Sembra essersi affievolita la polemica intorno ai vaccini. La legge che li ha resi obbligatori per l’accesso alle scuole ha creato non poco rumore, con conseguenti polemiche e persone in piazza protestanti e rivendicando un concetto in particolare: la libertà di scegliere (se vaccinarsi o meno). E’ assolutamente legittimo pretendere di poter scegliere come e se curarsi, quello che spesso si dimentica da parte dei no vax è che la loro scelta può danneggiare il prossimo.

I dati parlano chiaro. I vaccini nel corso della storia hanno debellato ed arginato malattie terribili, ed ancor oggi non hanno smesso di avere numeri altissimi di vantaggi. Dall’inizio del millennio ad oggi, le vaccinazioni contro il morbillo hanno salvato 20,4 milioni di vite: a testimoniare, cifre alla mano, l’importanza assoluta dell’immunizzazione contro questa malattia – i cui effetti vanno ben al di là di uno sfogo cutaneo – è un’analisi dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) americani.

Nel 2000, morivano di morbillo 550 mila persone ogni anno. Nel 2016, i decessi sono stati 90 mila: un numero ancora troppo alto, ma i progressi sono stati enormi, e dovuti a un programma di eradicazione globale supportato dall’OMS.

Per dimostrare gli effetti della vaccinazione, i CDC hanno calcolato il numero di vittime odierne dell’infezione, e di quelle che ci sarebbero state senza la massiccia campagna vaccinale messa in campo dall’OMS. Senza l’immunizzazione contro il morbillo, nel 2000 la conta annuale di morti per la malattia sarebbe stata di 1,3 milioni di persone. Nel 2016, senza il programma vaccinale, le  vittime sarebbero arrivate a oltre 1,5 milioni all’anno. In totale, secondo le stime dei ricercatori, le vite salvate sono state 20,4 milioni.

Veniamo al bel paese. Solo quest’anno si sono registrati 4.775 casi di cui 4 decessi (dati dell’Epicentro dell’Istituto superiore di sanità aggiornati al 29 ottobre 2017). L’88% dei pazienti contagiati non era vaccinato, e il 6% aveva ricevuto soltanto una dose su due del vaccino.

Ora, ad ognuno la sua libertà, ma leggere un pò di dati non farà di certo male nella “scelta finale”.

Fonte: Focus.it

Spesso da chi subisce una tragedia, nasce una forza positiva che aiuta a tornare a vivere con propositività ed aiutare il prossimo. Questo è quello che è successo a Julian Rois Cantu. Il ragazzo americano, è rimasto orfano di madre a 13 anni per un colpa di un cancro al seno diagnosticato per la seconda volta.  L’esistenza dell’adolescente cambiò radicalmente dopo il lutto e volse quasi totalmente all’approfondimento di un tumore che colpisce un numero troppo elevato di donne perché spesso la diagnosi viene fatta in ritardo.

Il reggiseno, indossato una volta a settimana anche solo per un’ora: è in grado di scansionare l’intera area di contatto sul seno grazie a più di duecento micro-sensori, misurando la temperatura specifica e l’afflusso di sangue. Tutti i dati raccolti vengono poi inviati su un app installabile sia su smartphone che su p. La donna non dovrà far altro che andare sull’app e controllare eventuali cambiamenti anomali per prendere provvedimenti.

L’idea geniale è già diventata realtà. Julian assieme ad un team di suoi coetanei ha fondato a soli 18 anni la sua azienda: Higia Technologies, sovvenzionata da diversi investitori. Il reggiseno potrà fare la differenza nella lotta al cancro al seno e salvare la vita a milioni di donne in tutto il mondo.

Da una tragedia è nato un prodigio.

Gli occhiali da sole, soprattutto quelli delle marche più alla moda, spesso raggiungono prezzi altissimi. Per questo quando troviamo un modello simile da una bancarella a poco prezzo ci diciamo: “ma si, che male può fare?” Sicuramente il portafoglio ringrazia, ma i nostri occhi?

