I dati ufficiali parlano di più di 3 milioni di italiani affetti da problemi di asma. Questa tipologia di malattia è caratterizzata dall’infiammazione cronica dei bronchi dalla quale, una guarigione definitiva non è ad oggi possibile, ma grazie ad una terapia corretta e abitudini di vita adeguate se ne possono controllare i sintomi. Meno del 30% dei pazienti però, segue la terapia farmacologica, mentre il 56% usa i farmaci solo quando ha un attacco acuto. Il 12% non segue nessuna terapia specifica. Da diverse ricerche si è evinto che un quarto dei pazienti con asma  sottostima la reale gravità del problema che spesso porta ad un aggravamento della condizione, per negligenza o scarsa conoscenza. Spiega Giorgio Walter Canonica, responsabile del Centro di Medicina Personalizzata Asma e Allergie di Humanitas (Milano) e docente di Humanitas University. «In alcuni casi la non aderenza alla terapia è intenzionale, in altri è legata a inconsapevolezza: alcuni pazienti non conoscono la malattia e non sanno cosa rischiano se non si curano, l’educazione del paziente è molto importante, così come insegnare il corretto utilizzo degli inalatori bronchiali. Molti malati sono convinti di seguire la procedura corretta, ma non è così».

Come capire se ho l’asma?

Per diagnosticare l’asma vengono effettuati alcuni esami del respiro, che permettono allo specialista di capire il grado di infiammazione dei polmoni. Si tratta di esami non invasivi e non dolorosi: la spirometria (calcola la quantità di aria che entra e esce), la reattività bronchiale e l’ossido nitrico nell’espirato. Vengono poi fatti alcuni test per eventuali allergie: i prick test (ponendo gocce di allergeni sulle braccia); le Ige totali e specifiche per i singoli allergeni; l’allergologia molecolare (indagine su 300 proteine che danno allergia), alla ricerca delle cellule responsabili dell’infiammazione nei vari organi dell’apparato respiratorio e nel sangue. Nei bambini i segnali da osservare per un possibile esordio precoce dell’asma sono: la dermatite atopica in età perineonatale, eventuali allergie alimentari, rinite e successiva asma (che può comparire a qualunque età), ma anche il naso chiuso per tutto l’inverno o la rinite che si presenta in modo ripetitivo (nello stesso periodo dell’anno o nelle stesse situazioni, per esempio una stanza polverosa). Inoltre se un bambino ha uno o entrambi i genitori allergici ha una predisposizione genetica: in presenza di sintomi (tosse persistente, naso che cola, frequenti bronchiti, occhi che bruciano) è necessaria una visita specialistica.

Come posso avere maggiori informazioni?

Nel riconoscere il fondamentale ruolo nel web dell’informazione sanitaria in un’ottica di prevenzione dei fattori di rischio per la salute, la Campagna Medico Educazionale Nazionale ASTHMA TRAINING & TEENS lancia un nuovo portale per ampliare nella rete la conoscenza dell’asma, come riconoscerla ed affrontarla. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità 150 milioni di persone ne soffrono e le morti associate a questa malattia sono circa 180 mila ogni anno incidendo più dell’HIV abbinata alla TBC. Grazie al portale chiunque (giovani, genitori, insegnanti, sportivi, ecc) potrà approfondire questa patologia, ricercare i centri ospedalieri pubblici specializzati nella propria regione oppure contattare un medico docente volontario impegnato nell’iniziativa. Il progetto medico giunto alla II° edizione è motivato dalla crescita delle premature scomparse di giovani asmatici in molte regioni italiane.  Il Team di medici specialisti aderenti cresce ogni anno interagendo con i dirigenti scolastici ed assieme organizzano lezioni sull’asma bronchiale animando il portale web AT&T dove sono pubblicati nella prima pagina tutti i commenti dei dirigenti scolastici, degli insegnanti e medici che hanno sperimentato questa campagna. L’iniziativa senza scopo di lucro premia anche le Scuole italiane che si sono distinte per l’alto numero di studenti partecipanti allo screening medico al termine di ogni lezione. ASTHMA TRAINING & TEENS è patrocinata da SIAAIC, FEDERASMA e sostenuta oggi da Menarini Industrie Farmaceutiche Riunite, Novartis Farma, GSK GlaxoSmithKline Industrie Farmaceutiche, Alk-Abellò S.p.A., Thermo Fisher Scientific, AstraZeneca, Stallergenes Italia, Teva Pharmaceuticals Industries Ltd Italia, Lofarma. In poco tempo l’iniziativa ha conquistato l’attenzione di tantissime scuole divenendo uno strumento di utilità sanitaria pubblica fondamentale per divulgare le terapie avanzate. Questo progetto ha evidenziato fin da subito che in Italia questo problema è sottostimato ed il numero reale di giovanissimi inconsapevoli di essere asmatici potrebbe essere il doppio rispetto a quello indicato dalle stime attuali.

