Si celebra oggi, venerdì 28 aprile, la Giornata mondiale per la sicurezza e salute sul lavoro, promossa dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) con lo scopo di migliorare la prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. Secondo in dati Eurostat sugli infortuni mortali al lavoro (rilevazione anno 2014), i tassi di incidenza minori tra i Paesi dell’Unione Europea, si sono registrati nei Paesi Bassi (1,0 ogni 100 mila abitanti), in Grecia (1,2), in Finlandia (1,2), Germania (1,4) e Svezia (1,5). Mentre i più alti tassi di infortuni sul lavoro si sono rilevati in Romania (7,1), Lettonia (6,0), Lituania (5,6) e Bulgaria (5,4). A metà classifica si colloca l’Italia con tre morti sul lavoro ogni 100 mila abitanti.  Peggio dell’Italia vanno Spagna, Francia e Irlanda.

Secondo l’INAIL, i costi totali degli infortuni e delle malattie sul lavoro vengono spesso sottostimati perché alcuni costi sono esterni rispetto all’impresa, e perché alcuni costi interni sono difficili da quantificare o da riconoscere, come le ore perse, la perdita di produzione, la riduzione della capacità lavorativa e la diminuzione del tasso di attività. Si stima che i costi indiretti degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali possono essere da quattro a dieci volte superiori ai costi diretti. Secondo le stime dell’ILO, le ore di lavoro perse, il risarcimento dei lavoratori, l’interruzione della produzione e le spese mediche costano complessivamente il quattro percento del PIL globale (circa 2.800 miliardi di dollari). Di conseguenza, i costi umani e finanziari di questi incidenti quotidiani sono importanti e mettono in risalto il peso economico rappresento dall’inadeguatezza delle prassi relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro.

Sono ancora tantissimi i casi di morte che riguardano il mondo del lavoro e uno tra i settori più colpiti, è senza dubbio quello agricolo. Una delle cause principali di questi incidenti, che spesso provocano la morte, va ricercata nel ribaltamento dei mezzi agricoli. L’investimento, la caduta dal trattore e l’accensione da terra, invece, hanno un’ incidenza meno alta, ma sempre importante. Di non secondaria importanza è l’inadeguatezza dei mezzi agricoli, spesso troppo vecchi e privi della giusta manutenzione.

In occasione del Workers’ Memorial Day, si tengono in tutte le piazze italiane e in molte scuole, iniziative dedicate al tema della prevenzione e della salute sui luoghi di lavoro.

 

 

 

 

 

Sobria, rispettosa e giusta. Sono questi i tre aggettivi che qualificano la mission di una rete di persone con esperienze e culture diverse, che hanno operato ed operano all’interno del mondo delle cure per la salute e che negli ultimi trent’anni hanno prodotto pensiero e ricerca sul sistema sanitario dal punto di vista organizzativo, strutturale, metodologico, economico, comunicativo.

Slow Medicine è un movimento fondato a Torino da professionisti ed operatori sanitari fedeli ad un’idea di cura basata sulla sostenibilità, sull’equità, sull’attenzione alla persona e all’ambiente. 

E i fondatori descrivono questo movimento così: “Slow Medicine ha l’obiettivo di coinvolgere professionisti sanitari, associazioni di professionisti, cittadini, associazioni di pazienti e di familiari in un laboratorio in progress di progettazione di buone pratiche di aiuto e di cura. In questo senso definiamo Slow Medicine una rete di idee in movimento, che si avvale della prospettiva sistemica, del counselling, della medicina narrativa, dei principi del design, dell’educazione degli adulti e degli strumenti per la qualità per attivare momenti di confronto, partecipazione e progettazione collaborativi fra operatori e cittadini interessati alla propria salute, e per realizzare in concreto una modalità di cura più sobria, più rispettosa, più giusta”.

Il prof. Marco Bobbio, cardiologo e autore del libro “Troppa Medicina” (Einaudi), si domanda: “Quanta medicina ci serve?”. E intervistato da Corrado Augias nella trasmissione Quante Storie (Rai Tre), spiega che “non ci sono terapie universali valide per tutti i pazienti, ma un buon medico deve mettersi in ascolto del paziente e scegliere la terapia più ideonea per la sua sensibilità, ansia, patologie…senza esagerare con la prescrizione di farmaci ed esami perchè possono far male”.

