Esiste una piscologia del colore. Ci aiuta a prevenire e curare alcune malattie di natura psicosomatica. Curarsi con i colori, infatti, è il principio alla base della cromoterapia, tecnica terapeutica della medicina olistica, antichissima, nata in Oriente, per alleviare disturbi nervosi e dar sollievo alla psiche.

Se tutto ciò che ci circonda è colore, la ricerca delle tinte giuste per dipingere le pareti di casa, sarà dunque una decisione tutt’altro che semplice, visto che le diverse nuances influenzano il nostro umore. Ansia e depressione, quindi, così come felicità e buonumore, possono essere associate alle variazioni cromatiche.

Ogni persona è un colore: se la tinta è in sintonia con il nostro stato psicologico diremo che ci piace, se invece è in discordanza, diremo che non ci piace“, afferma il dottor Michele Cucchi, psichiatra e direttore del sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano.

In casa la scelta dei colori è fondamentale: dalla cucina al salotto, dal bagno alla camera da letto, i colori riflettono il nostro stato d’animo e ne condizionano l’umore. Il verde, così come il bianco, trasmette relax, armonia, amore, equilibrio, ed è indicato per la camera da letto. In questo ambiente sono vietati colori intensi.  Il giallo, culturalmente è sinonimo di gelosia, ma è legato anche alla follia, all’allegria e alla felicità. Può essere il colore giusto con cui dipingere una o più pareti della cucina. La sala da pranzo deve avere un’atmosfera rilassata ma conviviale. Dunque via libera al rosa. Il bianco e l’avorio sono invece i colori neutri delle persone che non vogliono osare, offrono serenità e si scelgono per tenere gli ambienti puliti e candidi. Ideali per le stanze scure e prive di luce, come per esempio corridoio o i bagni ciechi. Il ha a che fare con lo stile e l’eleganza e per questo sarebbe adatto soprattutto per la camera da letto. Anche rosso e arancione vanno bene per la camera da letto, ma attenzione affinchè i colori forti non dominino in modo assoluto, perchè si creerà un’atmosfera di disagio.

Ogni colore apporta sicuramente una serie di benefici e richiede diversi trattamenti.

Infine, anche l’alimentazione può sfruttare i benefici della cromoterapia. Soprattutto la frutta e laverdura ci aiutano a migliorare le nostre condizioni di salute in base ai loro colori. Secgliamo perciò di variare gli ingredienti dei nostri piatti anche in base alle tonalità dei cibi, in modo da garantirci tutti i possibili effetti curativi e riequilibranti dei colori.

 

 

In Italia sono circa 3 milioni i giovani che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (Dca), di cui il 95,9% sono donne e il 4,1% uomini. Il numero di decessi in un anno per anoressia nervosa si aggirano tra il 5,86 e 6,2%, tra 1,57 e 1,93% per bulimia nervosa e per gli altri disturbi tra 1,81 e 1,92%. I dato sono stati presentati dall’AdiAssociazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica – in occasione della “V Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla” dedicata alla sensibilizzazione e alla prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare.

Si stima che l’anoressia, ad esempio, sia la prima causa di morte fra le ragazze dai 15 ai 25 anni e l’età d’esordio del disturbo si stia abbassando coinvolgendo sempre più maschi.

I disturbi del comportamento alimentare possono compromettere seriamente la salute di tutti gli organi e apparati del corpo (cardiovascolare, gastrointestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, sistema nervoso centrale, dermatologico ecc.) e portare alla morte. Per questo in Italia è nato a Roma, presso il complesso ospedaliero del San Giovanni Addolorata, la prima struttura del genere in Italia destinata  ad assistere pazienti in coma o in pericolo di vita a causa di disturbi alimentari.

Alcune storie di giovani pazienti che lottano contro anoressia nervosa e altri disturbi alimentari, sono stati raccolti da Stefano Vicari e Ilaria Caprioglio, autori del libro “Corpi senza peso” (Ed. Erickson), che mette in evidenza l’impegno di un’equipe ospedaliera e gli stati d’animo di cinque giovani pazienti.

