Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità moltissime malattie potrebbero essere evitate grazie ad un’alimentazione equilibrata, sana e varia.

Uno degli alimenti che contribuisce al nostro benessere è sicuramente l’olio extravergine d’oliva perché è ricco di elementi preziosi per la nostra salute. Attenzione però, non bisogna superare le dosi giornaliere consigliate, di circa 20g al giorno e cioè 2 o 3 cucchiai al dì.

L’olio extravergine infatti, come tutti gli oli, è composto al 99,9% da grassi ma, per via del maggior contenuto in acido oleico, risulta essere l’olio più digeribile. Nonostante questo rimane un alimento calorico, in un solo cucchiaio ci sono 89.9 Kcal. Ma non è vero che fa ingrassare, anzi, se si seguono le dosi consigliate aumenta il senso di sazietà, rende più buone le verdure con fibre e abbassa l’indice glicemico di un pasto. Inoltre, sfatiamo il mito che se consumato a crudo è più dietetico ma, si preservano semplicemente le preziose molecole che lo compongono.

Acido oleico, polifenoli e vitamina E sono le principali sostanze responsabili dei benefici dell’olio extravergine di oliva:

  • L’acido oleico protegge la salute delle cellule che si trovano nel pancreas molto importanti per il controllo del diabete;
  • I polifenoli e la vitamina E sono ottimi antiossidanti e anti-infiammatori;
  • L’ acido oleico interferisce positivamente sul metabolismo del colesterolo; fa in modo che non ci siano troppe variazioni dei livelli del colesterolo nell’organismo;
  • I polifenoli aumentano la quantità di colesterolo buono;
  • i polifenoli, l’acido oleico e lo squalene (prezioso antiossidante dell’olio) prevengono e combattono alcuni tumori;
  • Gli acidi grassi monoinsaturi e alcune molecole polifenoliche e pigmenti che dell’olio extravergine di oliva agiscono per prevenire l’osteoporosi;
  • I polifenoli contribuiscono a proteggere l’intestino;
  • Per i bambini è ancora più prezioso perchè nei primi anni di vita Il fabbisogno calorico di grassi è più elevato. Inoltre l’olio evo è l’unica fonte discreta di omega-3 prima dell’introduzione del pesce

Basti pensare che l’EFSA ha approvato un “claim sulla salute” da apporre sul prodotto, con il quale si riconosce l’effetto positivo di alcuni composti polifenolici. Ma attenzione le preziose molecole e quindi tutte le importanti proprietà sopra elencate si hanno solo se l’olio extravergine è di eccellente qualità e cioè ad esempio se dalle analisi sensoriali si evince che è fruttato, amaro e piccante, se dalle analisi chimiche risulta avere un elevato contenuto di polifenoli, una bassa acidità e un basso numero di perossidi, se è estratto a freddo, ecc…

Purtroppo per legge il produttore non è obbligato a riportare queste informazioni, quindi il consumatore si trova spesso a dover scegliere non sulla base della qualità dei prodotti in commercio ma basandosi su altri fattori come pubblicità, passa parola, ecc…

Sarebbe sempre opportuno conoscere i parametri sensoriali e chimici, prima di scegliere quale olio extravergine comprare e per farlo, ad esempio, si possono consultare le classifiche degli oli extravergine di oliva, create dagli esperti di Wikonsumer.org

 

 

 