“Il rischio con gli esami – aggiunge il prof. Bobbio – è che ci si lasci prendere la mano e avviluppare nella cosiddetta Sindrome di Ulisse, e si comincia a navigare e navigare prima di arrivare ad Itaca e sentirsi sani”.

L’evidenza clinica dimostra che la mitologia del check up, del controllo costante dei parametri della salute media oltre i quali inizia il patologico, ingenera ansia, alimenta l’angoscia circa il proprio reale stato di salute, produce rischi materiali e infine, determina quella progressiva erosione della fiducia nella medicina e nella diagnostica che ci porta a consultare diversi specialisti e a fare esami su esami.

Come ha commentato la giornalista Daniela Ranieri recensendo il libro del prof. Bobbio sul Fatto Quotidiano: “Abbiamo creato una società medicalizzata e ospedalizzata in cui, mentre i servizi viagra pas cher esenziali urgenti sono sempre più scadenti, si diffonde una specia di caccia al tesoro di sintomi di malattie che non sono tali ma costituiscono variazioni naturali rispetto alla norma”.

 

 

 

 

Si moltiplicano in Italia le iniziative in favore della salute delle donne per la Giornata Mondiale della Festa della Donna. Molti ospedali e strutture mediche, infatti, offrono controlli gratuiti previa prenotazione: dai pap test gratuiti offerti dai laboratori di Artemisialab, ai controlli ginecologici e check up per l’osteoporosi e altre patologie presso la struttura Humanitas San Pio X di Milano.

Sabato 4, domenica 5 e l’8 marzo, in oltre 5000 piazze italiane, torna la Gardenia di Aism, la tradizionale manifestazione di solidarietà promossa dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aism) e per sostenere la ricerca c’è anche l’sms solidale al 45520 con cui fino all’8 marzo si potrà donare 2 euro. Anche lo sport si fa promotore di questa campagna di prevenzione con numerose iniziative. A Bergamo, per esempio, ben cento visite gratuite di prevenzione del tumore al seno sono previste per le tifose dell’Atalanta discount viagra che saranno presenti alla partita di domenica contro la Fiorentina. Ata (Associazione Tifosi Atalantini) – in collaborazione con ACP, LILT e Humanitas Gavazzeni – porteranno avanti un’azione importante di sensibilizzazione di prevenzione del tumore al seno proprio allo stadio, in prossimità delle varie postazioni d’entrata.

Del resto le donne italiane, nella sorprendente misura del 90%, si impegnano a migliorare il proprio benessere fisico, affidandosi (40%) a moto e attività sportiva e, in pari misura, a una corretta alimentazione.  Questi è quanto emerge grazie alla ricerca su “Donne, Sport, Salute e Benessere” condotta dalla Doxa.

Da questo fitto programma di visite e controlli per la prevenzione, non sono certo escluse le detenute. A Cagliari, per esempio, anche quest’anno si terrà l’8 marzo l’incontro con le detenute “Un sorriso oltre le sbarre” con un focus particolare verso la salute. È in fase di definizione un programma per realizzare una visita senologica.

Non mancano iniziative di solidarietà a favore dei poveri e delle fasce disagiate: a Roma con la collaborazione del Vicariato e della Caritas Diocesana, Artemisia Onlus si dedicherà alla prevenzione gratuita.

Tanti buoni motivi per chiedere più salute e meno mimose.

Il bando della Regione Lazio per assumere due ginecologi non obiettori di coscienza, è diventato un caso nazionale. E ha attirato gli strali della CEI e della Ministra alla Sanità, Beatrice Lorenzin, che ritengono si tratti di una “forzatura abortista” in contrasto con lo spirito della legge 194 del 1978. Questa legge – ricordiamolo – “garantisce alle donne la possibilità di abortire gratuitamente in tutti gli ospedali italiani“, entro i primi 90 giorni oppure entro il quinto mese se si tratta di un aborto terapeutico.

Senza scendere nel vivo delle polemiche che rischiano di riproporre antichi schemi ideologici, soffermiamoci a ricordare i fatti. E i numeri. Che descrivono il fenomeno in tutta la sua preoccupante gravità: nell’ultimo anno si sono registrati in Italia oltre 50.000 aborti illegali a causa degli obiettori di coscienza.

