Secondo degli studi condotti presso la University College di Londra esiste già un farmaco, l’ Exenatide, attualmente utilizzato per combattere il diabete di tipo 2, che potrebbe riuscire a debellare definitivamente anche il morbo di Parkinson. Questo farmaco serve a regolare la glicemia e ha come bersaglio d’azione un recettore che si chiama ”glucagone di tipo peptide-1” (GLP-1). Questo tipo di recettore si trova anche nel cervello, motivo per cui il farmaco potrebbe avere un effetto terapeutico nel Parkinson (nonchè su altre malattie neurodegenerative come l’Alzheimer), anche se al momento il meccanismo d’azione resta sconosciuto.

Pur essendo una malattia ben nota e da molto studiata, ad oggi non esiste una vera e propria cura farmacologica che riesca a debellare definitivamente il decorso di questa malattia. Fino ad ora i medicinali riescono solamente a tenere a bada alcuni sintomi del Parkinson, ma difficilmente ad avere anche minimi miglioramenti. Gli esperti hanno testato il farmaco su metà dei pazienti, dando all’altra metà una pillola di placebo. Dopo 48 settimane di terapia i pazienti che avevano assunto exenatide hanno mostrato di aver mantenuto un quadro clinico stabile, mentre coloro che avevano assunto il placebo erano peggiorati nel tempo come purtroppo avviene in questa malattia.  

Ovviamente siamo ben lontani da poter asserire con certezza che questo farmaco potrà avere efficacia anche nel lungo termine contro la progressione del Parkinson. Serviranno studi molto approfonditi ed un range temporale molto più ampio da analizzare se è realmente in grado di bloccare la morte dei neuroni o se nasconde solamente i sintomi di neurodegenerazione.

Quel che è certo, è che è una novità molto interessante, che riuscirà comunque a fornire spunti importanti contro la lotta di questa malattia tanto temuta e (fino ad ora) implacabile.