Le bugie nel carrello e le aggressive tattiche di marketing del ventesimo secolo hanno obnubilato il giudizio critico dei consumatori in quanto tali. Per questo, da qualche tempo è nata una
nuovissima guida on-line degli alimenti. Dall’ idea di due ingegneri e un tecnologo alimentare pugliesi con l’obiettivo di aiutare i consumatori moderni a scegliere in maniera consapevole e i produttori di qualità a farsi trovare. Un algoritmo innovativo è stato studiato per classificare e valorizzare le caratteristiche più ricercate dai consumatori e quelle che ne determinano l’ eccellenza. Il cibo è una prerogativa essenziale per la nostra vita, ma ci racconta anche la storia di un territorio e di una biodiversità. Serve dunque consapevolezza su ciò che doniamo al nostro corpo, ma
soprattutto più informazione per il consumatore e una maggiore tracciabilità per i piccoli produttori di eccellenza. Con questo intento nasce Wikonsumer.org, l’evoluzione del consumatore consapevole. Si tratta della prima guida on-line degli alimenti, nata con l’obiettivo di aiutare i consumatori moderni a scegliere in maniera consapevole e i produttori di qualità a farsi trovare.
L’idea nasce in Puglia da un gruppo di ingegneri pugliesi (marito e moglie) e da un tecnologo alimentare che dopo una lunga fase di progettazione hanno dato vita ad un vero e proprio punto
di incontro tra domanda e offerta di qualità. Spesso i consumatori hanno davvero poche informazioni per scegliere un prodotto. Le informazioni necessarie non sono riportate in etichetta e quando ci sono, sono difficili da interpretare. Dall’altro lato i piccoli produttori di eccellenza spesso non riescono a valorizzare le qualità dei loro prodotti e per farlo non sfruttano a sufficienza i canali digitali. Questi produttori non hanno i mezzi per raggiungere i grandi canali, pagare costose agenzie e conquistare fette di mercato. L’obiettivo principale di Wikonsumer.org è rendere il consumatore sicuro rispetto a ciò che sta leggendo e coinvolto pienamente in quello che non è un semplice sito ma un esperimento sociale che cambia completamente l’approccio alla produzione dei contenuti attraverso la mobilitazione dell’intelligenza collettiva. Su Wikonsumer.org i prodotti sono classificati attraverso un innovativo algoritmo in grado di valorizzare le caratteristiche più ricercate dai consumatori e quelle che ne determinano l’ eccellenza. Attraverso la stretta collaborazione di una community di esperti di alimentazione e tecnologie alimentari i prodotti presenti su Wikonsumer.org vengono revisionati e controllati circa la veridicità delle informazioni. Lo staff ed i revisori controllano che ad ogni affermazione presente nell’ articolo corrisponda una fonte scientifica ed attendibile attraverso un format collaborativo che utilizza la tecnologia wiki, permettendo agli esperti del settore e agli utenti finali di definire assieme, in maniera strutturata ed ordinata, quali sono i migliori prodotti e perché. Esperti e consumatori collaborano alla realizzazione di articoli e classifiche, attraverso un processo chiamato peer review, (revisione tra pari), ottenendo così contenuti chiari, completi e scientificamente attendibili. “La mia passione per il consumo consapevole si è trasformata in una necessità con la nascita delle mie due gemelle – spiega Antonella Fasano, Ceo & Founder di Wikonsumer.org. “che mi ha spinto a voler scegliere con consapevolezza quale prodotto in commercio acquistare. Da qui ho scelto di costruire Wikonsumer.org, la guida alla scelta degli alimenti. Da subito si sono uniti al team mio marito Paolo Pannarale, ingegnere informatico, e Marco Montemurro, tecnologo alimentare. Ma i veri protagonisti di Wikonsumer.org sono i membri della community: nutrizionisti, tecnologi, ricercatori e consumatori, da tutta Italia, che mediante un innovativo sistema di gestione dei contenuti realizzano in maniera collaborativa guide alla scelta e classifiche dei prodotti in
commercio. I contributori sono esterni ed indipendenti e le scelte importanti vengono condivise con la community: questo rappresenta una garanzia per i consumatori. Il lavoro dei contributori
diventa patrimonio della collettività, perché è rilasciato con licenza open”. Oggi gli esperti di Wikonsumer hanno completato le Guide e le Classifiche di 7 categorie come l’Olio EVO, le Farine, Birra, il Latte di Soia, il Latte di Mandorla, il Burro Vegetale e le Mandorle. Tra i progetti futuri di www.Wikonsumer.org c’è spazio per il coinvolgimento di nuovi produttori, anche quelli meno noti, ma probabilmente più meritevoli, che potranno avere la possibilità di farsi conoscere mediante scheda prodotto dettagliata e prove assaggio. In programma l’ampliamento ad altre categorie come vino, pasta, legumi, te-tisane-infusi, caffè e acqua, per fare in modo che tutti i consumatori possano finalmente fare una spesa sempre più consapevole.

“Rimorchiare” è un arte, ma come per tutti i tipi di talenti, c’è chi ci nasce e chi di propria indole fa un più fatica. Oltre al carattere, che sicuramente è un fattore predominante in questo talento, diversi studi medici hanno evidenziato come la predisposizione ad essere spigliato verso il sesso opposto, dipende anche da un fattore ormonale.

Siete dei timidoni? Arrossite solo all’idea di approcciarvi a qualcuno? Beh, abbiamo una buona notizia per voi. Alcuni ricercatori hanno scoperto una sostanza che potrebbe rendervi molto più spigliati: la kisspeptina. Questa è una molecola a base di ormoni che prende il nome da un dolce tipico della città di Hershey (Pennsylvania) – i “baci di cioccolato”, dove la kisspeptina è stata scoperta.