La comunità scientifica nazionale sta assistendo ad una drammatica involuzione dei servizi medici prestati alle giovani donne italiane. L’Italia si è ammalata di obiezione di coscienza: più dell’80% dei ginecologi è obiettore. “La regione con più alto numero di obiettori è il Molise con l’85,7% di medici obiettori, seguito dalla Basilicata dove sono l’85,2%, quindi dalla Campania con l’83,9% e dalla Sicilia con l’80,6%. In tutto il paese la percentuale non scende mai al di sotto del 50%, tranne per la Valle d’Aosta dove gli obiettori sono il 16,7%. A Bari gli ultimi due medici che facevano interruzioni di gravidanza hanno deciso di abbandonare il reparto, a Napoli il servizio viene assicurato soltanto da un ospedale in tutta la città”, secondo dati ufficiali ripresi dal Blog di divulgazione scientifica, La Medicina in uno Scatto.

Il risultato è che oggi in molti ospedali italiani a causa dell’assenza di ginecologi non obiettori, molti reparti per l’interruzione volontaria di gravidanza sono stati smantellati. Nel caso delle minorenni, la legge le tutela affermando che possono abortire ma con il consenso del giudice tutelare e facendosi accompagnare dai genitori.

È inquietante il modo in cui la gente si aspetta che le donne debbano affrontare questa esperienza. Il messaggio è chiaro: se il bambino muore, dovete soffrire in silenzio” – ha dichiarato qualche tempo fa la giornalista britannica Janet Murray in una video testimonianza diffusa dal The Guardian, che ha fatto il giro del mondo.

Dall’altra parte dell’Oceano, invece, il presiedente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel suo terzo giorno di presidenza, ha firmato una serie di ordini esecutivi tra cui quello volto a ripristinare la cosiddetta Mexico City Policy, impedendo così alle organizzazioni internazionali non governative impegnate nel fornire servizi alle donne che decidono di abortire, di ricevere finanziamenti dal governo degli Stati Uniti.

L’aborto non in sicurezza rimane la principale causa di morte delle donne in età fertile nel mondo. Secondo le stime sono oltre 43mila le donne morte così nel mondo nel 2013, pari al 14,9% di tutte le morti materne. Ecco perché un network di 1.800 gruppi e associazioni di 115 Paesi ha avviato una campagna per chiedere alle Nazioni Unite di riconoscere il 28 settembre come data ufficiale per il diritto all’aborto sicuro, con una lettera al segretario generale Ban Kii-Mon.

 

 

Esiste una piscologia del colore. Ci aiuta a prevenire e curare alcune malattie di natura psicosomatica. Curarsi con i colori, infatti, è il principio alla base della cromoterapia, tecnica terapeutica della medicina olistica, antichissima, nata in Oriente, per alleviare disturbi nervosi e dar sollievo alla psiche.

Se tutto ciò che ci circonda è colore, la ricerca delle tinte giuste per dipingere le pareti di casa, sarà dunque una decisione tutt’altro che semplice, visto che le diverse nuances influenzano il nostro umore. Ansia e depressione, quindi, così come felicità e buonumore, possono essere associate alle variazioni cromatiche.

Ogni persona è un colore: se la tinta è in sintonia con il nostro stato psicologico diremo che ci piace, se invece è in discordanza, diremo che non ci piace“, afferma il dottor Michele Cucchi, psichiatra e direttore del sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano.

In casa la scelta dei colori è fondamentale: dalla cucina al salotto, dal bagno alla camera da letto, i colori riflettono il nostro stato d’animo e ne condizionano l’umore. Il verde, così come il bianco, trasmette relax, armonia, amore, equilibrio, ed è indicato per la camera da letto. In questo ambiente sono vietati colori intensi.  Il giallo, culturalmente è sinonimo di gelosia, ma è legato anche alla follia, all’allegria e alla felicità. Può essere il colore giusto con cui dipingere una o più pareti della cucina. La sala da pranzo deve avere un’atmosfera rilassata ma conviviale. Dunque via libera al rosa. Il bianco e l’avorio sono invece i colori neutri delle persone che non vogliono osare, offrono serenità e si scelgono per tenere gli ambienti puliti e candidi. Ideali per le stanze scure e prive di luce, come per esempio corridoio o i bagni ciechi. Il ha a che fare con lo stile e l’eleganza e per questo sarebbe adatto soprattutto per la camera da letto. Anche rosso e arancione vanno bene per la camera da letto, ma attenzione affinchè i colori forti non dominino in modo assoluto, perchè si creerà un’atmosfera di disagio.