Secondo i dati, negli ultimi anni l’età di insorgenza dell’anoressia nervosa, indicata tra i 15-19 anni, si è abbassata molto. Perché? «La prima spiegazione è che nei paesi occidentali la pubertà è sempre più precoce: il primo ciclo per le ragazze arriva presto e sono proprio loro ad essere le più colpite.

Nel libro di Vicari e Caprioglio si sostiene che “in Italia oggi fa più paura una malattia mentale che il cancro, perché il disturbo psichiatrico viene collegato all’isolamento sociale”.

 

 

Nasce per cercare il medico veterinario e la struttura più vicina all’utente proprietario di animali.  E offre gratuitamente ai professionisti e titolari delle strutture, la possibilità di fare rete, creare il proprio profilo e far conoscere ogni singolo servizio. Inoltre il portale e l’App “ScegliereSalute”, raccolgono e condividono le recensioni  dei pet owner su tutti gli ambulatori veterinari presenti in Italia, per orientarsi tra quelli più vicini e più competenti.

Un portale ed un’app che raccolgono l’intera offerta di professionisti e servizi veterinari sul territorio nazionale, un sistema di ricerca facile e veloce dove i proprietari dei “piccoli amici” possono scegliere il medico veterinario più vicino, scambiarsi in rete informazioni utili, lasciare e condividere recensioni sulle oltre 7.000 strutture veterinarie presenti in Italia.

L’obiettivo del portale ScegliereSalute, è quello di consentire ai pet owner di cercare in tempo reale la migliore offerta di servizi veterinari e dare a tutti la possibilità di esprimere un giudizio attraverso una recensione. Le valutazioni degli utenti risponderanno a sei standard di qualità: capacità d’ascolto, disponibilità, chiarezza, professionalità, tempi di attesa e cortesia.

Inoltre la piattaforma permette anche ai medici veterinari di creare gratuitamente il proprio profilo e inserire informazioni e contatti sulla struttura, nonché farsi consigliare e contattare direttamente dai clienti con un click.

Registrandosi sul sito con il proprio account personale, l’utente è in grado di selezionare la struttura e il professionista sanitario di suo interesse, ordinati per categoria, specializzazione, regione e provincia, leggere le recensioni degli altri utenti e scriverne una propria. Le recensioni, inoltre, sono condivise con le strutture veterinarie interessate, e queste invitate a interloquire con gli stessi utenti, chiarendo dubbi e offrendo loro informazioni.

Non solo medici veterinari: dal sito ScegliereSalute si accede a una banca dati di oltre 350 mila tra medici, professionisti sanitari, strutture sanitarie e centri diagnostici, pubblici e privati, presenti in Italia.

«La sanità animale ha un ruolo rilevante nel nostro sistema sanitario, – spiegano Giuseppe Lorusso e Angelo Marvulli, trentenni baresi fondatori di Scegliere Salute – e l’obiettivo di questo portale è quello di contribuire a migliorare la sensibilità comune verso la prevenzione e la cura del proprio animale, migliorando il grado di fiducia e la valutazione del professionista della salute animale».

Secondo l’ultima indagine Assalco-Zoomark gli italiani sono fermamente convinti dell’influenza positiva della presenza di un animale da compagnia in famiglia. Gli attribuiscono infatti la capacità di generare benessere e di favorire uno stile di vita sano e piacevole. Viverci insieme (lo sostiene il 67% degli italiani e il 74% dei proprietari) può far bene a fisico e psiche.

Quindi se il legame con il proprio pet per molti è considerato un legame sociale, di reciproco beneficio, talvolta “terapeutico”, la scelta dei medici veterinari è fondamentale perché oltre al loro lavoro clinico, diventano importanti osservatori dei riflessi affettivi e socio-economici di questa relazione con i proprietari dei 60 milioni di piccoli animali, di cui 14 milioni tra cani e gatti.

Scegliere Salute è disponibile come App gratuita anche su Apple Store e Google Play.

 

E’ difficile non perdere la speranza quando a fronte di un aumento della domanda di trapianti, diminuisce la disponibilità di organi. Per esempio in Italia i dati ci dicono che quest’anno ci sarà un calo di circa il 30% di trapianti di cuore rispetto allo scorso anno, rimanendo in lista d’attesa in media per due anni e mezzo.