Già in precedenza, studi su tale molecola, avevano dimostrato che la kisspeptina è in grado di attivare circuiti neuronali associati all’eccitazione sessuale, lavorando sull’ipotalamo (struttura del sistema nervoso centrale) e arrivando alle gonadi (testicoli e ovaie) stimolando la produzione degli ormoni della riproduzione sessuale. Ma è solamente con le ultime indagine che hanno elaborato una teoria ancor più interessante.

Questa molecola infatti potrebbe essere in grado di attivare anche recettori posti nell’amigdala, nel sistema limbico generale (il nostro deposito delle emozioni), riducendo l’ansia e favorendo l’intraprendenza. In altre parole, semplificando un po’, chi l’assume risulterebbe un po’ meno imbranato nel fare avances e sarebbe indotto a proporsi in modo un po’ più ardito al “gentil sesso”. Una sorta di elisir naturale per trasformarsi da imbranato a perfetto playboy spigliato.

L’importante scoperta è stata fatta attraverso dei test del dottor Adekumbi  e dai suoi colleghi del King’s College di Londra. La sperimentazione su alcuni topi maschi ha evidenziato che la kisspeptina effettivamente incrementava la loro propositività verso le femmine regalandone evidenti ” per lunghi intervalli di tempo, successivi alla somministrazione.

La somministrazione secondo i ricercatori potrebbe in futuro rivelarsi importante per risolvere problemi di disfunzione erettile. Che la kisspeptina possa realmente fare andare in pensione la famosa pillola blu? L’ansia e lo stress infatti vengono identificati nel 90% dei casi il principale motivo dei problemi a letto. In un colpo solo questa molecole potrebbe aiutare a superare le paturnie ed ansie della vita quotidiana, favorendo una maggior tranquillità anche nei rapporti interpersonali.

Quello che è certo è che la kisspeptina funziona già per i trattamenti di donne non più fertili a causa di menopause precoci o rallentamenti ormonali (circa l’8% delle donne che non riescono da avere figli): in questi casi la somministrazione della molecola è in grado di restituire l’ovulazione, dimostrandosi una terapia più efficace dell’iperstimolazione ovarica.

Fonte: Focus.it

Sembra essersi affievolita la polemica intorno ai vaccini. La legge che li ha resi obbligatori per l’accesso alle scuole ha creato non poco rumore, con conseguenti polemiche e persone in piazza protestanti e rivendicando un concetto in particolare: la libertà di scegliere (se vaccinarsi o meno). E’ assolutamente legittimo pretendere di poter scegliere come e se curarsi, quello che spesso si dimentica da parte dei no vax è che la loro scelta può danneggiare il prossimo.

I dati parlano chiaro. I vaccini nel corso della storia hanno debellato ed arginato malattie terribili, ed ancor oggi non hanno smesso di avere numeri altissimi di vantaggi. Dall’inizio del millennio ad oggi, le vaccinazioni contro il morbillo hanno salvato 20,4 milioni di vite: a testimoniare, cifre alla mano, l’importanza assoluta dell’immunizzazione contro questa malattia – i cui effetti vanno ben al di là di uno sfogo cutaneo – è un’analisi dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) americani.

Nel 2000, morivano di morbillo 550 mila persone ogni anno. Nel 2016, i decessi sono stati 90 mila: un numero ancora troppo alto, ma i progressi sono stati enormi, e dovuti a un programma di eradicazione globale supportato dall’OMS.

Per dimostrare gli effetti della vaccinazione, i CDC hanno calcolato il numero di vittime odierne dell’infezione, e di quelle che ci sarebbero state senza la massiccia campagna vaccinale messa in campo dall’OMS. Senza l’immunizzazione contro il morbillo, nel 2000 la conta annuale di morti per la malattia sarebbe stata di 1,3 milioni di persone. Nel 2016, senza il programma vaccinale, le  vittime sarebbero arrivate a oltre 1,5 milioni all’anno. In totale, secondo le stime dei ricercatori, le vite salvate sono state 20,4 milioni.

Veniamo al bel paese. Solo quest’anno si sono registrati 4.775 casi di cui 4 decessi (dati dell’Epicentro dell’Istituto superiore di sanità aggiornati al 29 ottobre 2017). L’88% dei pazienti contagiati non era vaccinato, e il 6% aveva ricevuto soltanto una dose su due del vaccino.

Ora, ad ognuno la sua libertà, ma leggere un pò di dati non farà di certo male nella “scelta finale”.