Ogni colore apporta sicuramente una serie di benefici e richiede diversi trattamenti.

Infine, anche l’alimentazione può sfruttare i benefici della cromoterapia. Soprattutto la frutta e laverdura ci aiutano a migliorare le nostre condizioni di salute in base ai loro colori. Secgliamo perciò di variare gli ingredienti dei nostri piatti anche in base alle tonalità dei cibi, in modo da garantirci tutti i possibili effetti curativi e riequilibranti dei colori.

 

 

In Italia sono circa 3 milioni i giovani che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (Dca), di cui il 95,9% sono donne e il 4,1% uomini. Il numero di decessi in un anno per anoressia nervosa si aggirano tra il 5,86 e 6,2%, tra 1,57 e 1,93% per bulimia nervosa e per gli altri disturbi tra 1,81 e 1,92%. I dato sono stati presentati dall’AdiAssociazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica – in occasione della “V Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla” dedicata alla sensibilizzazione e alla prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare.

Si stima che l’anoressia, ad esempio, sia la prima causa di morte fra le ragazze dai 15 ai 25 anni e l’età d’esordio del disturbo si stia abbassando coinvolgendo sempre più maschi.

I disturbi del comportamento alimentare possono compromettere seriamente la salute di tutti gli organi e apparati del corpo (cardiovascolare, gastrointestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, sistema nervoso centrale, dermatologico ecc.) e portare alla morte. Per questo in Italia è nato a Roma, presso il complesso ospedaliero del San Giovanni Addolorata, la prima struttura del genere in Italia destinata  ad assistere pazienti in coma o in pericolo di vita a causa di disturbi alimentari.

Alcune storie di giovani pazienti che lottano contro anoressia nervosa e altri disturbi alimentari, sono stati raccolti da Stefano Vicari e Ilaria Caprioglio, autori del libro “Corpi senza peso” (Ed. Erickson), che mette in evidenza l’impegno di un’equipe ospedaliera e gli stati d’animo di cinque giovani pazienti.

Secondo i dati, negli ultimi anni l’età di insorgenza dell’anoressia nervosa, indicata tra i 15-19 anni, si è abbassata molto. Perché? «La prima spiegazione è che nei paesi occidentali la pubertà è sempre più precoce: il primo ciclo per le ragazze arriva presto e sono proprio loro ad essere le più colpite.

Nel libro di Vicari e Caprioglio si sostiene che “in Italia oggi fa più paura una malattia mentale che il cancro, perché il disturbo psichiatrico viene collegato all’isolamento sociale”.

 

 

Nasce per cercare il medico veterinario e la struttura più vicina all’utente proprietario di animali.  E offre gratuitamente ai professionisti e titolari delle strutture, la possibilità di fare rete, creare il proprio profilo e far conoscere ogni singolo servizio. Inoltre il portale e l’App “ScegliereSalute”, raccolgono e condividono le recensioni  dei pet owner su tutti gli ambulatori veterinari presenti in Italia, per orientarsi tra quelli più vicini e più competenti.

Un portale ed un’app che raccolgono l’intera offerta di professionisti e servizi veterinari sul territorio nazionale, un sistema di ricerca facile e veloce dove i proprietari dei “piccoli amici” possono scegliere il medico veterinario più vicino, scambiarsi in rete informazioni utili, lasciare e condividere recensioni sulle oltre 7.000 strutture veterinarie presenti in Italia.

L’obiettivo del portale ScegliereSalute, è quello di consentire ai pet owner di cercare in tempo reale la migliore offerta di servizi veterinari e dare a tutti la possibilità di esprimere un giudizio attraverso una recensione. Le valutazioni degli utenti risponderanno a sei standard di qualità: capacità d’ascolto, disponibilità, chiarezza, professionalità, tempi di attesa e cortesia.

