“Per comprare questo Iphone dovrei vendermi un rene”: ormai la battuta è vecchia più o meno quanto l’azienda Macintosh, che pure chiamarla così fa parecchio datato, ma da oggi possiamo dire con certezza che non è più solo una boutade. Secondo quanto riporta la BBC, è davvero successo, un ragazzino cinese di 17 anni, ha barattato uno degli organi vitali più importanti, per potersi acquistare un iphone ed un ipad.

Per ricostruire l’accaduto dobbiamo andare indietro di 5 anni in Cina, per la precisione nella provincia di Anhui, una delle regioni più povere della Cina. Wang era un ragazzino di 17 anni, di una famiglia povera, che viveva passivamente la crescita economica di una Cina in veloce evoluzione. Il mito dell’occidente era ancora molto forte allora e possedere uno status simbol come un prodotto apple, ti proiettava automaticamente a “vip della tua cittadina”. Trovare un modo per racimolare i soldi necessari per lui era diventata una vera e propria missione di vita. Solo che per l’economia del suo territorio aveva due possibilità davanti a se: lavorare per decine di anni, o farsi asportare in un paio di ore un rene, per 3.500 $ scintillanti, si avete capito bene, si è venduto un rene per un guadagno di 3.000 euro. Perchè ovviamente il traffico di organi non agevola mai chi ha estremo bisogno di fondi, gli garantisce una mancetta, ma poi il grosso lo guadagnano i medici che perpetrano l’operazione. Visto che ha quanto emerso dalle indagini, i medici avrebbero guadagnato una cifra con almeno uno 0 in più.

Concluso l’intervento e la rapida convalescenza, il giovane andò tutto fiero a comprarsi un iPhone ed un iPad, tornandosene a casa trionfalmente. I genitori che a fatica riuscivano a fare la spesa per mangiare del riso in bianco, si fecero venire qualche concreto dubbio, vedendo che il figlio aveva fatto acquisti per il valore più o meno del loro appartamento, senza aver mai lavorato. Da qui partì l’indagine che rivelo in poco tempo tutto il fattaccio.

Gli imputati sono stati condannati a pene comprese tra i 3 ed i 5 anni di reclusione mentre la famiglia di Wang ricevette un risarcimento pari a circa 215.000 dollari. Il figlio attualmente è costretto a trattamenti dialitici che lo accompagneranno per il resto della sua vita. L’Iphone? Probabilmente non funziona più.

Il 2016 è stato per il nostro Paese un anno molto positivo per quanto riguarda il numero dei trapianti e delle donazioni di organi effettuate. Si acheter viagra calcola che i pazienti trapiantati lo scorso anno hanno toccato quota 3.736, circa 400 in più dell’anno precedente.

La cifra più elevata mai registrata a livello nazionale e del maggiore incremento mai osservato (+13%). I dati emersi dalle indagini del Centro nazionale trapianti (Cnt) confermano un trend incoraggiante: nell’ultimo anni sono stati eseguiti 3.268 trapianti, contro i 3.002 del 2015 e il totale dei donatori d’organi è stato di 1.260, contro i 1.165 dello scorso anno. La principale novità riguarda le donazioni da vivente, che già nel 2015 avevano registrato un incremento del 20,4% rispetto all’anno precedente. In particolare quelle di rene da vivente hanno raggiunto un altro record, superando per la prima volta la soglia dei 300 prelievi.

Tra le buone pratiche spicca la collaborazione tra AIDO e Comune di Milano: nel capoluogo lombardo sono 25 mila i milanesi maggiorenni che hanno detto sì alla donazione degli organi. Una decisione molto importante che ogni cittadino prende al momento del rinnovo della carta d’identità, esprimendo la propria volontà sul tema della donazione.

La volontà espressa in vita sui propri organi è il più grande principio di autodeterminazione che un individuo possa compiere, è il maggiore rispetto e diritto civile possibile. “A sessant’anni da quando Don Gnocchi, contro ogni legge, scelse di donare le cornee alla sua morte, oggi i medici hanno finalmente la possibilità di eseguire le volontà di una persona che si è espressa in merito con una forte delega all’azione” – ricorda il coordinatore Regionale Trapianti della Lombardia, Giuseppe Piccolo.

La regione italiana con il maggior numero di donatori di organi è l’Emilia Romagna (86 mila consensi) seguita in seconda posizione dalla Lombardia (84mila). In tutta Italia le adesioni si attestano sulle 415 mila a fronte di 3.000 trapianti effettuati annualmente e a fronte di una lista di attesa di 9.000 malati, di cui 500 ogni anno muoiono prima che l’organo di cui hanno bisogno sia disponibile.

Non ci sono limiti di età alla donazione: in alcuni casi gli organi possono essere prelevati anche a una persona con più di 80 anni. Due sono le uniche certezze che regolano la donazione: il rispetto della volontà dell’individuo, la sua libera scelta consapevole, e l’avvenuto decesso. In Italia, il programma terapeutico dell’espianto di organi è uno dei migliori in tutta Europa e conferma un trend positivo di questo tipo di operazioni. La percentuale di sopravvivenza, a 5 anni dal trapiano, varia tra l’80% e il 90% con un sensibile miglioramento del ritorno alla vita normale del paziente trapiantato.

E’ difficile non perdere la speranza quando a fronte di un aumento della domanda di trapianti, diminuisce la disponibilità di organi. Per esempio in Italia i dati ci dicono che quest’anno ci sarà un calo di circa il 30% di trapianti di cuore rispetto allo scorso anno, rimanendo in lista d’attesa in media per due anni e mezzo.