 

Per consultare il portale https://campagnasanitaria.wixsite.com/asthmatrainingteens

 

Fonti: Corriere Salute

Sesso, droga, rock n roll e..?

Sesso, droga e rock n roll. L’adagio più famoso accostato al mondo della musica trasgressiva, ha sempre funzionato, anche perchè spesso suffragato da fatti reali che ne provano l’effettività. Queste tre semplici parole vennero usate per la prima volta insieme negli ultimi anni 60, ma fu nel 77 che ebbero un incredibile consacrazione, quando il musicista britannico Ian Dury pubblicò il brano dall’omonimo titolo, ad oggi il suo singolo più famoso. Qualche anno dopo però nell’immaginario di alcuni se ne aggiunse una quarta, molto meno divertente, l’HIV. Era la fine degli anni 80 e quando un emaciato e magrissimo Rock Hudson apparve alla televisione annunciando di aver preso la malattia, l’ex idolo delle donne ai tempi del cinema anni 50 e 60, un “vero macho” come si era proposto per decenni, ammise anche di essere omosessuale. Cominciò così a venire a galla “la peste” del XX secolo che in poco tempo avrebbe mietuto migliaia di vite. Più che la malattia dei gay come in un primo tempo si era additato, era la malattia del sesso libero, perché avrebbe colpito anche gli etero, tutti coloro che avevano rapporti con molteplici persone diverse. Era l’eredità della liberazione sessuale predicata e applicata dagli anni 70.

A lungo Mercury aveva tenuto nascosta la sua omosessualità, era stato anche sposato con una donna, Mary Austin, che gli rimase accanto anche quando frequentava altri uomini: «Nonostante la sua omosessualità, Freddie la definiva l’amore della sua vita, erano molto in sintonia». A lei lasciò in eredità la sua villa di Londra e molti dei suoi soldi. «Era un uomo pieno di contraddizioni, estroverso e timido, travolgente e sensibile. Prima ancora di cominciare si era costruito un’immagine piena di colori e sicurezza. Era già una rockstar prima ancora di incidere un disco. Era come un pavone: riusciva a tradurre in realtà la sua fantasia» racconta ancora May. Chi era davvero Freddie Mercury, oltre a essere stato uno dei più dotati cantanti della storia del rock? Per May «Forse tutti noi musicisti dentro siamo fragili. Giriamo il mondo con la chitarra per compensare». Gli rimane un unico rimpianto: se fosse sopravvissuto ancora un pò, dice, forse si sarebbe salvato per via delle nuove cure.

Ma oggi l’HIV può dirsi davvero debellato?

Oggi in Italia sono in terapia più di 100mila pazienti con HIV. Secondo l’ultimo bollettino del Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità i cui dati si riferiscono al 2016, poco meno di 4000 sono le nuove diagnosi di infezione che vengono fatte ogni anno, con una incidenza di circa 5,7 su 100mila abitanti“Un elemento, quest’ultimo, da non sottovalutare – spiega il Prof. Massimo Andreoni – perché equivale a un grosso fallimento: non siamo stati in grado di interrompere la trasmissione di questa malattia”Le fasce d’età più a rischio sono quelle più giovani, tra i 25 e i 29 anniNel 50% dei casi si tratta di maschi che fanno sesso con maschi; rimane costante, invece, il numero di donne con nuova diagnosi di HIV (30%). Nel 2016 sono state segnalate 796 nuove diagnosi di HIV in donne, delle quali 488 (61,3%) in donne straniere e 297 (38,7%) in donne italiane.