Inoltre la piattaforma permette anche ai medici veterinari di creare gratuitamente il proprio profilo e inserire informazioni e contatti sulla struttura, nonché farsi consigliare e contattare direttamente dai clienti con un click.

Registrandosi sul sito con il proprio account personale, l’utente è in grado di selezionare la struttura e il professionista sanitario di suo interesse, ordinati per categoria, specializzazione, regione e provincia, leggere le recensioni degli altri utenti e scriverne una propria. Le recensioni, inoltre, sono condivise con le strutture veterinarie interessate, e queste invitate a interloquire con gli stessi utenti, chiarendo dubbi e offrendo loro informazioni.

Non solo medici veterinari: dal sito ScegliereSalute si accede a una banca dati di oltre 350 mila tra medici, professionisti sanitari, strutture sanitarie e centri diagnostici, pubblici e privati, presenti in Italia.

«La sanità animale ha un ruolo rilevante nel nostro sistema sanitario, – spiegano Giuseppe Lorusso e Angelo Marvulli, trentenni baresi fondatori di Scegliere Salute – e l’obiettivo di questo portale è quello di contribuire a migliorare la sensibilità comune verso la prevenzione e la cura del proprio animale, migliorando il grado di fiducia e la valutazione del professionista della salute animale».

Secondo l’ultima indagine Assalco-Zoomark gli italiani sono fermamente convinti dell’influenza positiva della presenza di un animale da compagnia in famiglia. Gli attribuiscono infatti la capacità di generare benessere e di favorire uno stile di vita sano e piacevole. Viverci insieme (lo sostiene il 67% degli italiani e il 74% dei proprietari) può far bene a fisico e psiche.

Quindi se il legame con il proprio pet per molti è considerato un legame sociale, di reciproco beneficio, talvolta “terapeutico”, la scelta dei medici veterinari è fondamentale perché oltre al loro lavoro clinico, diventano importanti osservatori dei riflessi affettivi e socio-economici di questa relazione con i proprietari dei 60 milioni di piccoli animali, di cui 14 milioni tra cani e gatti.

Scegliere Salute è disponibile come App gratuita anche su Apple Store e Google Play.

 

E’ difficile non perdere la speranza quando a fronte di un aumento della domanda di trapianti, diminuisce la disponibilità di organi. Per esempio in Italia i dati ci dicono che quest’anno ci sarà un calo di circa il 30% di trapianti di cuore rispetto allo scorso anno, rimanendo in lista d’attesa in media per due anni e mezzo.

Secondo i dati forniti da A.I.D.O. a fine 2014, su una lista di quasi 9 mila richiedenti, il tempo medio di attesa dei pazienti in lista è di quasi 3 anni per un trapianto di pancreas e di cuore, 2 anni per un trapianto di fegato, 2,3 per il polmone e 3,2 anni per un trapianto di rene.
Da cuore a rene, passando per fegato, il numero di trapianti in favore di pazienti pediatrici è più o meno stabile negli anni. Sono invece in lieve calo il numero delle donazioni, in particolare di cuore, ma le liste di attesa riescono a mantenersi basse anche grazie alla possibilità di ottenere cuori provenienti dall’estero. “La coperta è ancora troppo corta. Comunque le donazioni sono meno del necessario e ancora il 20% dei bambini in attesa non ce la fanno”, commenta il professor Francesco Parisi, direttore dell’Unità di trapiantologia toracica dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Di contro, i tempi medi di attesa in generale per avere un trapianto sono la metà rispetto a quelli dell’adulto. Nel 2015 sono stati di 9 mesi per cuore e polmone, 3 per il fegato, 17 per il rene.

I trapianti di rene, che rappresentano circa la metà del totale degli interventi effettuati (nel 2014 sul totale di 3.037 trapianti, quelli di rene erano pari a 1.586), in Italia si eseguono in 42 centri autorizzati, distribuiti in 16 regioni. Il polo piemontese, con i centri presso l’Ospedale “Molinette” di Torino e l’Ospedale “Maggiore della Carità” di Novara, è quello dove avviene il maggior numero di trapianti in Italia.

