Medico e chirurgo fino a poco tempo fa erano professioni prettamente “maschili”. Al massimo al gentil sesso era concesso l’accesso a carriere come pediatra o ginecologa. Ma la medicina generale e la chirurgia erano, almeno fino alla fine degli anni ’60, ad appannaggio degli uomini. Secondo un’indagine condotta dall’Harvard Medical School di Boston le donne medico sono più brave degli uomini in molti contesti e assicurano cure migliori e guarigioni più durature. 

Lo studio ha riguardato un larghissimo campione composto da oltre 1,5 milioni di persone ultrasessantenni, seguiti dal primo gennaio 2011 al 31 dicembre 2014. L’analisi ha riguardato patologie diverse, dalle più lievi a quelle più gravi. E ha coinvolto oltre 58 mila camici bianchi, di cui il 32,1 per cento donne. E sono loro ad aver totalizzato un punteggio più alto con un minor numero di prognosi sfavorevoli rispetto agli uomini.

In Italia la situazione è la seguente: su 424.034 mila iscritti all’ordine, 253.467 sono uomini (60%) e 170.567 sono donne (40%). E mentre tra i colleghi over 50 solo 3 su 10 sono donne, tra i medici under 50 le donne sono 6 su 10.

Su 500 primari di Chirurgia generale, solo 7 sono donne. E di queste 5 dirigono reparti di Senologia chirurgica. Che denunciano di essere pagate meno degli uomini e di raggiungere più difficilmente posizioni apicali. Però le donne medico, a differenza degli uomini, hanno un’attitudine quasi maniacale alla precisione, e se messe a capo di un’èquipe prediligono la collaborazione del team invece che la competizione.

Infine, secondo questa ricerca, le donne sembrano essere più attente all’ascolto del paziente.

Le regioni italiane con più donne medico sono Lombardia (26.431), Lazio (20.398) e Sicilia (14.748), mentre la maglia nera, a sorpresa, è rappresentata dal Trentino Alto Adige con la percentuale più bassa (5,3 medichesse per 1000 abitanti). Le specialiste sono soprattutto nel campo medico della ginecologia (6376) e anestesia (5640) seguiti da psiciatria (5003), medicina interna (3943) e cardiologia (3769).  Fonte: dati CED-FNOMCEO.

Per fortuna il loro numero cresce di anno in anno, e tra i medici più giovani (tra i 25 e 50 anni), esse sono la maggioranza. Questa progressiva femminilizzazione della professione segna un cambio di passo epocale, una rivoluzione culturale a lungo attesa. L’unico “handicap” per le donne medico, sebbene multitasking, continua ad essere la decisione di far figli, considerata ancora una penalizzazione per la carriera.

 

 

 

 

 

 

 

Dopo aver praticato a lungo il salto dal piatto al salotto, per milioni di italiani, dopo i pranzi delle feste natalizie, è tempo di fare i conti con la propria coscienza. E con la bilancia! E nel mese di gennaio si registra un picco di iscrizioni in palestra, con sedute dimagranti e numerosi corsi che promettono effetti miracolosi. L’incantesimo del buon atleta dura però al massimo un paio di mesi perchè già a marzo si registra il primo esodo dai corsi e dall’attività fisica.

Eppure non passa giorno che medici esperti e nutrizionisti non ricordino i benefici di praticare l’attività sportiva. La scarsa attività fisica è implicata nell’insorgenza di alcuni tra i disturbi e le malattie oggi più frequenti: diabete di tipo 2, malattie cardiocircolatori (infarto, miocardico, ictus, insufficienza cardiaca), tumori. Un rapporto del Ministero della Salute fa notare che “in Italia il 30% degli adulti tra 18 e 69 anni svolge, nella vita quotidiana, meno attività fisica di quanto è raccomandato e può essere definito sedentario. In particolare, il rischio di sedentarietà aumenta con il progredire dell’età, ed è maggiore tra le persone con basso livello d’istruzione e difficoltà economiche. La situazione è migliore nelle regioni del nord Italia, ma peggiora nelle regioni meridionali”.

Trascorrere molto tempo stando seduti, come avviene quando si svolgono lavori d’ufficio o si spendono tante ore davanti alla tv, può pregiudicare la salute generale dell’organismo rendendo più vulnerabili a una serie di patologie croniche e degenerative, dal diabete alle malattie cardiache fino al cancro. Purtroppo l’attività fisica da sola non riesce a compensare i danni di una vita prettamente sedentaria. Secondo uno studio condotto da un’équipe di ricercatori dello University Health Network (UHN), 30 minuti di esercizio fisico al giorno non bastano a limitare l’impatto sulla salute di 23 ore e mezza di vita sedentaria.