Secondo i dati forniti da A.I.D.O. a fine 2014, su una lista di quasi 9 mila richiedenti, il tempo medio di attesa dei pazienti in lista è di quasi 3 anni per un trapianto di pancreas e di cuore, 2 anni per un trapianto di fegato, 2,3 per il polmone e 3,2 anni per un trapianto di rene.
Da cuore a rene, passando per fegato, il numero di trapianti in favore di pazienti pediatrici è più o meno stabile negli anni. Sono invece in lieve calo il numero delle donazioni, in particolare di cuore, ma le liste di attesa riescono a mantenersi basse anche grazie alla possibilità di ottenere cuori provenienti dall’estero. “La coperta è ancora troppo corta. Comunque le donazioni sono meno del necessario e ancora il 20% dei bambini in attesa non ce la fanno”, commenta il professor Francesco Parisi, direttore dell’Unità di trapiantologia toracica dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Di contro, i tempi medi di attesa in generale per avere un trapianto sono la metà rispetto a quelli dell’adulto. Nel 2015 sono stati di 9 mesi per cuore e polmone, 3 per il fegato, 17 per il rene.

I trapianti di rene, che rappresentano circa la metà del totale degli interventi effettuati (nel 2014 sul totale di 3.037 trapianti, quelli di rene erano pari a 1.586), in Italia si eseguono in 42 centri autorizzati, distribuiti in 16 regioni. Il polo piemontese, con i centri presso l’Ospedale “Molinette” di Torino e l’Ospedale “Maggiore della Carità” di Novara, è quello dove avviene il maggior numero di trapianti in Italia.

Ma come funziona in Italia la procedura per entrare nelle liste di attesa degli abilitati ai trapianti? Per il trapianto di rene ogni paziente adulto può iscriversi nelle liste di attesa di un centro trapianti della Regione di residenza e di un altro centro trapianti del territorio nazionale, di sua libera scelta. Se la Regione di residenza effettua un numero di donazioni inferiore a 5 donatori per milione di abitanti, il paziente può iscriversi, oltre che nel centro competente, in due altri centri di sua scelta (tre iscrizioni complessive). Nel trapianto di fegato, invece, ogni paziente può iscriversi in un solo centro di trapianto del territorio nazionale di sua libera scelta. Per gli altri programmi di trapianto (cuore, polmone, pancreas) pur non essendoci specifiche Linee Guida di riferimento, si tende a privilegiare la “mono iscrizione” sul territorio nazionale effettuata sempre attraverso il centro trapianti prescelto dal paziente. Per il trapianto di intestino ci si può iscrivere al momento solo presso i tre centri autorizzati sul territorio nazionale (Bologna – S. Orsola, Roma – La Sapienza, Milano – Policlinico).

Sul sito del Ministero della Salute sono indicate chiaramente le modalità per esprimere il proprio consenso e registrarsi come donatore nel Sistema Informativo Trapianti (SIT).

Nel 2014, nel mondo, sono stati eseguiti un totale di 118.127 trapianti di organi. Con un incremento del 3% rispetto all’anno precedente.

In Europa per trapianti e donazioni di organi il primato assoluto è della Spagna. Nel 2015 il Paese si conferma ancora una volta al primo posto nel mondo battendo addirittura i record raggiunti in precedenza. Stando ai dati forniti dal ministero della Salute di Madrid, lo scorso anno in media sono state sottoposte ad intervento 13 persone al giorno, che tradotti in cifre spalmate su 365 giorni parlano di 4.769 pazienti trapiantati e 1.851 donatori. 

In Germania invece, dove il consenso per la donazione di organi dev’essere esplicito e non presunto, e il tempo medio di attesa per un trapianto di rene è di 5 anni, con 2 morti al giorno per pazienti in lista di attesa. Tra le resistenze maggiori alla diffusione del trapianto di organi c’è lo scetticismo dei tedeschi, alimentato dalle indicazioni conservatrici della Conferenza episcopale tedesca (Dbk) molto rigida sull’espianto di organi “post mortem”.

Anche nel Regno Unito esistono molte pressioni contrarie alla buona pratica delle donazioni di organi, se è vero che dal 2010 si segnalano i casi di 600 famiglie che si sono opposte all’espianto degli organi del proprio congiunto. Negli ultimi cinque anni, infatti, sono morte circa 1.200 persone iscritte in lista d’attesa proprio a causa della mancanza di donatori.