La modalità di contagio prevalente è quella sessuale, mentre la trasmissione tramite tossicodipendenza riguarda una quota minimale, pari a pochi punti percentuali. Si osserva, anche, un rilevante numero di stranieri con una nuova diagnosi di HIV. E’ stato stimato, inoltre, che il 40% delle persone alla prima diagnosi risulta essere inconsapevole di essersi esposta all’HIV. La trasmissione per uso iniettivo di sostanze, la trasmissione eterosessuale, l’essere residenti nel Nord Italia, il genere femminile, nonché l’età più avanzata sono risultati fattori di rischio associati alla inconsapevolezza del rischio di HIV.

Il primo passo per debellare la malattia, è come sempre, fare sesso protetto, check up regolari ed informarsi. Oggi salvarsi si può, ma la malattia deve essere scoperta in tempo utile. Chissà se Freddie Mercury fosse nato 10 anni più tardi, se oggi sarebbe ancora vivo e quanta meravigliosa musica ci avrebbe donato. Una cosa è certa, “Freddie” non si è mai vergognato di se stesso: nella vita privata era come quando era sul palco: l’icona di chi vuole godere fino in fondo della vita, anche fino alla morte.

Si tiene in questi giorni a Bologna, fino a domenica 6 maggio, la IV edizione del Festival della Scienza Medica, dedicata al tema “Il Tempo della cura”.  Quattro giorni di incontri, conferenze ed eventi con protagonisti scienziati di fama internazionale, tra cui Premi Nobel, massimi esperti in diversi campi della ricerca e dell’innovazione, con l’ambizioso obiettivo di avvicinare e rendere accessibile al grande pubblico la cultura medico-scientifica.

Tra gli appuntamenti più interessanti c’è anche la presentazione di uno studio dell’Università di Bologna sulla “storia genomica degli italiani”, presentato dal prof. Davide Pettener, antropologo del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Univesrità di Bologna.

Secondo i risultati di questa ricerca, “gli italiani non esistono, sono solo un’aggregazione di tipo geografico”, spiega Pettener – “Abbiamo identità genetiche differenti, legate a storie e provenienze diverse, e non solo a quelle”.

Lo studio, che rientra in un progetto mondiale finanziato dalla National Geographic Society, ha creato una banca di campioni di Dna per tracciare la storia genetica degli italiani, e ha rilevato che “la variabilità genetica in Italia segue un cambiamento graduale non sull’asse Nord-Sud, bensì secondo una linea più longitudinale che separa la zona nord-occidentale da una sud-orientale”.

La storia genetica degli italiani, secondo questa ricerca, non è stata influenzata soltanto dalle migrazioni: anche l’adattamento alle diverse pressioni selettive è stato determinante, influenzando la suscettibilità a malattie diverse”. Così ad esempio, l’evoluzione delle popolazioni nell’Italia settentrionale è stata condizionata da un clima freddo, che ha reso necessaria una dieta molto calorica e grassa. Quindi la selezione naturale in queste popolazioni ha favorito la diffusione di varianti genetiche in grado di ridurre i rischi di malattie cardiovascolari e diabete.

“Clima diverso e innesti con altre popolazioni mediterranee – spiega Luigi Ripamonti dalle pagine del Corriere della Sera – hanno fatto sì che gli abitanti dell’Italia centro-meridionale mantenessero invece più diffusamente varianti responsabili di una maggiore vulnerabilità a tali malattie”.

E poi c’è l’analisi delle popolazioni isolate e della Sardegna: “ I sardi si differenziano da tutti gli italiani e gli europei, perché conserva le sue antiche tracce non avendo subito invasioni, e si è così differenziata dagli altri abitanti del continente, al pari dei baschi e dei lapponi”, spiega Pettener.