I ricercatori spiegano che in una giornata tipo di 12 ore, per prevenire il rischio di malattie e morte prematura l’ideale sarebbe ridurre di due o tre ore il tempo totale trascorso da seduti. I benefici di uno stile di vita meno sedentario saranno evidenti a breve e a lungo termine, con un notevole miglioramento delle condizioni di salute generali e un minore rischio di malattie gravi.

Secondo un altro studio, con 20 minuti di camminata o pedalata in bici ogni giorno il rischio di morire per conseguenze legate al tumore alla prostata diminuirebbe del 39% rispetto a coloro che ne praticano per una durata inferiore, mentre la mortalità generale scenderebbe di quasi un terzo (-30%).

A conti fatti sembra che i costi di una palestra o più in generale di uno stile di vita dinamico siano assai più ridotti degli eventuali effetti collaterali che la sedentarietà comporta, ai pazienti e al Sistema Sanitario Nazionale.

Un motivo in più per non rimandare a domani l’attività sportiva che potreste svolgere oggi.

Siamo tra i popoli più longevi d’Europa (il 22% ha superato i 65 anni), ma con un tasso di natalità (8xmille) più basso tra quelli dell’UE. In questo contesto è cresciuta esponenzialmente la domanda di prestazioni sanitarie, rimasta disattesa a causa dei tagli alla Sanità (passata da 93,3 miliardi nel 2000 a 148,1 nel 2015), che di certo non aiutano ad accorciare i tempi biblici delle liste d’attesa (500 giorni per una mammografia!). Contemporaneamente è aumentato anche il costo dei ticket sanitari a carico dei cittadini, che hanno preferito quindi altre forme private di tutela sanitaria. Oppure, come spesso succede, hanno rinunciato completamente alle cure mediche.

Secondo l’ultima indagine dell’Istat (2013), infatti, sono circa due milioni e mezzo le persone che hanno rinunciato per motivi economici, un milione e 200mila erano donne, 800mila dai 40 ai 64 anni, proprio nell’età in cui è più necessario fare prevenzione. In questo 9,5% della popolazione che non ha potuto fruire di prestazioni che dovrebbero essere garantite dal servizio sanitario pubblico, a pagare di più gli effetti di questa grande recessione economica (iniziata nel 2008 e mai finita) sono soprattutto i giovani: l’11% dei ragazzi sotto i 18 anni vivono in famiglie povere.

Se è vero che “la salute è la più grande forza di un popolo civile”, il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) ha però dimostato la sua incapacità di mantenere adeguati livelli di copertura sanitaria pubblica per tutti i cittadini. Per far fronte alle molteplici carenze del SSN, i pazienti hanno fatto più frequentemente ricorso ad Enti della Sanità Integrativa (Fondi Sanitari, Casse di assistenza sanitaria e soprattutto a Società di Mutuo Soccorso) come per esempio il Gruppo Health Italia. Secondo il Censis, il 57,1% degli italiani è a favore del cosiddetto “secondo pilastro”, e sono 26,5 milioni gli italiani che si dicono propensi ad aderirvi.

Al tempo della Sanità digitale, non è più avveniristico permettere ai pazienti-utenti di prenotare online le visite specialistiche beneficiando magari di tariffe convenzionate. E’ l’idea coltivata da tempo dal team di ScegliereSalute e fondata sul valore dell’accesso universale alle cure mediche.

La nostra idea di Sanità – ci dice Giuseppe Lorusso, co-fondatore del sito ScegliereSalute.it – è quella di garantire nuove forme di accesso ai servizi sanitari e offire una valida alternativa ai rigidi schemi del SSN”. Nato per recensire e condividere informazioni su centri sanitari e specialisti, ScegliereSalute è pronto a offrire un nuovo servizio, facile e veloce, di prenotazione online di prestazioni sanitarie. Per ampliare la gamma di servizi offerti, ScegliereSalute in totale trasparenza ha scelto di ospitare le prestazioni di centri diagnostici e professionisti convenzionati, gratuitamente, senza alcuna fee di ingresso, ma con l’impegno a mantenere calmierati i prezzi delle prestazioni in modo da consentire facile accesso a tutti.

Con questo nuovo servizio di booking online sarà possibile acquistare oltre che visite mediche anche prestazioni diagnostiche per via delle convenzioni con grandi gruppi sanitari privati (ad esempio Gruppo Kos) con tariffe più basse di almeno il 10% rispetto a quelle offerte direttamente dai centri stessi.

