Amaro, dolce, aspro, salato e…umami. Molti di noi a scuola, studiando i gusti percepibili dalle nostre papille gustative, avranno imparato a conoscere i primi 4, ma molto difficilmente le maestre avranno introdotto l’umami. Questo gusto, ormai riconosciuto da diversi anni, è stato “scoperto” poco più di un secolo fa da un chimico di Tokyo (a questo è dovuto il nome “orientaleggiante”) che lo isolò da un brodo di alghe.

Umami letteralmente vuol dire “saporito”, ed è questa la sensazione che stimola ai nostri recettori sulla lingua. Questo tipo di gusto è spesso identificato con il sapore della salsa di soia, ma lo troviamo spessissimo in alimenti made in Italy come il Parmigiano.

 

 

Oltre a rallegrare le papille gustative, l’umami può far pure bene alla salute: pare infatti che possa favorire scelte alimentari più sane, stando a una ricerca pubblicata di recente su Neuropsychopharmacology. Un alimento molto umami come il brodo, infatti, ridurrebbe l’appetito in generale e modificherebbe l’attività cerebrale tanto da far portare in tavola cibi meno grassi: lo ha scoperto Miguel Alonso del Centro per gli Studi in Medicina della Nutrizione del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, studiando che cosa succede nella testa (e nella dieta) di alcune volontarie sottoposte a un pasto molto umami, una tazza di brodo appunto.

 

A cosa è dovuto questo sapore (per molti) irresistibile?

Semplice, al glutammato. Questa molecola è la responsabile del gusto tanto succulento, un aminoacido non essenziale che si trova in moltissimi cibi e dona loro una caratteristica sapidità.

Oltre al parmigiano ed alla salsa di soia già citati, sono molto “umami” pietanze come: alghe, cibi stagionati o fermentati (i crauti per esempio) ma pure vegetali come pomodori, funghi, mais, olive o asparagi; tutti i cibi proteici poi, dalla carne ai latticini, contengono glutammato e sono più o meno umami. Il brodo di carne è un esempio classico, anche perché il tipico dado da brodo altro non è che glutammato monosodico, un sale di glutammato.

 

È vero che riduce la fame?

Il dottor Alonso è entrato anche nello specifico della caratteristica “saziante” di questo gusto: «Mangiare cibi umami aiuta a ridurre l’appetito. Tanti hanno indagato che cosa accade nel cervello esposto al dolce o al salato, si sa invece ancora poco dell’umami: abbiamo valutato effetti immediati e solo in test di laboratorio, ma se questi risultati saranno confermati potrebbe essere opportuno suggerire a chi lotta con i chili di troppo di iniziare il pasto con una tazza di brodo, per mangiare poi un po’ di meno e scegliere cibi più sani. In Giappone o Corea del Sud, Paesi con un’elevata aspettativa di vita, il consumo di alimenti sapidi è molto diffuso: l’introito di zuccheri è molto più basso rispetto all’Occidente, invece è elevato l’apporto di glutammato».

Come per tutti gli alimenti però il troppo storpia, ed anche in questo caso, un eccessivo utilizzo di questo alimento potrebbe portare a problematiche. L’eccesso può provocare mal di testa o picchi di pressione, così nel 2017 l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha stabilito una soglia di sicurezza giornaliera da non oltrepassare per glutammato e derivati, pari a 30 milligrammi per chilo di peso.

Insomma godetevi questo gusto con maggior consapevolezza.