazioni sanitarie. E a causa della crisi economica – rileva il rapporto illustrato nel libro “La Tempesta Perfetta” – circa il 9,5% degli italiani a smesso di curarsi.

Al Sud gli italiani che vi rinunciano a causa del costo dei farmaci, dei ticket e delle lunge liste d’attesa raggiunge addirittura il 13,2%. A stare peggio sono le fasce più deboli della popolazione: anziani, portatori di handicap, disoccupati o chi ha una patologia cronica, che rappresenta circa il 20% della popolazione del Mezzogiorno.

Secondo Walter Ricciardi (Istituto Superiore di Sanità) è necessario “ridurre gli sprechi” e investire nella salute senza considerarla una pure voce di costo. “Nel nostro Paese – cita un esempio emblematico il prof. Ricciardi – ci sono circa 1,5 milioni di persone affette da epatite C. Il farmaco per la cura costa 30 mila euro, moltiplicato per un milione e mezzo fa 4,5 miliardi di euro”. Se si confronta questa ai 2 miliardi serviti per la manovra di indicizzazione delle pensioni, abbiamo una cognizione più chiara della dimensione dei costi.

Infine Ricciardi ricorda che “l’Italia è l’unico paese insieme al Messico che annovera ancora l’errore medico nel codice penale, costringendo i medici a prescrivere una serie infinita di esami e ricoveri che ci costano circa 12 miliardi di euro all’anno”.

Dati e numeri sul fenomeno sono descritti nel libro di Donato SperoniLa Tempesta Perfetta” (http://www.donatosperoni.it/tag/istat/)

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