I numeri dello sport parlano chiaro: le iscrizioni a svariate attività sportive risultano essere in aumento rispetto agli anni precedenti. Lo conferma il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) che, insieme all’Istituto nazionale di statistica (Istat), ha portato a termine uno studio riguardante la pratica sportiva in Italia.

Prendendo come metro di paragone un arco temporale 2017-2018, la ricerca evidenzia che, con riferimento alle affiliazioni e ai tesseramenti si contano 4 milioni e 703 mila atleti tesserati, il numero più alto mai registrato con un incremento del 2,7%, maggiore infatti a confronto dell’anno scorso.

Molteplici sono i fattori che hanno trainato positivamente nel 2017 lo sviluppo delle pratiche sportive, agonistiche ma non solo. La continua introduzione di nuove discipline emergenti ha influenzato, per esempio, di molto tale crescita.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che praticare esercizi fisici costanti genera numerosi benefici per il nostro corpo e la nostra mente.

“Mens sana in corpore sano”, disse il poeta e retore romano Giovenale. Ed è proprio così perché è stato dimostrato che svolgere attività fisica è un ottimo modo per prendersi cura di sé, mantenersi attivi e valorizzare il proprio corpo, rigenerandosi e sfogando in modo positivo le piccole tensioni che inevitabilmente sopraggiungono ogni giorno.

Una camminata giornaliera di venti minuti, prendere le scale, il nuoto, la pallanuoto… Qualsiasi tipo di movimento che apportiamo al nostro corpo si traduce in un forte beneficio per la nostra salute. Ma non solo.

La rivista scientifica Biological Psychiatry ha pubblicato recentemente uno studio che ha dimostrato una forte correlazione tra la partecipazione a qualsiasi tipo di sport di squadra ad una minore probabilità di depressione nei teenager e a modificazioni nella struttura del loro cervello.

In particolare, i ricercatori della Washington University hanno analizzato un campione di 4.191 bambini di 9 e 11 anni, i cui genitori hanno fornito indicazioni essenziali sulla partecipazione dei loro figli ad attività sportive e su eventuali sintomi depressivi. Successivamente sono state svolte delle scansioni cerebrali a questi bambini con dati sul volume del loro ippocampo, area del cervello importante per la memoria e l’umore.

Lo studio ha scoperto che il coinvolgimento in particolari sport è correlato ad un aumento del volume dell’ippocampo e alla riduzione della depressione nei giovanissimi. Le relazioni, inoltre, erano forti soprattutto in coloro che facevano parte di squadre scolastiche e associazioni sportive rispetto a chi aveva un impegno più informale nelle attività fisiche.

Ciò si è riscontrato, e si riscontra tutt’ora, sicuramente anche grazie alla maggiore interazione sociale e regolarità che comporta il lavoro in team.

Non è comunque ancora chiaro se il partecipare agli sport porti ad una totale e concreta diminuzione della depressione. Ad ogni modo, i risultati della ricerca stimolano nuovi lavori sulla prevenzione ed il trattamento di una condizione grave nei bambini.

La depressione è una brutta malattia che, secondo i dati Istat, in Italia colpisce 2,8 milioni di persone, e i valori raddoppiano se si parla di bambini, specialmente alunni disabili il cui numero aggirerebbe intorno ai 170mila.

Un altro sondaggio internazionale condotto da Sodexo, società che si occupa di servizi finalizzati a migliorare la qualità della vita, dimostra che su oltre 4 mila studenti universitari i giovani italiani sono i più insoddisfatti della propria vita. Tra le principali preoccupazioni dei giovani ci sono il carico di lavoro e i troppi impegni.

Bisognerebbe incitare, pertanto, le strutture scolastiche ed universitarie ad incrementare maggiormente nel loro piano di studi attività extracurriculari comprendenti lo sport. Alcune lo stanno già facendo ormai da tempo, come le università LUISS Guido Carli, la Sapienza e Bocconi.

Fonte Health Online