Fonte: Focus.it

Gioite signori, gioite, per una volta non siamo nè i primi nè gli unici nella graduatoria di un disservizio ospedaliero. No…in realtà però non c’è (ancora) molto di cui gioire.

Secondo una ricerca condotta in tutta Europa sui tempi di attesa per accedere alle visite mediche, si è evinto che molti dei sistemi sanitari del vecchio continente non hanno saputo trovare i giusti accorgimenti per evolvere le pesanti burocrazie alla loro base. Ci sono però delle mosche bianche come Francia e Portogallo, che hanno saputo evolversi più in fretta, e dalle quali potremmo prendere importanti spunti per migliorare. Andiamo nello specifico a vedere com’è la situazione europea:

Regno Unito

Le procedure cardiologiche hanno visto aumentare i tempi di attesa e un paziente su dieci lamenta l’aumento dei tempi d’attesa per la cura dei tumori. Fino ad un terzo dei pazienti prevede di rivolgersi al settore privato.

Danimarca

Dal 1 ottobre 2007, se il tempo di attesa per il trattamento è superiore ad un mese, i pazienti danesi possono scegliere un ospedale privato in Danimarca o un ospedale all’estero.

Finlandia

Lunghe liste d’attesa per la chirurgia elettiva erano tipiche in Finlandia nel corso degli anni 2000. Una riforma dei tempi di attesa e’ in vigore dal marzo 2005, finalizzato a  garantire la parità di accesso e criteri di assistenza alle cure non-urgenti a tutti i cittadini.

Risultato: la considerazione per i gruppi di intervento chirurgico con lunghi tempi di attesa è stata prioritaria In alcuni gruppi il tempo medio di attesa è diminuito senza un aumento degli interventi. Pertanto, l’aumento del numero di interventi non era l’unico modo per ridurre il tempo di attesa. Il controllo delle liste di attesa e l’utilizzo di criteri più stretti per l’intervento chirurgico riduceva il numero dei pazienti in attesa
diminuendo quindi i tempi medi di attesa.

Austria

La mancanza di un sistema ufficiale di controllo dei tempi di attesa e la riluttanza degli ospedali a consentire l’accesso ai dati del paziente ha reso, in partenza l’ argomento molto complicato.

C’è troppo poco coordinamento e trasparenza per ottimizzare i tempi di attesa. Ad alcuni pazienti della nostra indagine sono stati offerti tempi di attesa più brevi in cambio di pagamenti informali o visite nello studio privato.

Ci sono grandi differenze nei tempi di attesa rispetto al tipo di operazione (chirurgia della cataratta, sostituzione dell’anca, sostituzione dell’articolazione del ginocchio) tra e all’interno delle regioni. Secondo tutte le aziende ospedaliere, esistono tempi di attesa per le operazioni alla cataratta, per interventi di chirurgia dell’anca e del ginocchio comuni.

Tuttavia, solo le aziende ospedaliere di Stiria e Alta Austria sono state in grado di fornire dati esatti.

Svezia

Le lunghe liste d’attesa sono il risultato più problematico, nel tentativo di contenere i costi. La Svezia ha adottato un nuovo sistema di assistenza sanitaria, che ha permesso la privatizzazione della sanità, consentendo ai medici e agli ospedali di avere più controllo sulle decisioni mediche, e garantire ai pazienti la possibilità di scegliere il proprio medico.

Attraverso la libera concorrenza di mercato, la Svezia sperava di diminuire le liste di attesa, pur contenendo i costi. I primi risultati sono stati positivi, le liste di attesa erano diminuite e la spesa teneva. Tuttavia, il libero mercato nel lungo periodo non ha funzionato in modo efficiente. Le liste d’attesa, insieme ai costi, hanno ricominciato a salire, riducendo la qualità delle cure che i pazienti potevano ricevere.

Secondo una legge sanitaria entrata in vigore nel luglio 2010, gli svedesi dovrebbero essere in grado:

  • di vedere un medico entro sette giorni in una clinica finanziata con mezzi pubblici;
  • non dovrebbero attendere più di 90 giorni per vedere uno specialista;
  • qualsiasi trattamento prescritto dovrebbe essere fissato entro 90 giorni dopo la
    visita dello specialista.

Spagna

E’ stato approvato in Parlamento un regio decreto che stabilisce che nessun paziente deve attendere più di 6 mesi per un intervento chirurgico.

Le operazioni specificamente menzionate nel decreto sono le procedure cardio-vascolari, cataratta, protesi d’anca e di ginocchio, che hanno tradizionalmente tempi più lunghi di attesa

Portogallo

Liste di attesa assenti.