Una macchina del tempo che ci rivela da dove proveniamo e verso dove stiamo andando. Sfatando i falsi miti delle differenze tra Nord e Sud Italia.

Numerosi gli spunti di interesse sui temi di divulgazione scientifica per questa edizione del Festival delle Scienze. Un appuntamento a cui vi consigliamo, se siete dalle parti di Bologna, di non mancare.

Sembra essersi affievolita la polemica intorno ai vaccini. La legge che li ha resi obbligatori per l’accesso alle scuole ha creato non poco rumore, con conseguenti polemiche e persone in piazza protestanti e rivendicando un concetto in particolare: la libertà di scegliere (se vaccinarsi o meno). E’ assolutamente legittimo pretendere di poter scegliere come e se curarsi, quello che spesso si dimentica da parte dei no vax è che la loro scelta può danneggiare il prossimo.

I dati parlano chiaro. I vaccini nel corso della storia hanno debellato ed arginato malattie terribili, ed ancor oggi non hanno smesso di avere numeri altissimi di vantaggi. Dall’inizio del millennio ad oggi, le vaccinazioni contro il morbillo hanno salvato 20,4 milioni di vite: a testimoniare, cifre alla mano, l’importanza assoluta dell’immunizzazione contro questa malattia – i cui effetti vanno ben al di là di uno sfogo cutaneo – è un’analisi dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) americani.

Nel 2000, morivano di morbillo 550 mila persone ogni anno. Nel 2016, i decessi sono stati 90 mila: un numero ancora troppo alto, ma i progressi sono stati enormi, e dovuti a un programma di eradicazione globale supportato dall’OMS.

Per dimostrare gli effetti della vaccinazione, i CDC hanno calcolato il numero di vittime odierne dell’infezione, e di quelle che ci sarebbero state senza la massiccia campagna vaccinale messa in campo dall’OMS. Senza l’immunizzazione contro il morbillo, nel 2000 la conta annuale di morti per la malattia sarebbe stata di 1,3 milioni di persone. Nel 2016, senza il programma vaccinale, le  vittime sarebbero arrivate a oltre 1,5 milioni all’anno. In totale, secondo le stime dei ricercatori, le vite salvate sono state 20,4 milioni.

Veniamo al bel paese. Solo quest’anno si sono registrati 4.775 casi di cui 4 decessi (dati dell’Epicentro dell’Istituto superiore di sanità aggiornati al 29 ottobre 2017). L’88% dei pazienti contagiati non era vaccinato, e il 6% aveva ricevuto soltanto una dose su due del vaccino.

Ora, ad ognuno la sua libertà, ma leggere un pò di dati non farà di certo male nella “scelta finale”.

Fonte: Focus.it

Spesso da chi subisce una tragedia, nasce una forza positiva che aiuta a tornare a vivere con propositività ed aiutare il prossimo. Questo è quello che è successo a Julian Rois Cantu. Il ragazzo americano, è rimasto orfano di madre a 13 anni per un colpa di un cancro al seno diagnosticato per la seconda volta.  L’esistenza dell’adolescente cambiò radicalmente dopo il lutto e volse quasi totalmente all’approfondimento di un tumore che colpisce un numero troppo elevato di donne perché spesso la diagnosi viene fatta in ritardo.

Il reggiseno, indossato una volta a settimana anche solo per un’ora: è in grado di scansionare l’intera area di contatto sul seno grazie a più di duecento micro-sensori, misurando la temperatura specifica e l’afflusso di sangue. Tutti i dati raccolti vengono poi inviati su un app installabile sia su smartphone che su p. La donna non dovrà far altro che andare sull’app e controllare eventuali cambiamenti anomali per prendere provvedimenti.

L’idea geniale è già diventata realtà. Julian assieme ad un team di suoi coetanei ha fondato a soli 18 anni la sua azienda: Higia Technologies, sovvenzionata da diversi investitori. Il reggiseno potrà fare la differenza nella lotta al cancro al seno e salvare la vita a milioni di donne in tutto il mondo.