A Londra per promuovere la donazione di organi tra i più giovani, qualche tempo fa sulla celebre App di Tinder, nata per favorire incontri al buio tra sconosciuti in cerca di sesso occasionale, circolava un banner provocatorio con uno slogan: “Trovare donatori di organi potrebbe essere facile come trovare amanti su Tinder, dipende solo da te”.

Secondo uno studio canadese “pagare i donatori di organi sembrerebbe proprio una strategia salva vite, tempo e denaro”. Ma può essere una soluzione sostenibile per l’etica dei donoatori e per l’impatto futuro di questo sistema?

Addirittura una startup di Toronto ha ideato un dispositivo, Blood Sport, che consente di donare il sangue perdendo colpi alla Play Station. La loro idea, che sta facendo parlare tantissimo, sta raccogliendo fondi su Kickstarter. Chissà se donare gli organi diventerà semplice come una partita ai video games o come pubblicare un post su Facebook. Ma qualcuno ci sta già provando…

 

 

La notizia apparsa nei giorni scorsi sui media è talmente clamorosa che ha alimentato una lunga scia mediatica che non accenna a spegnersi. Tutto è nato da una semplice, banale constatazione, fatta da ACOI, l’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, a proposito dei bisturi, che spesso sono di scarsa qualità e tagliano poco o nulla.

Ma naturalmente – fa notare in una nota ACOI – il discorso è più ampio: “Non riguarda soltanto la qualità dei bisturi o il costo delle siringhe, ma comprende considerazioni più generali sugli insufficienti investimenti nella Sanità, sulla sostenibilità dell’innovazione in chirurgia, e sulla programmazione della spesa in campo sanitario”.

Il Presidente di ACOI, Diego Piazza, ha commentato: “Quando si parla di dispositivi medici come i bisturi, il prezzo non può e non deve essere l’unico criterio di valutazione a scapito della qualità e della sicurezza“.

Nel caso particolare, un bisturi mediocre e poco tagliente può provocare gravi lesioni cutanee con il rischio di contaminazione batterica della ferita, quando per incidere la superficie il medico chirurgo deve imprimere una forza maggiore. Questo può richiedere l’utilizzo di più bisturi nel corso dello stesso intervento. Ecco spiegato come come questa scelta si rivela alla fine antieconomica: un buon bisturi, invece, si potrebbe utilizzare più volte per lo stesso intervento.

In tempi di Spending Review per il sistema Paese, anche la Salute deve sopportare compromessi a ribasso tanto gravi? Se da un lato è necessario razionalizzare i processi della logistica ospedaliera, contraddistina dall’outsourcing, per ridurre i tempi di consegna e migliorare la qualità dei serivizi erogati ai pazienti, dall’altro questo percorso di riorganizzazione non può non tenere conto della necessità “di individuare centri di competenza in grado di acquistare bene”, come ha dichiarato il Direttore Generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute, ai microfoni di TGcom24.

Infatti sui magazzini ospedalieri spesso si addensano sospetti e scandali per gestioni “allegre” e poco efficienti di medicinali e dispositivi. Tra gli scandali finiti sulle prime pagine dei giornali, ad esempio, ricordiamo quello avvenuto qualche ann fa alla Asl di Foggia dove alcuni disinfettanti che costavano 60 euro per flacone, venivano pagati 1.600 euro, più Iva. Un furto in piena regola ai danni della collettività. Per non parlare dell’acquisto di protesi e ausili, dove lo Stato paga più del privato, come ha denunciato un’inchiesta pubblicata su Il Fatto Quotidiano.

Se in Italia, come abbiamo scritto di recente su questo Blog, abbiamo personale medico altamente qualificato ed eccellenze che all’estero ci invidiano, sarebbe utile metterli in condizione di operare secondo le loro competenze, senza assistere implacabili ai frequenti viaggi di pazienti italiani in cliniche lussuose all’estero, o dei nostri professionisti migliori lontani dal nostro Paese. Ci auguriamo che non si tratti soltanto dell’ennesimo scandalo destinato agli archivi della memoria.

