I primi sintomi di casi di dislessia (DSA) si presentano generalmente intorno alla seconda elementare, oppure indicatori precoci possono registrarsi già dai 4 o 5 anni del bambino. I segnali riguardano un’inattesa difficoltà nell’apprendimento della lettura e della scrittura. In particolare in difficoltà comunicative linguistiche come: la scarsa conoscenza delle parole e dei significati; difficoltà con filastrocche e frasi in rima; scarsa capacità di costruzione della frase; problemi di memoria nell’apprendimento delle parole.

AID Italia, l’Associazione Italiana Dislessia, consiglia “ai genitori che sospettano di avere un figlio dislessico di rivolgersi al pediatra e agli insegnanti per valutare eventuali percorsi di potenziamento per risolvere le problematiche evidenziate. Se l’attività didattica risulta inefficace, bisogna fare, al più presto, una valutazione diagnostica”. La diagnosi deve essere fatta da specialisti esperti mediante specific test standardizzati e condivisi (test per intelligenza, capacità di scrittura, capacità di lettura, comprensione del testo, capacità del calcolo).

La ricerca scientifica sta facendo importanti passi avanti per valutare terapie per contrastare e prevenire l’insorgenza di questi disturbi. Ad esempio è attuale lo studio dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù e della Fondazione Santa Lucia di Roma, pubblicato sulla rivista scientifica Restorative, Neurology and Neuroscience, secondo cui “la stimolazione cerebrale migliora la capacità di lettura dei bambini dislessici“(fonte Agensir).

Imfatti, dopo 6 settimane di stimolazione cerebrale trattamento non invasivo, velocità e accuratezza di lettura aumentati del 60%. La dislessia è un disturbo che in Italia colpisce circa il 3% dei bambini in età scolare con ripercussioni sull’apprendimento, sulla sfera sociale e psicologica.

Per condurre lo studio è stata utilizzata la tecnica di stimolazione transcranica a corrente diretta (Tdcs), procedura non invasiva con passaggio di corrente a basso voltaggio già impiegata per la terapia di alcuni disturbi come l’epilessia focale o la depressione. Per la prima volta è stata utilizzata dai ricercatori del Bambino Gesù su 19 bambini e adolescenti dislessici di età compresa tra i 10 e i 17 anni, che dopo 6 settimane di trattamento hanno migliorato del 60% la velocità e l’accuratezza in alcune prove di lettura, passando da 0,5 a 0,8 sillabe lette al secondo. 0,3 sillabe di miglioramento al secondo è quanto un bambino dislessico ottiene spontaneamente (ovvero senza terapia) nell’arco di un intero anno. Le competenze acquisite si sono dimostrate stabili anche dopo un mese dall’ultima seduta e ulteriori valutazioni verranno effettuate a 6 mesi dalla fine trattamento per verificarne l’efficacia a lungo termine. “Uno studio preliminare i cui dati attendono di essere supportati da indagini su casistiche ancora più ampie, ma i risultati ottenuti in questa prima fase sono di grande importanza dal punto di vista clinico” sottolinea Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria infantile del Bambino Gesù, perché possono aprire “la strada a nuove prospettive di riabilitazione della dislessia”.