Francia

Attualmente non esiste il problema delle liste d’attesa (ad eccezione degli interventi oftalmici). Il 70% degli interventi chirurgici e’ effettuato in strutture private. Il 90% dei cittadini e’ coperto da un’assicurazione privata.

Germania

Il Paese ha più del doppio di ospedali per 1000 abitanti degli USA. Le strutture sanitarie tedesche trattano ciascuna quasi il doppio dei pazienti degli ospedali degli USA.

Negli ospedali tedeschi per acuti i pazienti con assicurazioni cialis forum private hanno tempi di attesa significativamente più brevi dei pazienti con copertura sanitaria pubblica.

Dato che vi e’ poca trasparenza, non sappiamo se la discriminazione nei tempi di attesa porta anche a discriminazione nella qualità del trattamento.

Belgio

Non esistono vere e proprie liste d’attesa per un ricovero in Belgio, e questo soprattutto perché molti dei medici hanno un rapporto di lavoro autonomo ed hanno forte voce in capitolo nella gestione dell’ospedale. Il numero dei chirurghi è elevato.

Non c’è un vero e proprio “Sistema Sanitario Nazionale”, ma un Fondo nazionale della previdenza sociale che retribuisce il personale sanitario autonomo e dipendente allo stesso livello e per gli stessi importi. Per ogni atto sanitario il paziente deve pagare una quota di tasca propria corrispondente al 15% della tariffa, ma fino ad un importo
limitato.

Portogallo e Francia i due paesi virtuosi che hanno abbattuto questo fenomeno.

Analizziamo il modello adottato in Portogallo.

Per ridurre i tempi d’attesa negli ospedali, il Portogallo ha adottato un modello che funziona e che trasforma le liste d’attesa in tempi d’attesa con diritto per il malato a un voucher da utilizzare in qualunque struttura pubblica se non viene operato nei termini previsti. In questo modo ci guadagnano sia i pazienti che gli ospedali.

Il Portogallo, come l’Italia non ha molte risorse per finanziare il suo Servizio Sanitario Nazionale (spesa sanitaria pro-capite: €2.150 – €2.446  in Italia).

Negli ultimi decenni sono adottati numerosi provvedimenti, molti dei quali costosi ed inefficaci, con l’obiettivo specifico di ridurre le liste di attesa, nessuno però ha portato ai risultati sperati.

Nel 2004, però nasce una nuova prospettiva: il SIGIC (Sistema Integrado de Gestão de Inscritos para Cirurgia).

Un nuovo approccio che si avvale di un potente sistema informatizzato che raccoglie in maniera trasparente e sicura (in termini di privacy) tutti i dati su tempi di attesa,  volumi di prestazioni e performance degli ospedali pubblici e privati.

Il principio alla base del SIGIC è che se un paziente non è operato entro il tempo prefissato ha diritto ad un voucher con cui può essere trasferito ad un qualsiasi altro ospedale (pubblico o privato del Portogallo) ed essere operato (sempre gratuitamente)  nei tempi prestabiliti.

Il vantaggio per i pazienti è evidente: una volta raggiunto il 70% del tempo massimo di attesa per il loro intervento nel loro ospedale di riferimento, possono chiedere di essere trasferiti ad un’altra struttura pubblica o privata ed essere operati immediatamente.

Ma cosa ci guadagnano gli ospedali ad essere efficienti aldilà di una buona reputazione? 

La risposta è semplice: se un ospedale opera un paziente di sua pertinenza, questo viene rimborsato in base al DRG corrispondente.

Se un paziente non è operato entro un tempo prestabilito (che varia a seconda della procedura e delle condizioni del paziente), ha diritto a spostarsi e scegliere attraverso il sistema informatico un qualsiasi altro ospedale che ha una buona performance ed un tempo di attesa inferiore.

L’ospedale che accoglie il paziente trasferito guadagna i soldi del rimborso che non andranno più all’ospedale di pertinenza ma al nuovo ospedale in cui il paziente è stato operato.

I soldi “viaggiano” con il paziente trasferito che costituisce una fonte di guadagno extra per gli ospedali più efficienti e clinicamente efficaci.

Dal 2012, è stata introdotta una penale del 10% del rimborso per gli ospedali che non riescono a rispettare i “tempi giusti”, che diventa un incentivo in più per migliorare e “trattenere” i loro pazienti.

Un sistema che ha azzerato le liste d’attesa in Portogallo.

