La percezione degli italiani per quanto riguarda la sicurezza delle loro salute si è drasticamente abbassata negli ultimi anni.

Dall’inzio degli anni 60, fino all’alba dei 2.000 l’istituzione di un servizio sanitario nazionale, essendo una svolta storica e democratica, ha portato entusiasmo ed una sensazione di sicurezza che è andata incrementandosi di anno in anno, fino a far sentire davvero sicuri cittadini italiani per un trentennio.

Negli ultimi anni però questo dato è drasticamente calato. Gli italiani hanno la sensazione che la propria salute non sia al sicuro, anzi chiedono allo Stato di intervenire di più in questo ambito. Ben 8 persone su 10 guardano al futuro con preoccupazione, in particolare relativamente all’assistenza per gli anziani e a malattie future. Questo è quanto emerge dall’indagine Ipsos commissionata da Unipol e presentata durante il Welfare Italian Forum 2018 a Roma, lo scorso 11 dicembre. Vediamo, dunque, qual è la percezione che gli italiani hanno del welfare in Italia, non soltanto in relazione alla salute, e cosa si aspettano dallo Stato e dalle aziende.

UN PICCOLO CENNO STORICO

La legge 13 marzo 1958, n. 296 – emanata durante il Governo Zoli – istituì per la prima volta in Italia il Ministero della sanità, scorporando l’ACIS (Alto Commissariato per Igiene e la Salute pubblica) dal Ministero dell’interno. Il primo titolare del dicastero fu il medico tisiologo professor Vincenzo Monaldi. Con la legge 12 febbraio 1968, n. 132 (cosiddetta “legge Mariotti”, dal nome del ministro Luigi Mariotti, esponente del Partito Socialista Italiano), fu riformato il sistema degli ospedali, fino ad allora per lo più gestiti da enti di assistenza e beneficenza, trasformandoli in enti pubblici (“enti ospedalieri”) e disciplinandone l’organizzazione, la classificazione in categorie, le funzioni nell’ambito della programmazione nazionale e regionale ed il finanziamento.

La legge 17 agosto 1974, n. 386 estinse i debiti accumulati dagli enti mutualistici nei confronti degli enti ospedalieri, sciolse i consigli di amministrazione dei primi e ne dispose il commissariamento, trasferendo i compiti in materia di assistenza ospedaliera alle regioni.

WELFARE IN ITALIA: L’INSODDISFAZIONE TOCCA PICCHI DEL 75%

La ricerca svolta da Ispos ha coinvolto un campione di 1.000 con un’età compresa tra i 18 ed i 65 anni. Il risultato che ne consegue è un quadro molto pessimistico riguardo il sistema di welfare italiano. Il 61% degli intervistati valuta come “pessimo” o “scarso” il complesso di servizi alla persona italiano. Queste statistiche precipitano ancor di più andando a sud dello stivale. Se per il Nord Ovest abbiamo un picco “positivo” del 39% di insoddisfazione, nel Centro Italia abbiamo invece un’insoddisfazione pari al 75%, addirittura 3 persone su 4 si dicono quindi mal tutelate.

Seppure spesso la sensazione non combaci necessariamente con l’effettivo disvalore, è pur vero che dati così tragici devono necessariamente far riflettere. Per il 48% degli italiani i servizi devono essere garantiti a tutte le fasce di reddito e sarebbero disposti ad accettare un aumento delle tasse per finanziarie il welfare (lo sarebbero davvero?!). Il 32% invece si dice disposto a pagare per un eventuale servizio più efficiente, ma ritiene corretto negare l’accessibilità ad una parte di popolazione per poterne garantire la qualità.

GLI ITALIANI HANNO UN PIANO DI RISERVA?

Gli italiani pur definendosi fortemente preoccupati per la situazione del welfare in Italia, non sembra che ad oggi abbiano fatto granchè per procurarsi un ombrello in vista della pioggia.

Alquanto allarmante, che su tutto il nucleo intervistato, ben l’86% delle persone, non si è posta il problema di come sostenere un’eventuale disabilità in vecchiaia. Il 54% di loro sostiene bensì che tutti i servizi debbano essere gratuiti oppure low cost solamente per chi supera una determinata soglia di povertà, mentre il resto dei cittadini dovrebbe pagarli. Per il 15% degli intervistati dovrebbe essere necessario un aumento delle risorse destinate al welfare attraverso un aumento delle tasse, mentre il 6% suggerisce un taglio dei servizi e, di conseguenza, anche dei costi.

Insomme le proposte per migliorare la situazione sono molte, ma quando c’è da fare qualcosa di attivo, beh i dati descrivono meglio la situazione di qualsiasi considerazione.

COME POSSO METTERMI AL SICURO?

Un altro dato che emerge dall’indagine presentata al Welfare Italian Forum 2018 è la diffusione ancora limitata nel paese di soluzioni alternative alla sanità pubblica per la tutela della salute. Solo il 22% della popolazione, infatti, ha stipulato una polizza assicurativa sanitaria, ma soprattutto il 61% dichiara di non essere nemmeno interessato a valutarne una. Poco diffusi anche i piani di sanità integrativa, scelti ancora da meno di un italiano su tre (anche se il dato è in netta crescita negli ultimi anni).

Numeri che confermano l’impressione, confermata anche da Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos, che ad una profonda preoccupazione per il futuro e ad un giudizio complessivamente negativo sul welfare, non corrisponda nessuna azione correttiva da parte dei cittadini. Commentando il rapporto, Pagnoncelli evidenzia una sostanziale inerzia degli italiani che non sembrano pronti ad essere attori attivi del proprio futuro e della salute.

Alcune alternative a sostegno del welfare, infatti, già esistono e sono a disposizione dei cittadini. La sanità privata ha sicuramente dei costi elevati e non alla portata di tutti, ma esistono soluzioni di sanità integrativache garantiscono servizi di qualità ad un costo contenuto. Inoltre, come evidenziato anche in occasione della presentazione della ricerca Ipsos, anche il welfare aziendale può contribuire a garantire a integrare l’offerta di servizi per i cittadini.

Avevate mai valutato un’opzione del genere pensando al vostro presente e futuro?