Ma come funziona in Italia la procedura per entrare nelle liste di attesa degli abilitati ai trapianti? Per il trapianto di rene ogni paziente adulto può iscriversi nelle liste di attesa di un centro trapianti della Regione di residenza e di un altro centro trapianti del territorio nazionale, di sua libera scelta. Se la Regione di residenza effettua un numero di donazioni inferiore a 5 donatori per milione di abitanti, il paziente può iscriversi, oltre che nel centro competente, in due altri centri di sua scelta (tre iscrizioni complessive). Nel trapianto di fegato, invece, ogni paziente può iscriversi in un solo centro di trapianto del territorio nazionale di sua libera scelta. Per gli altri programmi di trapianto (cuore, polmone, pancreas) pur non essendoci specifiche Linee Guida di riferimento, si tende a privilegiare la “mono iscrizione” sul territorio nazionale effettuata sempre attraverso il centro trapianti prescelto dal paziente. Per il trapianto di intestino ci si può iscrivere al momento solo presso i tre centri autorizzati sul territorio nazionale (Bologna – S. Orsola, Roma – La Sapienza, Milano – Policlinico).

Sul sito del Ministero della Salute sono indicate chiaramente le modalità per esprimere il proprio consenso e registrarsi come donatore nel Sistema Informativo Trapianti (SIT).

Nel 2014, nel mondo, sono stati eseguiti un totale di 118.127 trapianti di organi. Con un incremento del 3% rispetto all’anno precedente.

In Europa per trapianti e donazioni di organi il primato assoluto è della Spagna. Nel 2015 il Paese si conferma ancora una volta al primo posto nel mondo battendo addirittura i record raggiunti in precedenza. Stando ai dati forniti dal ministero della Salute di Madrid, lo scorso anno in media sono state sottoposte ad intervento 13 persone al giorno, che tradotti in cifre spalmate su 365 giorni parlano di 4.769 pazienti trapiantati e 1.851 donatori. 

In Germania invece, dove il consenso per la donazione di organi dev’essere esplicito e non presunto, e il tempo medio di attesa per un trapianto di rene è di 5 anni, con 2 morti al giorno per pazienti in lista di attesa. Tra le resistenze maggiori alla diffusione del trapianto di organi c’è lo scetticismo dei tedeschi, alimentato dalle indicazioni conservatrici della Conferenza episcopale tedesca (Dbk) molto rigida sull’espianto di organi “post mortem”.

Anche nel Regno Unito esistono molte pressioni contrarie alla buona pratica delle donazioni di organi, se è vero che dal 2010 si segnalano i casi di 600 famiglie che si sono opposte all’espianto degli organi del proprio congiunto. Negli ultimi cinque anni, infatti, sono morte circa 1.200 persone iscritte in lista d’attesa proprio a causa della mancanza di donatori.

A Londra per promuovere la donazione di organi tra i più giovani, qualche tempo fa sulla celebre App di Tinder, nata per favorire incontri al buio tra sconosciuti in cerca di sesso occasionale, circolava un banner provocatorio con uno slogan: “Trovare donatori di organi potrebbe essere facile come trovare amanti su Tinder, dipende solo da te”.

Secondo uno studio canadese “pagare i donatori di organi sembrerebbe proprio una strategia salva vite, tempo e denaro”. Ma può essere una soluzione sostenibile per l’etica dei donoatori e per l’impatto futuro di questo sistema?

Addirittura una startup di Toronto ha ideato un dispositivo, Blood Sport, che consente di donare il sangue perdendo colpi alla Play Station. La loro idea, che sta facendo parlare tantissimo, sta raccogliendo fondi su Kickstarter. Chissà se donare gli organi diventerà semplice come una partita ai video games o come pubblicare un post su Facebook. Ma qualcuno ci sta già provando…

 

 

La notizia apparsa nei giorni scorsi sui media è talmente clamorosa che ha alimentato una lunga scia mediatica che non accenna a spegnersi. Tutto è nato da una semplice, banale constatazione, fatta da ACOI, l’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, a proposito dei bisturi, che spesso sono di scarsa qualità e tagliano poco o nulla.

Ma naturalmente – fa notare in una nota ACOI – il discorso è più ampio: “Non riguarda soltanto la qualità dei bisturi o il costo delle siringhe, ma comprende considerazioni più generali sugli insufficienti investimenti nella Sanità, sulla sostenibilità dell’innovazione in chirurgia, e sulla programmazione della spesa in campo sanitario”.

