Bruciore oculare, sensazione di corpo estraneo, arrossamento degli occhi e fastidio alla luce, difficoltà ad aprire le palpebre (specialmente al risveglio) e annebbiamento della vista: sono i
sintomi della sindrome dell’occhio secco, un’alterazione dell’equilibrio che regola la secrezione e la distribuzione del film lacrimale. Quando la qualità delle lacrime peggiora, o se ne altera la quantità, infatti, l’occhio tende a seccarsi. Milioni di persone, soprattutto donne, soffrono della sindrome dell’occhio secco, che è stata definita dall’Oms “tra i più ignorati e sottovalutati disturbi della società moderna”. La maggior parte delle persone, infatti, si limita a sopportarla, senza intervenire; sbagliando, perché quando è “secco” l’occhio è più vulnerabile ed esposto all’aggressione di germi e batteri.

Le cause possono essere davvero moltissime: lo smog, l’esposizione eccessiva all’aria calda o all’aria condizionata, l’utilizzo prolungato di computer e smartphone, ma anche blefariti, congiuntiviti (anche allergiche), trattamenti specifici per il glaucoma, o un deficit di vitamina A, (che può ridurre il numero di cellule caliciformi che producono lo strato mucoso del film lacrimale).
Dietro all’occhio secco può esserci persino una malattia generale autoimmune (come l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la sclerodermia o la sindrome di Sjögren).
Una ricerca della società scientifica Tear Film & Ocular Surface Society (Tfos) II, presentata recentemente a Roma, ha messo sotto accusa anche i prodotti cosmetici e i trattamenti estetici: pare infatti che l’utilizzo del make up sugli occhi, l’iniezione di tossine botuliniche e gli interventi chirurgici sulle palpebre mettano a dura prova la salute degli occhi, causando anche la secchezza
oculare.

Come ha sottolineato Amy Gallant Sullivan, Executive Director di Tfos, “è importante notare le ricerche che hanno dimostrato un’aumentata incidenza di reazioni avverse ai cosmetici per gli
occhi, tra cui irritazione oculare, reazioni allergiche, dermatite da contatto, blefarite e malattia dell’ occhio secco”.

Già, perché un semplice mascara, dopo solo tre mesi di utilizzo, è un vero e proprio covo di microbi, anche se utilizzato esclusivamente da una persona: cellule morte, batteri e acari si
accumulano sull’applicatore, contaminando tutto il prodotto, e possono alterare il delicato film idrolipidico che ricopre la superficie oculare. Attenzione anche all’eyeliner: secondo una ricerca
dell’Università di Waterloo, il 15-30% del prodotto applicato all’interno delle palpebre arriva sulla superficie dell’ occhio già dopo 5 minuti dall’ applicazione.

Infine, persino alcuni componenti delle creme anti-età – i retinoidi – possono contribuire alla secchezza degli occhi, interferendo con le funzioni delle Ghiandole di Meibomio.

“La maggiore prevalenza della malattia dell’occhio secco tra le donne e l’uso diffuso di cosmetici per gli occhi – ha aggiunto Amy Gallant Sullivan – richiedono oggi un’attenta ricerca per valutare
l’efficacia clinica dei trattamenti nelle donne che si truccano e una progressiva diminuzione degli ingredienti che possono interferire con la salute oculare”.

Ci sono tante piccole accortezze che si possono seguire per evitare che l’occhio si secchi: umidificare l’ambiente dove si trascorre buona parte della giornata, bere tanta acqua, non esagerare
con smartphone e pc (o almeno, fare spesso una pausa). Ancora, struccare bene gli occhi prima di andare a dormire, non abusare delle lenti a contatto, e, all’aperto, proteggere gli occhi con degli
occhiali da sole.

Non sempre è possibile curare alla radice la secchezza oculare (ad esempio, nel caso delle malattie autoimmuni), ma si può comunque attenuarne i sintomi e aiutare la lubrificazione e la protezione
della superficie oculare. Il rimedio più diffuso sono le lacrime artificiali, ma anche un gel oftalmico può aiutare, soprattutto nei casi più gravi.
Se anche seguendo questi accorgimenti il problema della secchezza non si risolve, è necessario rivolgersi all’oculista.

PERCHÉ CONTRASTARE LE RUGHE NON SERVE

Partiamo subito da una premessa: le rughe non sono una malattia, dalla quale si possa guarire.
Sono il frutto di un naturale processo di invecchiamento della pelle che non può fermarsi, né regredire. La vita che noi conosciamo va in una sola direzione, il mondo dove viviamo funziona così. Le strade percorribili per il trattamento delle rughe quindi sono solo due: chi ne propone altre è un sognatore o un imbroglione.