Da una tragedia è nato un prodigio.

Secondo degli studi condotti presso la University College di Londra esiste già un farmaco, l’ Exenatide, attualmente utilizzato per combattere il diabete di tipo 2, che potrebbe riuscire a debellare definitivamente anche il morbo di Parkinson. Questo farmaco serve a regolare la glicemia e ha come bersaglio d’azione un recettore che si chiama ”glucagone di tipo peptide-1” (GLP-1). Questo tipo di recettore si trova anche nel cervello, motivo per cui il farmaco potrebbe avere un effetto terapeutico nel Parkinson (nonchè su altre malattie neurodegenerative come l’Alzheimer), anche se al momento il meccanismo d’azione resta sconosciuto.

Pur essendo una malattia ben nota e da molto studiata, ad oggi non esiste una vera e propria cura farmacologica che riesca a debellare definitivamente il decorso di questa malattia. Fino ad ora i medicinali riescono solamente a tenere a bada alcuni sintomi del Parkinson, ma difficilmente ad avere anche minimi miglioramenti. Gli esperti hanno testato il farmaco su metà dei pazienti, dando all’altra metà una pillola di placebo. Dopo 48 settimane di terapia i pazienti che avevano assunto exenatide hanno mostrato di aver mantenuto un quadro clinico stabile, mentre coloro che avevano assunto il placebo erano peggiorati nel tempo come purtroppo avviene in questa malattia.  

Ovviamente siamo ben lontani da poter asserire con certezza che questo farmaco potrà avere efficacia anche nel lungo termine contro la progressione del Parkinson. Serviranno studi molto approfonditi ed un range temporale molto più ampio da analizzare se è realmente in grado di bloccare la morte dei neuroni o se nasconde solamente i sintomi di neurodegenerazione.

Quel che è certo, è che è una novità molto interessante, che riuscirà comunque a fornire spunti importanti contro la lotta di questa malattia tanto temuta e (fino ad ora) implacabile.

Amanti del caffè amaro, bollente, senza zucchero? Secondo una ricerca condotta dall’Università di Innsbruck, le preferenze verso i gusti amari sono indice di istinti psicopatici e narcisismo (nell’immagine di copertina il campione britannico di tuffi, Tom Daley, si fa un bagno nel caffè!).

Gli esperti hanno preso in esame oltre mille persone, a cui è stato sottoposto un test riguardante le preferenze dei gusti in tavola e la loro personalità: i risultati, spiegano i ricercatori, “forniscono la prova empirica che la preferenza per un gusto amaro è legata a tratti delle personalità malevoli, ambigui e con scarsa empatia verso il prossimo”.

Ad ogni modo il caffè resta una bevanda ricca di proprietà benefiche talvolta insospettabili: innanzitutto fa bene al cervello; previene il diabete; è un potente antiossidante e infine aiuta il fegato.

La caffeina se assunta in dosi limitate, stimola la corteccia cerebrale,  acuisce la concentrazione e la capacità di attenzione; assunta in dosi eccessive è causa di eccitazione e insonnia.

Inoltre ha effetto sui reni, aumentando la diuresi. Stimola l’attività cardiaca, alza la pressione, e ha un’azione dilatatrice dei bronchi. Numerosi gli effetti benefici sulla salute: il consumo di caffè è stato associato ad una riduzione dell’incidenza di alcuni tumori fra cui quello alla prostata e al colon-retto. La Harvard school of Public Health ha condotto una ricerca su uomini che bevevano più di 6 tazze al giorno di caffè. Il risultato riferito è una riduzione del rischio del cancro alla prostata del 60%. La caffeina esercita anche un’azione importante su bocca e denti: uno studio della Boston University condotto sull’osservazione di più di 1000 pazienti, sostiene che gli antiossidanti del caffè riducano la perdita ossea parodontale. Certo è che il caffè macchia i denti.

Attenzione però, col caffè bisogna andarci piano e non eccedere nel consumo, poiché specialmente nei soggetti predisposti può portare a disturbi da ansia, ipertensione, agitazione, nervosismo!