 

 

 

 

Il futuro della Sanità Italiana, le nuove esigenze della popolazione legate all’aumento dell’aspettativa di vita e l’affermazione delle nuove tecnologie nel mondo dell’e-health, sono gli argomenti affrontati nell’intervista di Giuseppe Lorusso al Presidente nazionale della LILT, prof. Francesco Schittulli. 

Partendo del dato più rilevante, ovvero l’innalzamento dell’età media degli italiani, il prof. Schittulli ci ricorda che “L’Italia è il secondo paese al mondo più longevo dopo il Giappone: questo significa che oggi l’aspettativa di vita si avvicina ai 90 anni, mentre chi nascerà dopo il 2050 raggiungerà l’aspettativa di vita biologicamente massima consentita per un essere umano, ovvero 120 anni. Pertanto le istituzioni devono fare in modo di assicurare un’esistenza dignitosa alla popolazione, con programmi sanitari proiettati al domani e non limitati al presente”.

Occorre dunque cambiare la prospettiva perchè – secondo Schittulli – “il Sistema Sanitario Italiano è purtroppo oggi assai affastellato e politicizzato e le istituzioni devono concentrarsi più sulla promozione della Salute che nella lotta alla malattia”. E poi l’eccesiva parcellizzazione del trattamento sanitario che generano disparità inaccettabili con trattamenti che variano da regione e regione, causano diseguaglianza e sfiducia nella popolazione.

Passando al tema delle numerose app nel settore medico, alla domanda sul reale contributo che queste forniscono al miglioramento della Sanità e ad un percorso di autoconsapevolezza dei pazienti che da spettatori diventano finalmente “attori protagonisti”, Schittulli non ha dubbi: “Dare al paziente la possibilità di valutare e condividere in rete la propria esperienza presso un medico o un ospedale, è un valore aggiunto importante per qualsiasi medico professionista serio“.

L’opinione di uno dei più autorevoli chirurghi sulla Riforma del Sistema Sanitario Nazionale, dall’orario di lavoro dei medici alle nuove assunzioni in arrivo da gennaio 2016. Ecco come valuta la sostenibilità del Sistema il prof. Francesco Schittulli, presidente della LILT. Ecco la prima parte dell’intervista rilasciata a Giuseppe Lorusso, in cui affronta innanzitutto i temi di grande attualità della riforma del Governo Renzi.

Continua a leggere

Il Governo giura che questa sarà la volta buona. E annuncia che dal 2016 “non dovrebbero esserci più alibi” per trasformare le idee contenute nell’Agenda Digitale (AgID) in progetti concreti realizzabili per nuovi servizi della PA Digitale che aiutino l’economia e snelliscano le lunghe e vituperate pratiche burocratiche di accesso ai servizi, come avviene quotidianamente nella Sanità. Continua a leggere

Il quadro che emerge dai rapporti del Ministero della Salute (dati del 2013!!!) relativi al monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza e all’efficienza del sistema sanitario italiano è allarmante: solo 9 Regioni rispettano i parametri fissati del Ministero in tema di giusta erogazioni di cure garantite ai cittadini dal Servizio Sanitario. In particolare emergono carenze per le Regioni bocciate per quanto riguarda la riorganizzazione dei punti nascita, le cure palliative, la prevenzione e la riorganizzazione della rete dei laboratori.

Continua a leggere

Si è aperto ieri a Bologna il Festival della Scienza Medica”, quattro giorni di incontri e dibattiti con medici ed esperti sul futuro della nostra salute. Il titolo della rassegna è appunto, “la lunga vita”, e i temi sviluppati sono vari e curiosi: dal Teatro Anatomico per i più piccoli, alla narrazione dell’Italia ai tempi della peste di Boccaccio; dalla nutraceutica alla storia della sifilide e all’influenza spagnola. Oltre a reading e mostre, tra le sperimentazioni più interessanti c’è senz’altro quella delle letture in sala d’aspetto, ovvero letture brevi e concerti da camera nei padiglioni di alcuni ospedali bolognesi; inoltre la mostra “Curare e Guarire” (in foto La cura del malato, Domenico di Bartolo, Siena 1430) e un incontro che promette spunti interessanti, dal nostro osservatorio particolare, ovvero quello sul tema “Medico e Paziente: la relazione necessaria“.

Continua a leggere