Sesso, droga, rock n roll e..?

Sesso, droga e rock n roll. L’adagio più famoso accostato al mondo della musica trasgressiva, ha sempre funzionato, anche perchè spesso suffragato da fatti reali che ne provano l’effettività. Queste tre semplici parole vennero usate per la prima volta insieme negli ultimi anni 60, ma fu nel 77 che ebbero un incredibile consacrazione, quando il musicista britannico Ian Dury pubblicò il brano dall’omonimo titolo, ad oggi il suo singolo più famoso. Qualche anno dopo però nell’immaginario di alcuni se ne aggiunse una quarta, molto meno divertente, l’HIV. Era la fine degli anni 80 e quando un emaciato e magrissimo Rock Hudson apparve alla televisione annunciando di aver preso la malattia, l’ex idolo delle donne ai tempi del cinema anni 50 e 60, un “vero macho” come si era proposto per decenni, ammise anche di essere omosessuale. Cominciò così a venire a galla “la peste” del XX secolo che in poco tempo avrebbe mietuto migliaia di vite. Più che la malattia dei gay come in un primo tempo si era additato, era la malattia del sesso libero, perché avrebbe colpito anche gli etero, tutti coloro che avevano rapporti con molteplici persone diverse. Era l’eredità della liberazione sessuale predicata e applicata dagli anni 70.

A lungo Mercury aveva tenuto nascosta la sua omosessualità, era stato anche sposato con una donna, Mary Austin, che gli rimase accanto anche quando frequentava altri uomini: «Nonostante la sua omosessualità, Freddie la definiva l’amore della sua vita, erano molto in sintonia». A lei lasciò in eredità la sua villa di Londra e molti dei suoi soldi. «Era un uomo pieno di contraddizioni, estroverso e timido, travolgente e sensibile. Prima ancora di cominciare si era costruito un’immagine piena di colori e sicurezza. Era già una rockstar prima ancora di incidere un disco. Era come un pavone: riusciva a tradurre in realtà la sua fantasia» racconta ancora May. Chi era davvero Freddie Mercury, oltre a essere stato uno dei più dotati cantanti della storia del rock? Per May «Forse tutti noi musicisti dentro siamo fragili. Giriamo il mondo con la chitarra per compensare». Gli rimane un unico rimpianto: se fosse sopravvissuto ancora un pò, dice, forse si sarebbe salvato per via delle nuove cure.

Ma oggi l’HIV può dirsi davvero debellato?

Oggi in Italia sono in terapia più di 100mila pazienti con HIV. Secondo l’ultimo bollettino del Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità i cui dati si riferiscono al 2016, poco meno di 4000 sono le nuove diagnosi di infezione che vengono fatte ogni anno, con una incidenza di circa 5,7 su 100mila abitanti“Un elemento, quest’ultimo, da non sottovalutare – spiega il Prof. Massimo Andreoni – perché equivale a un grosso fallimento: non siamo stati in grado di interrompere la trasmissione di questa malattia”Le fasce d’età più a rischio sono quelle più giovani, tra i 25 e i 29 anniNel 50% dei casi si tratta di maschi che fanno sesso con maschi; rimane costante, invece, il numero di donne con nuova diagnosi di HIV (30%). Nel 2016 sono state segnalate 796 nuove diagnosi di HIV in donne, delle quali 488 (61,3%) in donne straniere e 297 (38,7%) in donne italiane.

La modalità di contagio prevalente è quella sessuale, mentre la trasmissione tramite tossicodipendenza riguarda una quota minimale, pari a pochi punti percentuali. Si osserva, anche, un rilevante numero di stranieri con una nuova diagnosi di HIV. E’ stato stimato, inoltre, che il 40% delle persone alla prima diagnosi risulta essere inconsapevole di essersi esposta all’HIV. La trasmissione per uso iniettivo di sostanze, la trasmissione eterosessuale, l’essere residenti nel Nord Italia, il genere femminile, nonché l’età più avanzata sono risultati fattori di rischio associati alla inconsapevolezza del rischio di HIV.

Il primo passo per debellare la malattia, è come sempre, fare sesso protetto, check up regolari ed informarsi. Oggi salvarsi si può, ma la malattia deve essere scoperta in tempo utile. Chissà se Freddie Mercury fosse nato 10 anni più tardi, se oggi sarebbe ancora vivo e quanta meravigliosa musica ci avrebbe donato. Una cosa è certa, “Freddie” non si è mai vergognato di se stesso: nella vita privata era come quando era sul palco: l’icona di chi vuole godere fino in fondo della vita, anche fino alla morte.