I risultati del SIGIC:

  • in cinque anni il tempo medio di attesa per una operazione chirurgica elettiva si è ridotto del 63%, da una media di otto mesi a soli tre mesi.
  • Il numero di interventi fatti nelle strutture pubbliche e private è aumentato del 40% senza conseguenze per la qualità della performance.
  • Nonostante un iniziale scetticismo nei confronti delle strutture pubbliche, si è osservato che non c’è mai stato, neanche agli inizi del programma, un esodo di massa dal pubblico al privato per i pazienti che avevano sforato i tempi di attesa.
  • Tutte le strutture sia pubbliche che private hanno risposto al SIGIC aumentando la produttività per i pazienti di pertinenza durante l’orario lavorativo regolare ed in più hanno accresciuto la capacità produttiva aumentando le ore extra di lavoro per i pazienti trasferiti (intra moenia).
  • Il privato ha assorbito il restante della domanda in eccesso.

Il cambiamento è alla portata e non di difficile realizzazione anche in Italia. Auspichiamo che anche da noi si possa assistere a questa svolta.

 

Fonte

Nursetime.it

 

L’atrofia muscolare spinale (SMA) è una malattia neuromuscolare ereditaria causata dalla delezione e/o mutazione del gene SMN1 (fattore di sopravvivenza dei motoneuroni). Questo gene è responsabile della produzione di una proteina essenziale al corretto funzionamento dei motoneuroni. Le persone mancanti di entrambe le copie del gene SMN1 sviluppano la malattia, mentre i portatori sani sono mancanti di una copia soltanto.

Esiste un gene molto simile al SMN1, chiamato SMN2, che è posseduto anche dalle persone affette da SMA. Purtroppo il gene SMN2 è differente quanto basta per non produrre una quantità sufficiente della proteina. La mancanza di questa proteina causa la degenerazione dei motoneuroni del midollo spinale, portando alla SMA. Non è possibile immettere semplicemente la proteina nel sangue o nel muscolo, oppure mangiarla; essa è prodotta all’interno delle singole cellule per un uso all’interno delle stesse. Tuttavia se il gene SMN2 potesse in qualche modo essere modificato per produrre la proteina in sufficiente quantità, questo porterebbe a un’efficace terapia della SMA.

Per vedere come questo potrebbe essere fatto, occorre capire qualcosa di più in merito alla struttura dei geni e sulla sintesi delle proteine. Normalmente un gene è composto da esoni (la parte più importante del gene, che codifica la proteina) e introni (la porzione non significativa, di “riempimento”, che è eliminata nel processo di splicing). Il DNA (che include introni ed esoni) è trascritto in RNA, che in questo primo stadio contiene la stessa struttura esoni-introni del DNA. In un secondo stadio gli introni sono eliminati e gli esoni sono uniti assieme formando il mRNA. L’mRNA codifica la proteina. Le proteine formano, supportano e sostentano le cellule. Ci sono milioni di diverse proteine, ciascuna con un suo preciso utilizzo nei vari tipi di cellule.

Ma in che cosa i due geni, SMN1 e SMN2, sono simili e in che cosa differiscono?
Il gene per la SMN include 9 esoni (1, 2a, 2b, 3, 4, 5, 6, 7, 8). Mentre l’mRNA del gene SMN1 contiene tutti i 9 esoni (full-length SMN1), l’SMN2 produce mRNA che difetta dell’esone 7 (SMN2D7) e quindi la proteina dell’SMN2 è troncata (accorciata). Ma proprio l’esone 7 codifica una parte essenziale della proteina, quella che le consente di legarsi in più copie. Infatti per funzionare correttamente i monomeri SMN (singole copie della proteina) devono legarsi assieme per formare oligomeri (multiple copie della proteina).
In termini semplicistici si può dire che l’SMN2 è privo di una parte molto importante – un determinato esone – che permette alla proteina risultante di unirsi in più copie onde funzionare correttamente.

Nel 1999 è stato identificato il motivo del differente processo di splicing nei geni SMN1 e SMN2. Normalmente all’interno della cellula avviene un complesso meccanismo di formazione dell’RNA dal DNA, con conservazione delle porzioni significative e eliminazione di quelle non significative. Tuttavia, a causa di un singolo errore (uno scambio di nucleotide) nell’esone 7, questo meccanismo non funziona perfettamente e il gene SMN2 produce soltanto circa il 30% della proteina correttamente. Ma questo 30% è identico alla proteina codificata dal gene SMN1.