Il Presidente di ACOI, Diego Piazza, ha commentato: “Quando si parla di dispositivi medici come i bisturi, il prezzo non può e non deve essere l’unico criterio di valutazione a scapito della qualità e della sicurezza“.

Nel caso particolare, un bisturi mediocre e poco tagliente può provocare gravi lesioni cutanee con il rischio di contaminazione batterica della ferita, quando per incidere la superficie il medico chirurgo deve imprimere una forza maggiore. Questo può richiedere l’utilizzo di più bisturi nel corso dello stesso intervento. Ecco spiegato come come questa scelta si rivela alla fine antieconomica: un buon bisturi, invece, si potrebbe utilizzare più volte per lo stesso intervento.

In tempi di Spending Review per il sistema Paese, anche la Salute deve sopportare compromessi a ribasso tanto gravi? Se da un lato è necessario razionalizzare i processi della logistica ospedaliera, contraddistina dall’outsourcing, per ridurre i tempi di consegna e migliorare la qualità dei serivizi erogati ai pazienti, dall’altro questo percorso di riorganizzazione non può non tenere conto della necessità “di individuare centri di competenza in grado di acquistare bene”, come ha dichiarato il Direttore Generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute, ai microfoni di TGcom24.

Infatti sui magazzini ospedalieri spesso si addensano sospetti e scandali per gestioni “allegre” e poco efficienti di medicinali e dispositivi. Tra gli scandali finiti sulle prime pagine dei giornali, ad esempio, ricordiamo quello avvenuto qualche ann fa alla Asl di Foggia dove alcuni disinfettanti che costavano 60 euro per flacone, venivano pagati 1.600 euro, più Iva. Un furto in piena regola ai danni della collettività. Per non parlare dell’acquisto di protesi e ausili, dove lo Stato paga più del privato, come ha denunciato un’inchiesta pubblicata su Il Fatto Quotidiano.

Se in Italia, come abbiamo scritto di recente su questo Blog, abbiamo personale medico altamente qualificato ed eccellenze che all’estero ci invidiano, sarebbe utile metterli in condizione di operare secondo le loro competenze, senza assistere implacabili ai frequenti viaggi di pazienti italiani in cliniche lussuose all’estero, o dei nostri professionisti migliori lontani dal nostro Paese. Ci auguriamo che non si tratti soltanto dell’ennesimo scandalo destinato agli archivi della memoria.

 

 

 

 

Il futuro della Sanità Italiana, le nuove esigenze della popolazione legate all’aumento dell’aspettativa di vita e l’affermazione delle nuove tecnologie nel mondo dell’e-health, sono gli argomenti affrontati nell’intervista di Giuseppe Lorusso al Presidente nazionale della LILT, prof. Francesco Schittulli. 

Partendo del dato più rilevante, ovvero l’innalzamento dell’età media degli italiani, il prof. Schittulli ci ricorda che “L’Italia è il secondo paese al mondo più longevo dopo il Giappone: questo significa che oggi l’aspettativa di vita si avvicina ai 90 anni, mentre chi nascerà dopo il 2050 raggiungerà l’aspettativa di vita biologicamente massima consentita per un essere umano, ovvero 120 anni. Pertanto le istituzioni devono fare in modo di assicurare un’esistenza dignitosa alla popolazione, con programmi sanitari proiettati al domani e non limitati al presente”.

Occorre dunque cambiare la prospettiva perchè – secondo Schittulli – “il Sistema Sanitario Italiano è purtroppo oggi assai affastellato e politicizzato e le istituzioni devono concentrarsi più sulla promozione della Salute che nella lotta alla malattia”. E poi l’eccesiva parcellizzazione del trattamento sanitario che generano disparità inaccettabili con trattamenti che variano da regione e regione, causano diseguaglianza e sfiducia nella popolazione.

Passando al tema delle numerose app nel settore medico, alla domanda sul reale contributo che queste forniscono al miglioramento della Sanità e ad un percorso di autoconsapevolezza dei pazienti che da spettatori diventano finalmente “attori protagonisti”, Schittulli non ha dubbi: “Dare al paziente la possibilità di valutare e condividere in rete la propria esperienza presso un medico o un ospedale, è un valore aggiunto importante per qualsiasi medico professionista serio“.