Il caso di Zenon Bartlett, 16enne britannico che a due giorni da Natale, dopo aver fatto coming out e al termine della sua prima storia amorosa, decide tragicamente di togliersi la vita nella sua cameretta, riapre la tormentata questione del disagio degli adolescenti omosessuali. E delle continue vessazioni che spesso a scuola subiscono dai bulli di turno. Anche il cinema la scorsa stagione ne ha rappresentato la condizione in tutta la sua drammaticità con la bellissima pellicola del regista Ivan Cotroneo, Un bacio.

La realtà parla di numerosi casi come quello di Zenon anche e soprattutto in Italia. Tristemente doloroso è stato il caso del ragazzo di Bari suicidatosi a maggio scorso perchè non accettato dalla famiglia adottiva. Il silenzio sul tema dell’omofobia nelle famiglie e nelle scuole non fa bene alla personalità in formazione di un adolescente, molto fragile di natura. E il costituzionalista Andrea Pugiotto ha ricordato che: “le etichette denigratorie (frocio invece di gay), le etichette categoriali (culattoni invece di omosessuali), gli scherzi di odio (che, ridendo, rinsaldano il pregiudizio, come rappresentato in una nota sequenza del film Philadelphia di Jonathan Demme), il ricorso agli insulti («nella vita bisogna provare tutto, tranne la droga e i culattoni», Renzo Bossi dixit), fino ad integrare vere e proprie fattispecie di reato (ingiuria, diffamazione, istigazione)“.

Un ragazzo su quattro che si uccide tra i 16 e i 25 anni lo fa per l’omofobia, secondo una ricerca dell’Università di Edinburgo. «Il suicidio è l’espressione estrema di un’esperienza comune per gay, lesbiche e trans: la percezione di un ambiente ostile, la paura di essere rifiutati, che diventa convinzione di essere sbagliati. Si chiama minority stress, “stress da minoranza”, e colpisce chi appartiene a gruppi emarginati», spiega Vittorio Lingiardi, psichiatra e direttore della Scuola di Specializzazione in Psicologia alla Sapienza di Roma. «Chi ha un orientamento sessuale minoritario ha una difficoltà in più: se ti discriminano perché sei nero o ebreo, quando torni a casa trovi il sostegno della famiglia. I gay molto spesso sono costretti a “nascondersi” anche a lì», aggiunge.

Mentre in Italia la proposta di legge contro l’omofobia (DDL Scalfarotto) è in stallo in Parlamento, nonostante la strage di Orlando, prima di Natale il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea, nella quale chiede con forza agli Stati membri di colmare le lacune legislative in materia di discriminazione e violenza omofoba.

«L’Unesco dice che l’omofobia è un comportamento appreso, non la reazione naturale per i ragazzini. Gli adolescenti — etero e gay — hanno bisogno di identificarsi in base alla sessualità. Lo fanno in maniera aggressiva e discriminatoria solo se la società è omofobica. Altrimenti diventa un fattore di differenziazione positivo. Sta agli adulti che hanno intorno, in famiglia, a scuola e nelle istituzioni, insegnarglielo».

Numerose associazioni in Italia svolgono un’intensa attività di counseling a favore dei ragazzi e delle persone omosessuali in difficoltà: il telefono amico e il Gay Help Line  sono  alcuni esempi di servizi di volontariato per prevenire questi fenomeni. La consapevolezza diffusa è che contro i casi di bullismo ed omofobia sia necessaria una condotta esemplare delle istituzioni educative (famiglia, scuola, parrocchie…) ma una legge contro le discriminazioni sarebbe necessaria.