Le persone con la SMA non hanno copie del gene SMN1, ma posseggono il gene SMN2. Questo significa che nei pazienti SMA la produzione della corretta proteina SMN è molto inferiore che negli individui sani, ma comunque sufficiente per il corretto funzionamento di quasi tutte le cellule del corpo umano, non sufficiente però per i motoneuroni del midollo spinale che degenerano, portando alla debolezza e all’atrofia dei muscoli volontari. C’è inoltre una chiara correlazione tra il numero di copie del gene SMN2 e la severità della malattia: più copie possiede il paziente SMA e più lieve è il fenotipo, cioè meno severa è la malattia (ecco perchè i topi SMA senza il gene SMN1 ma con 8 copie del gene SMN2, non sono affetti dalla SMA).

Un pò di alcool non ha mai fatto male a nessuno, tanto alcol beh…si. In quanto blog di salute vi consigliamo di bere responsabilmente, che ci si può divertire anche senza essere ubriachi e blablabla, ma sappiamo che se volete bere non ascolterete certo noi, l’importante è che siate responsabili e non guidate.

Bando alle ciance, raccomandazioni da nonna fatte, è arrivato il momento di darvi 5 pratici consigli post sbornia:

  1. ACQUA – Vi sembrerà banale, e lo è infatti ma se l’alcol è il “male”, l’acqua è il “bene”. Per aiutare il processo di disintossicazione è sempre bene bere molta acqua, prima, durante e dopo che state assorbendo alcol. Prima di andare a letto, bevetene due bicchieri abbondanti. Al mattino, idratatevi di nuovo. Visto che a causa dell’alcol il vostro organismo non solo si è disidratato, ma ha anche perso molte sostanze nutritive, potete pensare di aggiungere un pizzico di sale nell’acqua.
  2. BANANE Potassio ragazzi, potassio is the way. Bere acqua e mangiare una o due banane vi permetterà di reidratarvi e reintegrare potassio, limitando le vertigini che in parte sono dovute proprio a questa carenza.
  3. ZENZERO Avete presente il nero che sta bene su tutto? Lo zenzero è il suo equivalente in radice.  Allevia e disinfiamma. In questo caso specifico, vi aiuterà a limitare le nausee derivanti da un eccesso di alcol. Preparate una tazza di infuso allo zenzero: tagliate 10 fettine di radice fresca, e mettetele in un po’ d’acqua. Fate bollire per 10 minuti, filtrate e bevete. L’aggiunta di limone e miele conferirà un gusto più piacevole e bilancerà i livelli di zucchero nel sangue.
  4. SPREMUTE & SUCCHI Un buon succo di pomodoro (il Bloody Mary non vale), ananas, mele o mirtillo aiuteranno ad avviare il processo di recupero del nostro organismo, agevolando l’espulsione delle tossine prodotte dal consumo di alcol. Il licopene contenuto nei pomodori in particolare, è un potente antiossidante e riduce l’infiammazione causata dall’abuso di alcol. Inoltre, è molto salutare per il fegato.
  5. FARINA D’AVENA Una ciotola di farina d’avena calda vi fornirà i nutrienti essenziali come la vitamina B, il calcio e il magnesio. L’avena è molto importante, perché aiuta il nostro organismo a espellere gli acidi, fornendo anche una buona dose immediata di energia.

Il singhiozzo è un fenomeno dovuto a contrazioni ripetute e involontarie del diaframma, il muscolo che si contrae durante l’inspirazione e si distende durante l’espirazione. La causa scatenante è l’irritazione del nervo frenico, deputato proprio http://www.viagrabelgiquefr.com/ al controllo delle contrazioni del diaframma. Se il nervo frenico viene irritato in un punto qualsiasi, si può scatenare un episodio di singhiozzo.
Il tipico suono “hic”, che si ripete in modo ritmico e continuo per alcuni minuti, è dovuto al fatto che ogni contrazione del diaframma si conclude con una brusca chiusura della glottide, la valvola che separa l’apparato respiratorio da quello digerente.

Il perchè del presentarsi di questo fenomeno non è scientificamente certo ma si è notato che ci sono situazioni tipiche della vita quotidiana che possono scatenarlo:

  1. Dilatazione dello stomaco, determinata dalla rapida o eccessiva ingestione di cibo e bevande.
  2. Bruschi sbalzi di temperatura, come passare dal caldo al freddo o bere una bevanda bollente o gelata.
  3. Eccessiva ingestione di bevande alcoliche, che può danneggiare la mucosa gastrica (il tessuto di rivestimento dello stomaco), provocandone l’infiammazione e indirettamente irritare il diaframma.
  4. Episodi di emotività: quando ci si trova in una condizione di forte disagio, si ingoia una quantità di aria superiore al normale. Ciò provoca come diretta conseguenza l’irritazione del diaframma e quindi la comparsa del singhiozzo”.