 

 

Sobria, rispettosa e giusta. Sono questi i tre aggettivi che qualificano la mission di una rete di persone con esperienze e culture diverse, che hanno operato ed operano all’interno del mondo delle cure per la salute e che negli ultimi trent’anni hanno prodotto pensiero e ricerca sul sistema sanitario dal punto di vista organizzativo, strutturale, metodologico, economico, comunicativo.

Slow Medicine è un movimento fondato a Torino da professionisti ed operatori sanitari fedeli ad un’idea di cura basata sulla sostenibilità, sull’equità, sull’attenzione alla persona e all’ambiente. 

E i fondatori descrivono questo movimento così: “Slow Medicine ha l’obiettivo di coinvolgere professionisti sanitari, associazioni di professionisti, cittadini, associazioni di pazienti e di familiari in un laboratorio in progress di progettazione di buone pratiche di aiuto e di cura. In questo senso definiamo Slow Medicine una rete di idee in movimento, che si avvale della prospettiva sistemica, del counselling, della medicina narrativa, dei principi del design, dell’educazione degli adulti e degli strumenti per la qualità per attivare momenti di confronto, partecipazione e progettazione collaborativi fra operatori e cittadini interessati alla propria salute, e per realizzare in concreto una modalità di cura più sobria, più rispettosa, più giusta”.

Il prof. Marco Bobbio, cardiologo e autore del libro “Troppa Medicina” (Einaudi), si domanda: “Quanta medicina ci serve?”. E intervistato da Corrado Augias nella trasmissione Quante Storie (Rai Tre), spiega che “non ci sono terapie universali valide per tutti i pazienti, ma un buon medico deve mettersi in ascolto del paziente e scegliere la terapia più ideonea per la sua sensibilità, ansia, patologie…senza esagerare con la prescrizione di farmaci ed esami perchè possono far male”.

“Il rischio con gli esami – aggiunge il prof. Bobbio – è che ci si lasci prendere la mano e avviluppare nella cosiddetta Sindrome di Ulisse, e si comincia a navigare e navigare prima di arrivare ad Itaca e sentirsi sani”.

L’evidenza clinica dimostra che la mitologia del check up, del controllo costante dei parametri della salute media oltre i quali inizia il patologico, ingenera ansia, alimenta l’angoscia circa il proprio reale stato di salute, produce rischi materiali e infine, determina quella progressiva erosione della fiducia nella medicina e nella diagnostica che ci porta a consultare diversi specialisti e a fare esami su esami.

Come ha commentato la giornalista Daniela Ranieri recensendo il libro del prof. Bobbio sul Fatto Quotidiano: “Abbiamo creato una società medicalizzata e ospedalizzata in cui, mentre i servizi viagra pas cher esenziali urgenti sono sempre più scadenti, si diffonde una specia di caccia al tesoro di sintomi di malattie che non sono tali ma costituiscono variazioni naturali rispetto alla norma”.

 

 

 

 

Si moltiplicano in Italia le iniziative in favore della salute delle donne per la Giornata Mondiale della Festa della Donna. Molti ospedali e strutture mediche, infatti, offrono controlli gratuiti previa prenotazione: dai pap test gratuiti offerti dai laboratori di Artemisialab, ai controlli ginecologici e check up per l’osteoporosi e altre patologie presso la struttura Humanitas San Pio X di Milano.

Sabato 4, domenica 5 e l’8 marzo, in oltre 5000 piazze italiane, torna la Gardenia di Aism, la tradizionale manifestazione di solidarietà promossa dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aism) e per sostenere la ricerca c’è anche l’sms solidale al 45520 con cui fino all’8 marzo si potrà donare 2 euro. Anche lo sport si fa promotore di questa campagna di prevenzione con numerose iniziative. A Bergamo, per esempio, ben cento visite gratuite di prevenzione del tumore al seno sono previste per le tifose dell’Atalanta discount viagra che saranno presenti alla partita di domenica contro la Fiorentina. Ata (Associazione Tifosi Atalantini) – in collaborazione con ACP, LILT e Humanitas Gavazzeni – porteranno avanti un’azione importante di sensibilizzazione di prevenzione del tumore al seno proprio allo stadio, in prossimità delle varie postazioni d’entrata.