Sono oltre 11 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno fatto ricorso alla Sanità privata, considerata ormai un’opportunità per colmare le lacune del servizio pubblico e per rispondere alla domanda di salute degli italiani. Celermente ed efficacemente.

Più di 3 milioni di persone in Italia, in gran parte adolescenti nella fascia 18-24 anni, sono adusi ad un consumo smodato di alcool. Secondo le stime della Relazione annuale inviata dal Ministero della Sanità al Parlamento Italiano, sono in aumento le “abbuffate di alcool” a stomaco vuoto già all’età di 11 anni.

Nella relazione si legge che il 10% degli uomini e il 2,5% delle donne con più di 11 anni hanno dichiarato di aver consumato 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in una sola occasione e che sono poco più dell’11% coloro che lo hanno fatto tra gli 11 e i 15 anni; ma la percentuale sale a 7,4% per i ragazzi e 4,6% per le ragazze tra i 15 e i 17 anni che si sono ubriacati durante l’ultimo anno e ammontano a 21% i maschi e 7% le femmine tra i 18-24 anni.

Il Ministero della Salute persevera nel ribadire la pericolosità dell’alcool per la salute, che costituisce “ un serio problema di sanità pubblica” che sottopone agravi rischi per la salute e la sicurezza non solo del singolo bevitore ma anche all’intera società”.

alcol2C’è poi la categoria dello “sballo del sabato sera” con l’uso combinato di sostanze stupefacenti illegali (dalla cannabis fino alle smart drugs). Il fenomeno cosiddetto del “binge drinking“, ovvero bere tanti alcolici in poco tempo, è la principale casusa del rischio di ipertensione tra i giovanissimi.

“Il consumo di bevande alcoliche in grandi quantità costituisce di per sé un rischio per la salute, ma aumenta anche il rischio di diventare obesi”, osserva Italia Salute . “Il motivo non risiede solo nel grande contenuto calorico degli alcolici, ma sta soprattutto nei cambiamenti che avvengono nel cervello e più precisamente nelle sedi del “sistema di ricompensa cerebrale”.

 

I dati europei: 120 mila decessi prematuri all’anno dovuti al consumo eccessivo di alcol

Nei paesi dell’Unione europea l’alcol è ritenuto responsabile di circa 120 mila morti premature all’anno: una su 7 tra gli uomini e una su 13 tra le donne di età 15-64 anni.
I dati confermano inoltre che sono gli abitanti della UE a detenere il triste primato del consumo di alcol pro capite a livello globale: i cittadini comunitari (Croazia inclusa) bevono 10,2 litri di alcol puro l’anno pro capite. Una quantità che, se consideriamo anche la Norvegia, la Svizzera e gli altri stati candidati ad entrare nella UE scende di poco (9,4 litri annui pro capite). Il trend degli ultimi 20 anni, a fronte di una media leggermente in calo, registra infatti un aumento sensibile delconsumo pro capite nell’Europa centrale ed orientale, lieve nel nord, una diminuzione moderata nella zona occidentale e marcata al sud (area che comprende l’Italia).

 

L’annuncio è di quelli “ad effetto”, ma la scelta di pubblicare un “Libro bianco” sulla Sanità regionale e raccogliere suggerimenti e proposte da parte di tutti gli attori del mondo sociosanitario, dai cittadini agli operatori, va nella giusta direzione. E’ stato appena presentata a Genova la road map sulla riforma della sanità ligure, che porterà ad una legge regionale che si ispirerà a quella della Lombardia, concepita anche con il saggio contributo dell’oncologo Umberto Veronesi.  Il nostro obiettivo è una sanità a chilometro zero, più integrazione tra sanitario e sociale, maggiore coinvolgimento dei medici di medicina generale“- ha detto l’assessore ligure alla salute Sonia Viale presentando il “Libro bianco” sulla sanità ligure.

L’Assessore Viale ha poi dichiarato in un’intervista all’Ansa: “Basta ospedali realizzati in base al colore politico di chi è al governo in questo o quel territorio, guardiamo alle esigenze effettive di tutti i liguri.  Il vento è cambiato, significa che ora trattiamo tutti i territori, da Ventimiglia a Sarzana, alla stessa maniera”.

Tra le nuove misure per la riforma della Sanità ligure c’è il potenziamento degli investimenti per il fascicolo sanitario elettronico (FSE), cui gli utenti potranno accedere da pc o telefonino con referti condivisi online, e con prescrizioni gestite via Internet. Misure che porteranno a ridurre chiaramente la spesa sanitaria regionale.