LA PRIMA STRADA: IL TRATTAMENTO ESTETICO DELLE RUGHE

La prima strada percorribile nel trattamento delle rughe è dettata da legittime ragioni estetiche, riguardanti la cura del proprio aspetto. Consiste nel nascondere i segni dell’invecchiamento del viso, così come delle mani e di altre parti del corpo.

  • Trucchi e creme di bellezza
    Questi prodotti vanno preparati correttamente, nel rispetto delle leggi e delle norme che ne tutelano la sicurezza. L’abbiamo imparato a nostre spese, ammaestrati dai disastri causati da cosmetici sbagliati. Per fortuna non succede più. Succede, invece, che qualcuno creda ancora ciecamente nella sicurezza dei prodotti biologici, spesso fatti in casa con erbe e altri ingredienti naturali.La pelle non è solo un manto protettivo: è anche una via di assorbimento delle sostanze con le quali viene a contatto. A differenza dell’apparato digestivo, dove gli alimenti sono preventivamente sterilizzati e scomposti in componenti utilizzabili in tutta sicurezza, l’apparato cutaneo li immette spesso in circolo come tali. È facile immaginare le conseguenze che ne possono derivare in termini sia di allergie, sia di altri effetti tossici, anche gravi. Sono nozioni elementari, riguardanti il proprio corpo e il suo funzionamento, che tutti dovrebbero avere.

 

  • I peeling
    Rientrano in qualche modo nella cura del proprio aspetto gli alfa idrossidi e altri acidi d’origine naturale, che esercitano un blando effetto abrasivo, detto peeling. Liberando la pelle dalle scorie che la irrigidiscono, ne favoriscono la distensione, soprattutto a livello delle piccole rughe attorno all’occhio. Funzionano, ma è bene non esagerare per non rimuovere anche il secreto fisiologico, che protegge la cute.

 

  • Chirurgia estetica, laser, silicone e botulino
    Oltre si passa alla chirurgia estetica, che col laser ha raggiunto vette impensabili appena pochi anni fa, e alle infiltrazioni di silicone o di tossina botulinica. Gli effetti estetici sono appariscenti, ma momentanei e seguiti, alla loro cessazione, da un rimbalzo di segno opposto: il cosiddetto rebound, che comporta una ripetizione del trattamento a dosi crescenti.

LA SECONDA STRADA: IL RAFFORZAMENTO DELLE CAPACITÀ INTERNE DELLA PELLE

La seconda strada al trattamento delle rughe parte da queste constatazioni: il nostro organismo è costituito da tessuti vivi, capaci di rigenerarsi e di riparare i danni subiti.

Nella giovinezza la rigenerazione prevale sull’usura, nella maturità i due processi si equivalgono, nella senescenza prevale l’usura, o misrepair come è stata chiamata (Wang-Michelitsch e Michelitsch, 2015). Quindi la seconda strada punta sul rafforzamento fisiologico delle capacità rigenerative insite nella pelle stessa.

Si tratta di un processo che si basa non sul contrasto aggressivo delle rughe, ma sul nutrimento della pelle, nei suoi naturali processi di cambiamento. È un approccio naturale, che si rifà alla medicina della salute, che si pone come alleata dell’organismo e che, alla lunga, è l’unica valida soluzione.

  • Gli idratanti
    Gli idratanti, in inglese moisturizers, sono rappresentati da creme e altre preparazioni topiche ricche d’acqua, che assorbita attraverso la cute ne combatte la secchezza. L’idratazione della cute è molto simile (a parte la diversa modalità di somministrazione) alle soluzioni fisiologiche raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per combattere le disidratazioni sistemiche.

 

  • Le vitamine
    Seguono le vitamine e altri elementi essenziali per lo svolgimento di tutti i processi fisiologici, inclusi quelli cutanei. Tra le prime svettano i retinoidi, che hanno effetti ben documentati. Purtroppo nel passato sono stati impiegati in quantità eccessive, che violano una legge basilare: “la dose fa il veleno“. Fortunatamente è storia passata, perché oggi la legge sui cosmetici ne impone l’impiego a dosi sicure.

 

  • L’acido ialuronico
    L’acido ialuronico appartiene invece ai glicosaminoglicani, una classe di sostanze endogene coinvolte nell’integrità strutturale e nel bilancio idrico dei tessuti. È impiegato come rassodante (filler) del viso, col vantaggio di un effetto trofico (che riguarda la nutrizione dei tessuti organici) che va oltre quello meramente meccanico.