Senza un’adeguata protezione, alla luce del sole il foro pupillare si restringe e diminuisce la quantità di radiazione luminosa (composta dall’innocua porzione visibile assieme alla porzione ultravioletta, invisibile ma dannosa) che arriva alla retina. Un occhiale da sole non aderente ai certificati di conformità fa ricevere al foro pupillare meno luce visibile, cosicché quest’ultimo non si restringe e la quantità di ultravioletto arriva fino in fondo all’occhio; invece che diminuire, aumenta!

Il danno provocato dal sole, come dicono le nonne: “non lo noti subito, ma tra qualche anno”.

Una caratteristica da tener d’occhio è la polarizzazione, che non scherma dai raggi UV ma porta assoluti benefici.

Essa riduce il riverbero causato dal riflesso della luce del sole. In generale, la polarizzazione degli occhiali è funzionale quando si svolgono attività o si pratica sport nei pressi dell’acqua o sulla neve.

Valutare se le lenti bloccano i raggi UV a casa propria è possibile, ma è un’operazione che richiede un equipaggiamento particolare. Al contrario, controllare in modo autonomo il livello di polarizzazione degli occhiali è molto semplice.

Vi basta avere il vostro bel paio di occhiali nuovi e lo schermo di un computer. I moderni monitor dei PC e le lenti polarizzate utilizzano la stessa tecnologia per ridurre il riverbero. Lo schermo LCD del vostro computer, dunque, è certamente polarizzato.

Tenete gli occhiali davanti allo schermo acceso e girateli di 60 gradi. Se è stata effettuata la polarizzazione degli occhiali, essi presenteranno delle lenti nere. Questo test è, inoltre, l’unico che funziona anche con le lenti polarizzate di colore giallo.

L’utilizzo di occhiali da sole con filtri di qualità è particolarmente importante in vacanza, dove l’elevata luminosità delle superfici orizzontali (in estate la sabbia della spiaggia, in inverno la neve delle piste da sci) trasmette alte dosi di raggi UV e luce blu verso l’occhio.

Gli Occhiali da sole costituiscono un dispositivo di protezione individuale, destinato a salvaguardare l’apparato visivo di una persona dai possibili rischi causati dalle radiazioni solari intense. Anche se nel nostro utilizzo quotidiano la valenza maggiore la diamo alla parte estetica. Sono inoltre considerati dispositivi di protezione individuali di prima categoria, in base al decreto legislativo 475/1992 e successive modificazioni. In quanto tali, gli occhiali da sole sono regolamentati dalle normative europee 89/686/CEE, 93/68/CEE, 93/95/CEE e 96/58/CE, recepite in Italia dal suddetto D.Lgs. 475/1992 e dal decreto legge 10/1997. Tutte queste normative sono state armonizzate nella norma EN 1836:1997, recepita in Italia come norma UNI EN 1836:2006, ed in seguito ad alcune modifiche come UNI EN 1836:2008. La normativa prevede che ad ogni occhiale debbano essere allegate le seguenti informazioni:

Identificazione del fabbricante o distributore

Categoria dei filtri impiegati

Numero ed anno della norma

Avvertenza in forma di simbolo o in testo per eventuali non idoneità alla guida.

 

 

Esistono ospedali che credono nel valore terapeutico delle bellezza. Certo, non potranno aiutarci a sconfiggere mali incurabili o alleviare le pene di una lunga e difficile degenza, ma almeno ci donano una speranza e risollevano il nostro umore dai turbamenti della malattia.

Negli ultimi anni le corsie di molti ospedali italiani si sono trasformate in piccoli musei e gallerie d’arte dove esporre opere creative e regalare una parentesi di bellezza ai pazienti ricoverati. E’ il caso, per esempio, dell’Ospedale Maggiore di Parma,  che ha inaugurato pochi giorni fa “Arte Hospitale” che raccoglie preziosi dipinti della collezione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria tra cui una “Madonna col Bambino”, stucco policromo della bottega di Antonio Rossellino.

Oppure ci sono artisti che allestiscono mostre personali come Luciano Tumiet, artista di Isola della Scala, con la propria Personale “Equilibri cromatici” nella Sala Mostre del Polo Confortini nell’ambito della fortunata rassegna L’Arte in Ospedale, che durerà fino al 14 maggio.

