La Cinema-terapia fa parte dell’ampia famiglia delle Artiterapie, che da molti decenni annovera l’utilizzo del teatro, della musica, della danza, della pittura, ecc. In molti si chiedono se effettivamente il cinema possa riuscire a guarire da patologie, e se si come ci riescano realmente. Come si fa a riconoscere un normale film da uno “terapeutico”?

Bisogna partire da una disambiguazione importante: la cinema terapia non serve a risollevarsi dopo che il fidanzato ci ha lasciati o dopo che la ragazza ci ha dato il due di picche. Un conto sono i film che possono darti motivazione per superare momenti difficili, completamente diverso è il concetto di cinema-terapia, molto più elaborato e basato su studi scientifici. Questo non vuol dire che guardare un film in sala cinematografica non abbia effetti benefici.

Per fare chiarezza dobbiamo immaginare il Cinema al pari di uno strumento, come una penna o un computer. I risultati dipendono solo dall’uso che se ne fa, dalla mano che li utilizza e dai progetti e dai valori a cui essi vengono messi a disposizione. Con la penna si possono scrivere poesie ma anche insulti, e il computer si può usare per fare hackeraggio oppure per produrre aerei e progettare abitazioni. Freud agli inizi del 1900 utilizzava i sogni come uno strumento, ma non ha mai affermato (nè lo hanno fatto i suoi successori) che i sogni – di per sè – hanno una funzione terapeutica. Freud ha semmai scoperto che – utilizzando il materiale grezzo prodotto dall’analisi dei sogni all’interno di un preciso processo psicoanalitico – si ottenevano dei risultati curativi e di guarigione. Sebbene la Cinema-terapia non sia una psicoterapia (quindi non cura patologie), per analogia possiamo dire che essa utilizza le emozioni ‘grezze’ che emergono dalla visione di determinate pellicole, per poi lavorarci sopra e stimolare così processi di cambiamento, di aiuto, di sostegno e di trasformazione. Le emozioni ‘grezze’ che emergono dopo la visione di una pellicola sono nella maggioranza dei casi, caotiche e disorganizzate, un pò come i colori fondamentali sulla tavolozza di un pittore.

Utilizzare la sala cinematografica a scopo ludico o di intrattenimento, se da una parte permette a queste emozioni di emergere, dall’altra non fornisce alcuna metodologia pratica per utilizzarle efficacemente. Questa metodologia è invece necessaria per coloro che desiderano analizzare, organizzare, sintetizzare, questi ‘colori base’ al fine di realizzare una ‘composizione pittorica’ complessa, articolata e con una funzione che non sia semplicemente liberatoria. Potremmo dire che mentre il Cinema ha una principalmente una funzione ludica, talvolta riflessiva o al massimo catartica, la Cinema-terapia ha una funzione di aiuto e di sostegno per coloro che intendono realizzare un percorso evolutivo e di crescita personale. Vi è quindi un’importante differenza tra la ‘Visione cinematografica’ – tipica dell’uso da intrattenimento – e una ‘Visione a fini trasformativi’, tipica della Cinema-terapia. Se è sicuramente possibile individuare nella ‘Visione Cinematografica’ un effetto consolatorio, umorale ed empatico di identificazione, immedesimazione, catarsi e liberazione (come già diceva Aristotele a proposito della Tragedia greca e propria di tutte le Arti), la ‘Visione a fini trasformativi’ non si limita agli aspetti pulsionali ‘idraulici’, ma tende a promuovere un lavoro su se stessi e un percorso che vanno al di là della visione di un singolo film.

La Cinema-terapia si avvale del potente effetto evocativo, simbolico e allegorico delle immagini filmiche (analogamente a quanto facevano e fanno ancora le favole, i miti, le leggende, i sogni notturni, ecc.) per comporre ed elaborare le emozioni grezze in processi complessi che hanno la finalità stimolare nell’individuo lo sviluppo di nuove competenze, la realizzazione dei propri progetti profondi e agevolare il suo cammino esistenziale.

La Cinema-terapia è una specifica metodologia messa a punto dall’Istituto Solaris in due decenni di lavoro sui film, a partire dalla fine degli anni ’70, sull’esperienza maturata all’interno dei Laboratori di Cosmo-Art della Sophia University of Rome.

La Cinema-terapia si poggia sullo ‘strumento’ Cinema: ma così come non è il pennello a dipingere (ma il pittore) o il bisturi ad operare (ma il chirurgo), non è una pellicola che può realizzare quell’ originale percorso interiore di autoconoscenza che è la Cinema-terapia.

Una volta chiarito che la Cinema-terapia non si occupa di ‘cura’ nè in senso medico nè in senso psicologico, ma bensì di ‘trasformazione e crescita personale’, possiamo immaginare una sorta di percorso ideale.
L’itinerario terapeutico può essere sintetizzato lungo 6 tappe principali:

Accoglienza di Sè e dell’Altro;
Sostegno dell’Io;
Esplorazione di Sè con lAltro;
Rinforzo delle potenzialità;
Dispersione graduale delle difese obsolete;
Crescita e cambiamento.

Fonte: Cinematerapia.it