Del resto le donne italiane, nella sorprendente misura del 90%, si impegnano a migliorare il proprio benessere fisico, affidandosi (40%) a moto e attività sportiva e, in pari misura, a una corretta alimentazione.  Questi è quanto emerge grazie alla ricerca su “Donne, Sport, Salute e Benessere” condotta dalla Doxa.

Da questo fitto programma di visite e controlli per la prevenzione, non sono certo escluse le detenute. A Cagliari, per esempio, anche quest’anno si terrà l’8 marzo l’incontro con le detenute “Un sorriso oltre le sbarre” con un focus particolare verso la salute. È in fase di definizione un programma per realizzare una visita senologica.

Non mancano iniziative di solidarietà a favore dei poveri e delle fasce disagiate: a Roma con la collaborazione del Vicariato e della Caritas Diocesana, Artemisia Onlus si dedicherà alla prevenzione gratuita.

Tanti buoni motivi per chiedere più salute e meno mimose.

Il 2016 è stato per il nostro Paese un anno molto positivo per quanto riguarda il numero dei trapianti e delle donazioni di organi effettuate. Si acheter viagra calcola che i pazienti trapiantati lo scorso anno hanno toccato quota 3.736, circa 400 in più dell’anno precedente.

La cifra più elevata mai registrata a livello nazionale e del maggiore incremento mai osservato (+13%). I dati emersi dalle indagini del Centro nazionale trapianti (Cnt) confermano un trend incoraggiante: nell’ultimo anni sono stati eseguiti 3.268 trapianti, contro i 3.002 del 2015 e il totale dei donatori d’organi è stato di 1.260, contro i 1.165 dello scorso anno. La principale novità riguarda le donazioni da vivente, che già nel 2015 avevano registrato un incremento del 20,4% rispetto all’anno precedente. In particolare quelle di rene da vivente hanno raggiunto un altro record, superando per la prima volta la soglia dei 300 prelievi.

Tra le buone pratiche spicca la collaborazione tra AIDO e Comune di Milano: nel capoluogo lombardo sono 25 mila i milanesi maggiorenni che hanno detto sì alla donazione degli organi. Una decisione molto importante che ogni cittadino prende al momento del rinnovo della carta d’identità, esprimendo la propria volontà sul tema della donazione.

La volontà espressa in vita sui propri organi è il più grande principio di autodeterminazione che un individuo possa compiere, è il maggiore rispetto e diritto civile possibile. “A sessant’anni da quando Don Gnocchi, contro ogni legge, scelse di donare le cornee alla sua morte, oggi i medici hanno finalmente la possibilità di eseguire le volontà di una persona che si è espressa in merito con una forte delega all’azione” – ricorda il coordinatore Regionale Trapianti della Lombardia, Giuseppe Piccolo.

La regione italiana con il maggior numero di donatori di organi è l’Emilia Romagna (86 mila consensi) seguita in seconda posizione dalla Lombardia (84mila). In tutta Italia le adesioni si attestano sulle 415 mila a fronte di 3.000 trapianti effettuati annualmente e a fronte di una lista di attesa di 9.000 malati, di cui 500 ogni anno muoiono prima che l’organo di cui hanno bisogno sia disponibile.

Non ci sono limiti di età alla donazione: in alcuni casi gli organi possono essere prelevati anche a una persona con più di 80 anni. Due sono le uniche certezze che regolano la donazione: il rispetto della volontà dell’individuo, la sua libera scelta consapevole, e l’avvenuto decesso. In Italia, il programma terapeutico dell’espianto di organi è uno dei migliori in tutta Europa e conferma un trend positivo di questo tipo di operazioni. La percentuale di sopravvivenza, a 5 anni dal trapiano, varia tra l’80% e il 90% con un sensibile miglioramento del ritorno alla vita normale del paziente trapiantato.