Anche all’Ospedale di Biella è stata allestita nei giorni scorsi una mostra intitolata Due ruote e una vetta e curata dal Team Dahu e dal Cai, che intende sottolineare il potere terapeutico della montagna e dell’esercizio fisico.

Infine, altro magnifico colpo d’occhio, è a Salerno nel bunker del reparto di Radioterapia Pediatrica presso l’azienda ospedaliera-universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. Qui è stato dipinto un acquario realizzato con il preciso scopo di regalare, almeno, una bella visione ai piccoli pazienti in terapia. Il grande murale a tema marino ricopre tutti i 200 mq del bunker ed è stato realizzato dall’artista Silvio Irilli.

Perchè gli ospedali non siano più luoghi infelici e bui, ma colorati e creativi, per donare speranza ai suoi abitanti.

Si celebra oggi, venerdì 28 aprile, la Giornata mondiale per la sicurezza e salute sul lavoro, promossa dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) con lo scopo di migliorare la prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. Secondo in dati Eurostat sugli infortuni mortali al lavoro (rilevazione anno 2014), i tassi di incidenza minori tra i Paesi dell’Unione Europea, si sono registrati nei Paesi Bassi (1,0 ogni 100 mila abitanti), in Grecia (1,2), in Finlandia (1,2), Germania (1,4) e Svezia (1,5). Mentre i più alti tassi di infortuni sul lavoro si sono rilevati in Romania (7,1), Lettonia (6,0), Lituania (5,6) e Bulgaria (5,4). A metà classifica si colloca l’Italia con tre morti sul lavoro ogni 100 mila abitanti.  Peggio dell’Italia vanno Spagna, Francia e Irlanda.

Secondo l’INAIL, i costi totali degli infortuni e delle malattie sul lavoro vengono spesso sottostimati perché alcuni costi sono esterni rispetto all’impresa, e perché alcuni costi interni sono difficili da quantificare o da riconoscere, come le ore perse, la perdita di produzione, la riduzione della capacità lavorativa e la diminuzione del tasso di attività. Si stima che i costi indiretti degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali possono essere da quattro a dieci volte superiori ai costi diretti. Secondo le stime dell’ILO, le ore di lavoro perse, il risarcimento dei lavoratori, l’interruzione della produzione e le spese mediche costano complessivamente il quattro percento del PIL globale (circa 2.800 miliardi di dollari). Di conseguenza, i costi umani e finanziari di questi incidenti quotidiani sono importanti e mettono in risalto il peso economico rappresento dall’inadeguatezza delle prassi relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro.

Sono ancora tantissimi i casi di morte che riguardano il mondo del lavoro e uno tra i settori più colpiti, è senza dubbio quello agricolo. Una delle cause principali di questi incidenti, che spesso provocano la morte, va ricercata nel ribaltamento dei mezzi agricoli. L’investimento, la caduta dal trattore e l’accensione da terra, invece, hanno un’ incidenza meno alta, ma sempre importante. Di non secondaria importanza è l’inadeguatezza dei mezzi agricoli, spesso troppo vecchi e privi della giusta manutenzione.

In occasione del Workers’ Memorial Day, si tengono in tutte le piazze italiane e in molte scuole, iniziative dedicate al tema della prevenzione e della salute sui luoghi di lavoro.

 

 

 

 

 

Amanti del caffè amaro, bollente, senza zucchero? Secondo una ricerca condotta dall’Università di Innsbruck, le preferenze verso i gusti amari sono indice di istinti psicopatici e narcisismo (nell’immagine di copertina il campione britannico di tuffi, Tom Daley, si fa un bagno nel caffè!).

Gli esperti hanno preso in esame oltre mille persone, a cui è stato sottoposto un test riguardante le preferenze dei gusti in tavola e la loro personalità: i risultati, spiegano i ricercatori, “forniscono la prova empirica che la preferenza per un gusto amaro è legata a tratti delle personalità malevoli, ambigui e con scarsa empatia verso il prossimo”.

Ad ogni modo il caffè resta una bevanda ricca di proprietà benefiche talvolta insospettabili: innanzitutto fa bene al cervello; previene il diabete; è un potente antiossidante e infine aiuta il fegato.

