Tutti ammettiamo l’esistenza di una stretta connessione tra l’umore della giornata e il tempo metereologico. Spesso è sufficiente un cielo coperto e piovoso per condizionarci psicologicamente fin dal primo mattino a casa e sul lavoro.

Oggi, 23 Marzo, si celebra la Giornata Mondiale della Metereologia, che quest’anno ha come tema “Capire le Nubi“. Ma ciò che ci interessa approfondire è l’influenza delle variabilità climatiche nella nostra salute fisica e psichica. Che cos’è la meteoropatia o sindrome metereopatica? Le persone si lamentano spesso del tempo, ma non sempre si tratta del solito discorso spesso usato per riempire quei vuoti imbarazzanti come i discorsi in ascensore.

In realtà tante persone soffrono davvero dei  cambiamenti del clima sia a livello psicologico, sia a livello fisico. Così la meteoropatia può diventare una vera e propria sindrome che condiziona la nostra vita.

Dal 1982 è stata riconosciuta come vera sindrome che colpisce qualcuno un estate e qualcuno in inverno. Quest’ultima è la forma più frequente che scatta a fine estate e scompare a fine Marzo.

I sintomi della meteoropatia sono diversi, a differente grado di intensità, ma sicuramente sono molto fastidiosi poichè ci accompagnano per lunghi periodi. Generalmente tutto inizia in concomitanza con un cambio di stagione e frequentemente colpisce le donne.

I sintomi più frequenti sono: indolenza, insonnia, sbalzi d’umore e di pressione, ma anche dolori articolari e mal di stomaco. Se state pensando che la meteoropatia porta solo sintomi fastidiosi purtroppo non è così: nel peggiore dei casi si giunge alla depressione, all’infarto o all’ictus. A seconda delle conseguenze è possibile distinguere varie forme:

  • meteoropatia primaria: sintomi psicosomatici
  • meteoropatia secondaria: peggioramento di condizioni fisiche già presenti
  • seasonal affective disorder: depressione invernale, tipica dei paesi del nord.

Secondo il professor Angelico Brugnoli, specialista in meteoclimatologia medica presso l’Istituto di Climatologia Medica dell’Università di Milano, “i neurolabili sono i più colpiti”. Si tratta di individui dotati di particolare sensibilità ed emotività e coloro che hanno un sistema neurovegetativo molto debole. Altri fattori contribuiscono a rendere le persone più inclini a risentire degli effetti climatici, lo stress e l’ansia in primis. In genere coloro che ne sono affetti cominciano a sentire gli effetti da 24 a 48 ore prima del cambiamento.

C’è una profonda correlazione anche tra il clima e la presenza di luce e la tendenza suicidogena, come alcuni studi spiegano valere per i Paesi Scandinavi.

La metereopatia non è un fatto genetico, ma where to buy viagra over the counter si può trasmettere la “costituzione neurolabile”, infine l’ambiente chiuso, che noi chiamiamo microclima confinato, è più dannoso dell’ambiente esterno. Noi oggi sappiamo quanti virus, batteri e polveri sottili si annidino negli ambienti chiusi. Quindi sarebbe meglio uscire all’aperto, anche se gli abitanti delle grandi città devono poi fare i conti con l’inquinamento atmosferico, lo smog e le polveri sottili.