Annarosa Racca, presidente nazionale Federfarma, che conta 600 farmacie in Liguria, con 3200 addetti, sottolinea i vantaggi di una maggior informatizzazione. «Una ricetta su tre in Liguria oggi è elettronica – ha detto la presidente di Federfarma -. Vogliamo arrivare a livelli più elevati, così come sul fronte della fatturazione elettronica. Si possono migliorare i servizi e l’efficienza del sistema sanitario puntando sul ritiro dei referti in farmacia, su piattaforme informatiche per la prescrizione di prodotti per diabetici, celiaci e ossigeno liquido. Tutto questo porta migliori e cure e risparmi per la Regione».

Dubbi e perplessità però non mancano, soprattutto da parte di M5S e PD che in questa riforma intravedono un tentativo di “privilegiare nettamente la sanità privata a quella pubblica, superando addirittura il tanto decantato modello lombardo e guardando, semmai, agli Stati Uniti, dove curarsi è un privilegio per pochi”.

Sarà vera rivoluzione digitale? Anche se è vero che una rondine non fa primavera, il Sistema Sanitario Nazionale adesso guarderà con attenzione agli sviluppi del processo di riforma in Liguria. Almeno così si spera!

 

Nasce per cercare il medico veterinario e la struttura più vicina all’utente proprietario di animali.  E offre gratuitamente ai professionisti e titolari delle strutture, la possibilità di fare rete, creare il proprio profilo e far conoscere ogni singolo servizio. Inoltre il portale e l’App “ScegliereSalute”, raccolgono e condividono le recensioni  dei pet owner su tutti gli ambulatori veterinari presenti in Italia, per orientarsi tra quelli più vicini e più competenti.

Un portale ed un’app che raccolgono l’intera offerta di professionisti e servizi veterinari sul territorio nazionale, un sistema di ricerca facile e veloce dove i proprietari dei “piccoli amici” possono scegliere il medico veterinario più vicino, scambiarsi in rete informazioni utili, lasciare e condividere recensioni sulle oltre 7.000 strutture veterinarie presenti in Italia.

L’obiettivo del portale ScegliereSalute, è quello di consentire ai pet owner di cercare in tempo reale la migliore offerta di servizi veterinari e dare a tutti la possibilità di esprimere un giudizio attraverso una recensione. Le valutazioni degli utenti risponderanno a sei standard di qualità: capacità d’ascolto, disponibilità, chiarezza, professionalità, tempi di attesa e cortesia.

Inoltre la piattaforma permette anche ai medici veterinari di creare gratuitamente il proprio profilo e inserire informazioni e contatti sulla struttura, nonché farsi consigliare e contattare direttamente dai clienti con un click.

Registrandosi sul sito con il proprio account personale, l’utente è in grado di selezionare la struttura e il professionista sanitario di suo interesse, ordinati per categoria, specializzazione, regione e provincia, leggere le recensioni degli altri utenti e scriverne una propria. Le recensioni, inoltre, sono condivise con le strutture veterinarie interessate, e queste invitate a interloquire con gli stessi utenti, chiarendo dubbi e offrendo loro informazioni.

Non solo medici veterinari: dal sito ScegliereSalute si accede a una banca dati di oltre 350 mila tra medici, professionisti sanitari, strutture sanitarie e centri diagnostici, pubblici e privati, presenti in Italia.

«La sanità animale ha un ruolo rilevante nel nostro sistema sanitario, – spiegano Giuseppe Lorusso e Angelo Marvulli, trentenni baresi fondatori di Scegliere Salute – e l’obiettivo di questo portale è quello di contribuire a migliorare la sensibilità comune verso la prevenzione e la cura del proprio animale, migliorando il grado di fiducia e la valutazione del professionista della salute animale».

Secondo l’ultima indagine Assalco-Zoomark gli italiani sono fermamente convinti dell’influenza positiva della presenza di un animale da compagnia in famiglia. Gli attribuiscono infatti la capacità di generare benessere e di favorire uno stile di vita sano e piacevole. Viverci insieme (lo sostiene il 67% degli italiani e il 74% dei proprietari) può far bene a fisico e psiche.

Quindi se il legame con il proprio pet per molti è considerato un legame sociale, di reciproco beneficio, talvolta “terapeutico”, la scelta dei medici veterinari è fondamentale perché oltre al loro lavoro clinico, diventano importanti osservatori dei riflessi affettivi e socio-economici di questa relazione con i proprietari dei 60 milioni di piccoli animali, di cui 14 milioni tra cani e gatti.

Scegliere Salute è disponibile come App gratuita anche su Apple Store e Google Play.

 

Il detto “a Carnevale ogni scherzo vale” non va sempre preso alla lettera, e infatti non può ammettere deroghe per la nostra salute, e in particolare per quella dei bambini, esposti involontariamente a rischi di intossicazione e soffocamento.