La caffeina se assunta in dosi limitate, stimola la corteccia cerebrale,  acuisce la concentrazione e la capacità di attenzione; assunta in dosi eccessive è causa di eccitazione e insonnia.

Inoltre ha effetto sui reni, aumentando la diuresi. Stimola l’attività cardiaca, alza la pressione, e ha un’azione dilatatrice dei bronchi. Numerosi gli effetti benefici sulla salute: il consumo di caffè è stato associato ad una riduzione dell’incidenza di alcuni tumori fra cui quello alla prostata e al colon-retto. La Harvard school of Public Health ha condotto una ricerca su uomini che bevevano più di 6 tazze al giorno di caffè. Il risultato riferito è una riduzione del rischio del cancro alla prostata del 60%. La caffeina esercita anche un’azione importante su bocca e denti: uno studio della Boston University condotto sull’osservazione di più di 1000 pazienti, sostiene che gli antiossidanti del caffè riducano la perdita ossea parodontale. Certo è che il caffè macchia i denti.

Attenzione però, col caffè bisogna andarci piano e non eccedere nel consumo, poiché specialmente nei soggetti predisposti può portare a disturbi da ansia, ipertensione, agitazione, nervosismo!

 

 

Oggi un europeo su tre risulta esposto a livelli sonori dannosi per la salute. Secondo l’OMS l’inquinamento acustico è tra i fattori ambientali il problema più grave per la salute umana dopo lo smog. Ed è stato scientificamente dimostrato che l’esposizione prolungata a rumore da traffico può arrivare non solo a disturbare il sonno, ma anche ad alterare le funzioni degli organi interni e contribuire a malattie cardiovascolari.

Il traffico stradale è una fonte primaria di rumore nelle città, dato che ogni giorno espone quasi 70 milioni di europeia livelli che superano i 55 decibel. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, un’esposizione prolungata a tali livelli può aumentare la pressione sanguigna ed essere causa di infarto. 

Circa 50 milioni di persone che vivono nelle aree urbane sono esposte a livelli eccessivamente elevati di rumore nelle ore notturne. Per 20 milioni il rumore dovuto al traffico notturno ha effettivamente un effetto nocivo sulla salute. Il problema più importante è la perdita del sonno. Per un sonno ristoratore, l’OMS raccomanda un rumore di fondo inferiore ai 30 decibel, con singoli rumori che non superano i 45 decibel.

L’Italia detiene ancora un volta un record negativo, uno di quelli di cui non andare fieri: tra tutte le città d’Europa è nel nostro Paese che si trovano le città con maggior inquinamento acustico, causato principalmente da motori di auto, scooter, mezzi pubblici, sirene e un uso sconsiderato dei clacson. Tutti fattori che possono incidere significativamente sulla qualità della vita di una città, al punte che uno studio ha dimostrato che il rumore del traffico genera stress e fa anche ingrassare.

Secondo quanto riferisce una rilevazione condotta da Amplifon, e pubblcata sul sito Datamanager, la maglia nera del rumore spetta a Palermo, con un picco massimo di 92,6 decibel: un livello talmente elevato da risultare quasi assordante.

Secondo i rilievi il rumore a cui siamo esposti parte da 82,2 decibel (49,4% contro una media del 42,9% di altri paesi europei). In cima alla classifica, accanto a Palermo, ci sono Firenze con 88,6 dB e Torino (86,8), seguite da Milano (86,4), Roma (86), Bologna (85) e Napoli (84,7). L’anno scorso a guadagnarsi un terzo posto nella classifica mondiale delle città più rumorose era Napoli, con un livello di inquinamento acustico inferiore solo a New York e Los Angeles.

Il record italiano è conteso solo dalla Francia (49,1% di esposti), mentre i più virtuosi risultano i Paesi Bassi (33,7%), forse anche perché da sempre prediligono come mezzo di trasporto la bicicletta. In Italia le strade più silenziose sono invece quelle di Catanzaro (75 dB), Bari (75,2) e Potenza (75,6).

Sobria, rispettosa e giusta. Sono questi i tre aggettivi che qualificano la mission di una rete di persone con esperienze e culture diverse, che hanno operato ed operano all’interno del mondo delle cure per la salute e che negli ultimi trent’anni hanno prodotto pensiero e ricerca sul sistema sanitario dal punto di vista organizzativo, strutturale, metodologico, economico, comunicativo.