Secondo i dati forniti da A.I.D.O. a fine 2014, su una lista di quasi 9 mila richiedenti, il tempo medio di attesa dei pazienti in lista è di quasi 3 anni per un trapianto di pancreas e di cuore, 2 anni per un trapianto di fegato, 2,3 per il polmone e 3,2 anni per un trapianto di rene.
Da cuore a rene, passando per fegato, il numero di trapianti in favore di pazienti pediatrici è più o meno stabile negli anni. Sono invece in lieve calo il numero delle donazioni, in particolare di cuore, ma le liste di attesa riescono a mantenersi basse anche grazie alla possibilità di ottenere cuori provenienti dall’estero. “La coperta è ancora troppo corta. Comunque le donazioni sono meno del necessario e ancora il 20% dei bambini in attesa non ce la fanno”, commenta il professor Francesco Parisi, direttore dell’Unità di trapiantologia toracica dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Di contro, i tempi medi di attesa in generale per avere un trapianto sono la metà rispetto a quelli dell’adulto. Nel 2015 sono stati di 9 mesi per cuore e polmone, 3 per il fegato, 17 per il rene.

I trapianti di rene, che rappresentano circa la metà del totale degli interventi effettuati (nel 2014 sul totale di 3.037 trapianti, quelli di rene erano pari a 1.586), in Italia si eseguono in 42 centri autorizzati, distribuiti in 16 regioni. Il polo piemontese, con i centri presso l’Ospedale “Molinette” di Torino e l’Ospedale “Maggiore della Carità” di Novara, è quello dove avviene il maggior numero di trapianti in Italia.

Ma come funziona in Italia la procedura per entrare nelle liste di attesa degli abilitati ai trapianti? Per il trapianto di rene ogni paziente adulto può iscriversi nelle liste di attesa di un centro trapianti della Regione di residenza e di un altro centro trapianti del territorio nazionale, di sua libera scelta. Se la Regione di residenza effettua un numero di donazioni inferiore a 5 donatori per milione di abitanti, il paziente può iscriversi, oltre che nel centro competente, in due altri centri di sua scelta (tre iscrizioni complessive). Nel trapianto di fegato, invece, ogni paziente può iscriversi in un solo centro di trapianto del territorio nazionale di sua libera scelta. Per gli altri programmi di trapianto (cuore, polmone, pancreas) pur non essendoci specifiche Linee Guida di riferimento, si tende a privilegiare la “mono iscrizione” sul territorio nazionale effettuata sempre attraverso il centro trapianti prescelto dal paziente. Per il trapianto di intestino ci si può iscrivere al momento solo presso i tre centri autorizzati sul territorio nazionale (Bologna – S. Orsola, Roma – La Sapienza, Milano – Policlinico).

Sul sito del Ministero della Salute sono indicate chiaramente le modalità per esprimere il proprio consenso e registrarsi come donatore nel Sistema Informativo Trapianti (SIT).

Nel 2014, nel mondo, sono stati eseguiti un totale di 118.127 trapianti di organi. Con un incremento del 3% rispetto all’anno precedente.

In Europa per trapianti e donazioni di organi il primato assoluto è della Spagna. Nel 2015 il Paese si conferma ancora una volta al primo posto nel mondo battendo addirittura i record raggiunti in precedenza. Stando ai dati forniti dal ministero della Salute di Madrid, lo scorso anno in media sono state sottoposte ad intervento 13 persone al giorno, che tradotti in cifre spalmate su 365 giorni parlano di 4.769 pazienti trapiantati e 1.851 donatori. 

In Germania invece, dove il consenso per la donazione di organi dev’essere esplicito e non presunto, e il tempo medio di attesa per un trapianto di rene è di 5 anni, con 2 morti al giorno per pazienti in lista di attesa. Tra le resistenze maggiori alla diffusione del trapianto di organi c’è lo scetticismo dei tedeschi, alimentato dalle indicazioni conservatrici della Conferenza episcopale tedesca (Dbk) molto rigida sull’espianto di organi “post mortem”.

Anche nel Regno Unito esistono molte pressioni contrarie alla buona pratica delle donazioni di organi, se è vero che dal 2010 si segnalano i casi di 600 famiglie che si sono opposte all’espianto degli organi del proprio congiunto. Negli ultimi cinque anni, infatti, sono morte circa 1.200 persone iscritte in lista d’attesa proprio a causa della mancanza di donatori.

A Londra per promuovere la donazione di organi tra i più giovani, qualche tempo fa sulla celebre App di Tinder, nata per favorire incontri al buio tra sconosciuti in cerca di sesso occasionale, circolava un banner provocatorio con uno slogan: “Trovare donatori di organi potrebbe essere facile come trovare amanti su Tinder, dipende solo da te”.

Secondo uno studio canadese “pagare i donatori di organi sembrerebbe proprio una strategia salva vite, tempo e denaro”. Ma può essere una soluzione sostenibile per l’etica dei donoatori e per l’impatto futuro di questo sistema?

Addirittura una startup di Toronto ha ideato un dispositivo, Blood Sport, che consente di donare il sangue perdendo colpi alla Play Station. La loro idea, che sta facendo parlare tantissimo, sta raccogliendo fondi su Kickstarter. Chissà se donare gli organi diventerà semplice come una partita ai video games o come pubblicare un post su Facebook. Ma qualcuno ci sta già provando…