 

  • Il collagene
    Il collagene appartiene alle sostanze che intervengono sulle rughe rafforzando la cute. Oltre a essere la principale materia prima dell’organismo, il collagene è unico per la molteplicità delle funzioni che svolge e delle conformazioni che assume: è elastico nella cute e nei capelli, consistente nelle unghie, fluido nelle secrezioni, nelle mucose si trasforma in un velo che lubrifica e protegge.Questa sostanza ha la capacità di fungere prima da supporto, poi da nutrimento dei cheratociti poiché, svolte le funzioni sopra elencate, si disgrega nutrendo i tessuti, che rirendono a tesserne la trama.Il collagene garantisce la salute della pelle, ma purtroppo è soggetto a una perdita continua, che va rimpiazzata.I prodotti a base di collagene sono perciò particolarmente indicati per il trattamento delle rughe poiché supportano la cute nel processo di rinnovamento cellulare e di sintesi proteica, necessarie per contrastarne l’invecchiamento.Il collagene, essendo una proteina, non può essere assunto come tale, perché evocherebbe una reazione di rigetto, potenzialmente auto aggressiva. Esso va assunto sotto forma di collagene parzialmente idrolizzato, in modo che l’organismo possa agevolmente scomporlo nei suoi componenti elementari, gli aminoacidi, da utilizzare per riprodurlo al proprio interno dove e come serve (Silvestrini e Kirshner, 1998) e contrastare internamente l’invecchiamento cutaneo e le rughe.Il collagene può essere assunto per via orale e, in questo caso, la conformazione e la classe di appartenenza iniziali sono irrilevanti. Per la via topica, che sfrutta anche l’azione protettiva iniziale del collagene, è invece preferibile quello di pesce, detto marino (Silvestrini e Bonanomi, 2014).Gli studi sul collagene sono stati particolarmente approfonditi nella seconda metà del secolo scorso, quando si è diffuso il suo impiego contro la fragilità delle unghie.

Venne poi scoperto il suo effetto benefico per i capelli e l’apparato osteoarticolare (Benito Ruitz et al., 2009, Rennie, 1999; Silvestrini e Kirshner, 1998, ecc.). Infine si passò alla cute (Sumida, 2004; Proksch et al., 2014), il manto che riveste il nostro organismo, che il collagene protegge e nutre. Il collagene lo nutre perfino attraverso la fotosintesi della vitamina D, un processo che ingenuamente si riteneva confinato ai primordi vegetariani della vita (Cianferotti e Marcocci, 2010).

QUALE TIPO DI APPROCCIO SCEGLIERE

Per tornare all’inizio del nostro articolo, potremmo dire che bloccare le rughe è “naturalmente” impossibile, poiché si tratta di tentare di contrastare un processo naturale.
L’approccio sicuramente più lungimirante è quello che “comprende”, ovvero che considera il nostro organismo come un meccanismo in continuo cambiamento, con processi che naturalmente si sviluppano.

Si tratta quindi di curarlo giorno per giorno, secondo quelle che sono le linee guida della “Medicina della salute”, la quale a sua volta s’ispira a un principio filosofico, prima che medico: “Il male si combatte col bene”.

Anche la cura della pelle si inserisce in questo approccio: “nutrirla” adeguatamente tramite l’alimentazione e il ripristino dei suoi elementi base, la renderà in grado di affrontare efficacemente il naturale invecchiamento, rallentandolo e aumentando il processo di rinnovamento cellulare.
Un nuovo modo di affrontare le rughe, ma in fondo un modo sano e alleato della salute… e della vita.

Gli occhiali da sole, soprattutto quelli delle marche più alla moda, spesso raggiungono prezzi altissimi. Per questo quando troviamo un modello simile da una bancarella a poco prezzo ci diciamo: “ma si, che male può fare?” Sicuramente il portafoglio ringrazia, ma i nostri occhi?

Senza un’adeguata protezione, alla luce del sole il foro pupillare si restringe e diminuisce la quantità di radiazione luminosa (composta dall’innocua porzione visibile assieme alla porzione ultravioletta, invisibile ma dannosa) che arriva alla retina. Un occhiale da sole non aderente ai certificati di conformità fa ricevere al foro pupillare meno luce visibile, cosicché quest’ultimo non si restringe e la quantità di ultravioletto arriva fino in fondo all’occhio; invece che diminuire, aumenta!

Il danno provocato dal sole, come dicono le nonne: “non lo noti subito, ma tra qualche anno”.

Una caratteristica da tener d’occhio è la polarizzazione, che non scherma dai raggi UV ma porta assoluti benefici.

Essa riduce il riverbero causato dal riflesso della luce del sole. In generale, la polarizzazione degli occhiali è funzionale quando si svolgono attività o si pratica sport nei pressi dell’acqua o sulla neve.

Valutare se le lenti bloccano i raggi UV a casa propria è possibile, ma è un’operazione che richiede un equipaggiamento particolare. Al contrario, controllare in modo autonomo il livello di polarizzazione degli occhiali è molto semplice.

Vi basta avere il vostro bel paio di occhiali nuovi e lo schermo di un computer. I moderni monitor dei PC e le lenti polarizzate utilizzano la stessa tecnologia per ridurre il riverbero. Lo schermo LCD del vostro computer, dunque, è certamente polarizzato.