Slow Medicine è un movimento fondato a Torino da professionisti ed operatori sanitari fedeli ad un’idea di cura basata sulla sostenibilità, sull’equità, sull’attenzione alla persona e all’ambiente. 

E i fondatori descrivono questo movimento così: “Slow Medicine ha l’obiettivo di coinvolgere professionisti sanitari, associazioni di professionisti, cittadini, associazioni di pazienti e di familiari in un laboratorio in progress di progettazione di buone pratiche di aiuto e di cura. In questo senso definiamo Slow Medicine una rete di idee in movimento, che si avvale della prospettiva sistemica, del counselling, della medicina narrativa, dei principi del design, dell’educazione degli adulti e degli strumenti per la qualità per attivare momenti di confronto, partecipazione e progettazione collaborativi fra operatori e cittadini interessati alla propria salute, e per realizzare in concreto una modalità di cura più sobria, più rispettosa, più giusta”.

Il prof. Marco Bobbio, cardiologo e autore del libro “Troppa Medicina” (Einaudi), si domanda: “Quanta medicina ci serve?”. E intervistato da Corrado Augias nella trasmissione Quante Storie (Rai Tre), spiega che “non ci sono terapie universali valide per tutti i pazienti, ma un buon medico deve mettersi in ascolto del paziente e scegliere la terapia più ideonea per la sua sensibilità, ansia, patologie…senza esagerare con la prescrizione di farmaci ed esami perchè possono far male”.

“Il rischio con gli esami – aggiunge il prof. Bobbio – è che ci si lasci prendere la mano e avviluppare nella cosiddetta Sindrome di Ulisse, e si comincia a navigare e navigare prima di arrivare ad Itaca e sentirsi sani”.

L’evidenza clinica dimostra che la mitologia del check up, del controllo costante dei parametri della salute media oltre i quali inizia il patologico, ingenera ansia, alimenta l’angoscia circa il proprio reale stato di salute, produce rischi materiali e infine, determina quella progressiva erosione della fiducia nella medicina e nella diagnostica che ci porta a consultare diversi specialisti e a fare esami su esami.

Come ha commentato la giornalista Daniela Ranieri recensendo il libro del prof. Bobbio sul Fatto Quotidiano: “Abbiamo creato una società medicalizzata e ospedalizzata in cui, mentre i servizi viagra pas cher esenziali urgenti sono sempre più scadenti, si diffonde una specia di caccia al tesoro di sintomi di malattie che non sono tali ma costituiscono variazioni naturali rispetto alla norma”.

 

 

 

 

Si moltiplicano in Italia le iniziative in favore della salute delle donne per la Giornata Mondiale della Festa della Donna. Molti ospedali e strutture mediche, infatti, offrono controlli gratuiti previa prenotazione: dai pap test gratuiti offerti dai laboratori di Artemisialab, ai controlli ginecologici e check up per l’osteoporosi e altre patologie presso la struttura Humanitas San Pio X di Milano.

Sabato 4, domenica 5 e l’8 marzo, in oltre 5000 piazze italiane, torna la Gardenia di Aism, la tradizionale manifestazione di solidarietà promossa dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aism) e per sostenere la ricerca c’è anche l’sms solidale al 45520 con cui fino all’8 marzo si potrà donare 2 euro. Anche lo sport si fa promotore di questa campagna di prevenzione con numerose iniziative. A Bergamo, per esempio, ben cento visite gratuite di prevenzione del tumore al seno sono previste per le tifose dell’Atalanta discount viagra che saranno presenti alla partita di domenica contro la Fiorentina. Ata (Associazione Tifosi Atalantini) – in collaborazione con ACP, LILT e Humanitas Gavazzeni – porteranno avanti un’azione importante di sensibilizzazione di prevenzione del tumore al seno proprio allo stadio, in prossimità delle varie postazioni d’entrata.