Il Carnevale è considerata la festa dell’allegria per eccellenza. Un’occasione speciale per liberare la fantasia e catturare un pò di felicità. Adulti e bambini si prestano divertiti a questo “rito del travestimento“, indossando per alcuni giorni maschere e trucchi, utilizzando gadget e schiume che possono rivelarsi nocivi per la loro salute.

Per questo il Ministero della Salute ogni anno pubblica delle guide con alcune avvertenze per festeggiare in sicurezza il Carnevale. Soprattutto raccomandando di non tenere alla portata dei bambini maschere e costumi sintetici e infiammabili.

Come evitare l’ospedale a Carnevale?  Le insidie maggiori per i costumi si nascondono dietro i costumi e riguardano l’infiammabilità dei materiali; mentre per le maschere sono legate al soffocamento e al rischio chimico per la presenza di ftalati, sostanze tossiche per la riproduzione, assoggettate a restrizione europea.

La quasi totalità degli articoli non conformi ritirati dal commercio è di origine cinese.

Una mappa dei rischi più comuni per la salute e la sicurezza dei consumatori sono stati raccolti dal RAPEX , il sistema di allarme rapido per i cittadini degli Stati membri dell’Unione europea, dove si condividono informazioni sui prodotti dannosi per la nostra salute. Oppure consultare l’archivio dei prodotti pericolosi del Ministero della Salute, dove troviamo le intramontabili “bolle di sapone“, ma anche pigmenti per tatuaggi, braccialetti, candele decorative e molti altri gadget.

Sui costumi per i più piccoli, è il caso di prestare molta attenzione nella scelta, per evitare il rischio di soffocamento, nel caso di piccoli bottoni per l’allacciatura del costume, o di strangolamento per eventuali laccetti presenti nella zona del collo. Gli anni passati sono stati ritirati dal mercato costumi da pirata, indiano, cartomante e pagliaccio. Poi c’è il rischio chimico associato alla presenza di ftalati DEHP e DINP, che riguarda maschere da pirata, clown e maschere horror già in uso in Usa ed Europa per Halloween, e fabbricate in Cina.

E’ bene ricordare che la normativa europea per la sicurezza prescrive che queste maschere che coprono integralmente il volto siano realizzate in materiale impermeabile,  e abbiano un’apertura di almeno 1 cm x 13 cm, e non avere bordi taglienti, punte acuminate e parti libere.

Attenzione anche ai classici gadget di Carnevale, ai cosiddetti “scherzi“: dai cappelli e fasce degli eroi dei cartoni giapponesi, ritirati per la presenza di parti metalliche taglienti, alle bombolette schiuma spray di Carnevale, risultanti ricche di sostanze irritanti per gli occhi oltre che per la pelle. A rischio anche le bombolette di stelle filanti risultate estremamente infiammabili e le “penne a scoppio Biro Bang” un infelice scherzo di Carnevale ritirate dal commercio nel 2012 dai NAS, perchè in grado di generare lesioni agli occhi e ad altre parti del corpo.

Senza generare un’inutile psicosi da “danni del Carnevale”, facendo solo più attenzione nella scelta di maschere e costumi, o con un pizzico di creatività, anche con un costume originale prodotto dai vestiti smessi del nostro guardaroba, si potrà fare bella figura e partecipare a balli in maschere e party, senza timore alcuno. Perchè se è una festa il Carnevale, non bisogna passarlo in ospedale!!!

 

 

L’opinione di uno dei più autorevoli chirurghi sulla Riforma del Sistema Sanitario Nazionale, dall’orario di lavoro dei medici alle nuove assunzioni in arrivo da gennaio 2016. Ecco come valuta la sostenibilità del Sistema il prof. Francesco Schittulli, presidente della LILT. Ecco la prima parte dell’intervista rilasciata a Giuseppe Lorusso, in cui affronta innanzitutto i temi di grande attualità della riforma del Governo Renzi.

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Il Governo giura che questa sarà la volta buona. E annuncia che dal 2016 “non dovrebbero esserci più alibi” per trasformare le idee contenute nell’Agenda Digitale (AgID) in progetti concreti realizzabili per nuovi servizi della PA Digitale che aiutino l’economia e snelliscano le lunghe e vituperate pratiche burocratiche di accesso ai servizi, come avviene quotidianamente nella Sanità. Continua a leggere

Health Italia, leader nel mercato italiano della Sanità Integrativa punta e investe sui servizi online della start-up pugliese, nota anche come il “TripAdvisor della Sanità”.  

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