Tenete gli occhiali davanti allo schermo acceso e girateli di 60 gradi. Se è stata effettuata la polarizzazione degli occhiali, essi presenteranno delle lenti nere. Questo test è, inoltre, l’unico che funziona anche con le lenti polarizzate di colore giallo.

L’utilizzo di occhiali da sole con filtri di qualità è particolarmente importante in vacanza, dove l’elevata luminosità delle superfici orizzontali (in estate la sabbia della spiaggia, in inverno la neve delle piste da sci) trasmette alte dosi di raggi UV e luce blu verso l’occhio.

Gli Occhiali da sole costituiscono un dispositivo di protezione individuale, destinato a salvaguardare l’apparato visivo di una persona dai possibili rischi causati dalle radiazioni solari intense. Anche se nel nostro utilizzo quotidiano la valenza maggiore la diamo alla parte estetica. Sono inoltre considerati dispositivi di protezione individuali di prima categoria, in base al decreto legislativo 475/1992 e successive modificazioni. In quanto tali, gli occhiali da sole sono regolamentati dalle normative europee 89/686/CEE, 93/68/CEE, 93/95/CEE e 96/58/CE, recepite in Italia dal suddetto D.Lgs. 475/1992 e dal decreto legge 10/1997. Tutte queste normative sono state armonizzate nella norma EN 1836:1997, recepita in Italia come norma UNI EN 1836:2006, ed in seguito ad alcune modifiche come UNI EN 1836:2008. La normativa prevede che ad ogni occhiale debbano essere allegate le seguenti informazioni:

Identificazione del fabbricante o distributore

Categoria dei filtri impiegati

Numero ed anno della norma

Avvertenza in forma di simbolo o in testo per eventuali non idoneità alla guida.

 

 

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia le persone tatuate sono oltre 7 milioni. In crescita sono le persone che scelgono di ritoccare, trasformare o cancellare definitivamente quei segni del passato legati a persone e ricordi che si desidera rimuovere. L’esercito dei “pentiti del tatuaggio” che ricorre alla medicina estetica, conterebbe oltre 1 milione e 200 italiani.

Un tatuato su 2 (51%) vuole sostituire un tatuaggio con uno nuovo, mentre il 26% ne camuffa solo una parte per modificarne il significato, per fini estetici (13%) o per eliminare definitivamente un ricordo difficile da lasciarsi alle spalle (10%).

Quella del “tattoo-changing” è una tendenza in ascesa inaugurata negli USA da divi di Hollywood come Angelina Jolie e Johnny Depp. Ad aiutare i “tattoo-pentiti” arriva il laser piu’ potente al mondo, completamente Made in Italy, che permette di cancellare i segni del passato. Il trattamento laser di Discovery Pico di Quanta System è una metodologia efficace, rapida e con molti meno possibili effetti collaterali.

La maggior parte dei ‘pentiti‘ ha tra i 30 e i 40 anni (68%), mentre la percentuale scende al 45% tra i 18 e i 29 anni e al 41% tra gli over 40. Tra loro ci sono manager (23%), professionisti (21%), impiegati statali (18%), insegnanti (15%), impiegati (11%) e operai (9%), svelando un pentimento che abbraccia tutte le categorie. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, il 76% di coloro che vogliono rimuovere o sostituire un tatuaggio si è rivolto a un centro specializzato di tatuaggi, il 9% ad un centro estetico e il 13% a centri non autorizzati.

Prima di sottoporsi alla rimozione tatuaggio, è necessario effettuare una visita col medico per valutare la sede del tatuaggio, le dimensioni e i colori che compongono il disegno. Si illustrerà al paziente come funziona il trattamento, le possibilità di rimozione, la corretta gestione del tatuaggio dopo ogni trattamento e indicativamente le sedute necessarie per la completa eliminazione del disegno e il relativo costo.
Per ottenere una completa togliere tatuaggi professionali di color scuro possono esser necessarie fino a 7 sedute laser con un intervallo di 30 giorni tra di esse; per togliere tatuaggi non professionali di color scuro fino a 5 sedute con un intervallo di 30 giorni; per cancellare tatuaggi multicolori, solitamente rimovibili, è necessaria una valutazione da parte del medico per stabilire il numero delle sedute, in quanto può esser necessario utilizzare laser con lunghezza d’onda diverse ed alcuni colori quali il bianco o il giallo sono difficilmente trattabili con i laser attuali.

Il costo di ogni singola seduta può avere un costo variabile a partire da 150€, e varia in base al tipo e all’estensione del tatuaggio.

Quindi, prima di marchiarsi sulla pelle il nome del proprio ex ragazzo o ragazzi, occorre pensarci molto bene!