Del resto le donne italiane, nella sorprendente misura del 90%, si impegnano a migliorare il proprio benessere fisico, affidandosi (40%) a moto e attività sportiva e, in pari misura, a una corretta alimentazione.  Questi è quanto emerge grazie alla ricerca su “Donne, Sport, Salute e Benessere” condotta dalla Doxa.

Da questo fitto programma di visite e controlli per la prevenzione, non sono certo escluse le detenute. A Cagliari, per esempio, anche quest’anno si terrà l’8 marzo l’incontro con le detenute “Un sorriso oltre le sbarre” con un focus particolare verso la salute. È in fase di definizione un programma per realizzare una visita senologica.

Non mancano iniziative di solidarietà a favore dei poveri e delle fasce disagiate: a Roma con la collaborazione del Vicariato e della Caritas Diocesana, Artemisia Onlus si dedicherà alla prevenzione gratuita.

Tanti buoni motivi per chiedere più salute e meno mimose.

Il bando della Regione Lazio per assumere due ginecologi non obiettori di coscienza, è diventato un caso nazionale. E ha attirato gli strali della CEI e della Ministra alla Sanità, Beatrice Lorenzin, che ritengono si tratti di una “forzatura abortista” in contrasto con lo spirito della legge 194 del 1978. Questa legge – ricordiamolo – “garantisce alle donne la possibilità di abortire gratuitamente in tutti gli ospedali italiani“, entro i primi 90 giorni oppure entro il quinto mese se si tratta di un aborto terapeutico.

Senza scendere nel vivo delle polemiche che rischiano di riproporre antichi schemi ideologici, soffermiamoci a ricordare i fatti. E i numeri. Che descrivono il fenomeno in tutta la sua preoccupante gravità: nell’ultimo anno si sono registrati in Italia oltre 50.000 aborti illegali a causa degli obiettori di coscienza.

La comunità scientifica nazionale sta assistendo ad una drammatica involuzione dei servizi medici prestati alle giovani donne italiane. L’Italia si è ammalata di obiezione di coscienza: più dell’80% dei ginecologi è obiettore. “La regione con più alto numero di obiettori è il Molise con l’85,7% di medici obiettori, seguito dalla Basilicata dove sono l’85,2%, quindi dalla Campania con l’83,9% e dalla Sicilia con l’80,6%. In tutto il paese la percentuale non scende mai al di sotto del 50%, tranne per la Valle d’Aosta dove gli obiettori sono il 16,7%. A Bari gli ultimi due medici che facevano interruzioni di gravidanza hanno deciso di abbandonare il reparto, a Napoli il servizio viene assicurato soltanto da un ospedale in tutta la città”, secondo dati ufficiali ripresi dal Blog di divulgazione scientifica, La Medicina in uno Scatto.

Il risultato è che oggi in molti ospedali italiani a causa dell’assenza di ginecologi non obiettori, molti reparti per l’interruzione volontaria di gravidanza sono stati smantellati. Nel caso delle minorenni, la legge le tutela affermando che possono abortire ma con il consenso del giudice tutelare e facendosi accompagnare dai genitori.

È inquietante il modo in cui la gente si aspetta che le donne debbano affrontare questa esperienza. Il messaggio è chiaro: se il bambino muore, dovete soffrire in silenzio” – ha dichiarato qualche tempo fa la giornalista britannica Janet Murray in una video testimonianza diffusa dal The Guardian, che ha fatto il giro del mondo.

Dall’altra parte dell’Oceano, invece, il presiedente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel suo terzo giorno di presidenza, ha firmato una serie di ordini esecutivi tra cui quello volto a ripristinare la cosiddetta Mexico City Policy, impedendo così alle organizzazioni internazionali non governative impegnate nel fornire servizi alle donne che decidono di abortire, di ricevere finanziamenti dal governo degli Stati Uniti.

L’aborto non in sicurezza rimane la principale causa di morte delle donne in età fertile nel mondo. Secondo le stime sono oltre 43mila le donne morte così nel mondo nel 2013, pari al 14,9% di tutte le morti materne. Ecco perché un network di 1.800 gruppi e associazioni di 115 Paesi ha avviato una campagna per chiedere alle Nazioni Unite di riconoscere il 28 settembre come data ufficiale per il diritto all’aborto sicuro, con una lettera al segretario generale Ban Kii-Mon.