Di soluzioni ce ne sono a bizzeffe e di antichissime. Già più di 2000 anni fa Ippocrate consigliava un metodo che tutt’ora è quello più usato ed efficace per far passare il singhiozzo: trattenere il fiato e restare in apnea per 10-25 secondi. Questa manovra induce il diaframma a rilassarsi e deve essere preceduta da un’inspirazione profonda.
Ci sono anche altri rimedi: ingerire rapidamente acqua a piccoli sorsi(è consigliato farlo inclinando il più vicino possibile verso le gambe, favorire uno starnuto, inghiottire rapidamente un cucchiaio di zucchero, assumere un cucchiaino d’aceto o di succo di limone puro, comprimere con le unghie degli indici un punto di agopuntura situato all’interno dei padiglioni auricolari”.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 46% della popolazione ha sofferto di almeno un episodio di cefalea tensiva ed almeno il 10% di emicrania; di tutti questi pazienti che hanno sofferto di una qualche forma di mal di testa ben il 50% non si sono mai rivolti ad un medico, ma tutti hanno assunto farmaci più o meno utili per risolvere il problema.

Ci si ritrova spesso ai due opposti. C’è chi pragmaticamente appena ha un lieve cenno di mal di testa, inghiottisce medicine che avvolte possono essere più lesive che funzionali. E c’è chi invece incorre nell’errore opposto: demonizzando i farmaci si tiene il mal di testa all’ultima sofferenza pur di rimanere fedele ai suoi principi salutisti.

La verità, come dicono i saggi, sta nel mezzo. I farmaci possono aiutare la vita, se usati con parsimonia.

Il nostro suggerimento è provare prima con metodi naturali, spesso molto utili. Solo dopo che si è tentata questa via, in caso di dolori ancora presenti, ricorrere al farmaco. Se siete d’accordo con noi, e pensate che spesso un buon rimedio naturale possa essere più che ottimo per le nostre esigenze.

Eccovi una lista dei 10 rimedi naturali per sconfiggere il mal di testa che il Blog di ScegliereSalute vi consiglia:

  1. PATATA & LIMONE Può sembrare una boutade, ma le patate possono davvero aiutarti a sconfiggere il mal di testa. Basta lavarla abbondantemente, irrorare con del limone e poggiarla sulla fronte. La patata assorbirà l’infiammazione dandoti sollievo. Ps. Funziona su qualsiasi punto dolorante.
  2. MASSAGGIO A chi non piacciono i massaggi? La manipolazione delle tempie oltre a dare una sensazione di sollievo psicologica, con lo spostamento dei nervi tesi può aiutarne la disinfiammazione. Particolarmente indicato a tale scopo è il massaggio cranio-sacrale.
  3. RIPOSO Spesso il mal di testa deriva da un eccesso di lavoro e di stress: no la soluzione per il mal di testa non è licenziarsi e vivere di stenti. In caso però si noti che le emicranie diventano croniche, prendersi qualche ora o una giornata di riposo potrebbe essere buona prassi. Ne giova anche la resa lavorativa.
  4. TISANE & THE’ VERDE Bere una tisana aiuta a rilassarsi e a sentirsi meglio, specialmente se l’infuso è a base di camomilla, fiori di arancio, lavanda, limone, maggiorana, melissa, passiflora, valeriana e ecc
  5. FIORI DI BACH Bach individuò una combinazione di 5 fiori, il Rescue Remedy, che funge da armonizzatore psichofisico ed è utile nelle cosiddette situazioni d’emergenza, dove occorre ottenere una risposta rapida dal tuo corpo. Questo rimedio ai fiori di Bach, quindi può esser usato non solo contro l’emicrania, ma anche contro malesseri generali, cambio dell’ora o stati di stress.
  6. FREDDO La teoria è tanto semplice quanto efficace. La testa ti fa male perchè infiammata, spegni le fiamme. Un oggetto freddo infatti apportato sulla fronte può aiutare a disinfiammare e rilassare i nervi. Un alternativa può essere l’ immergere piedi e gambe (dal ginocchio in giù) in una bacinella d’acqua fredda.
  7. AROMATERAPIA Arancia, citronella, eucalipto, lavanda, menta piperita, sandalo sono solo alcuni dei tanti https://www.cialissansordonnancefr24.com/ odori che l’aromaterapia utilizza nella lotta all’emicrania. Tali profumi sono utilizzabili sia sotto forma di oli essenziali, sia sotto forma di candele e saponi.
  8. DOCCIA CALDA L’acqua che arriva a cascata su collo e schiena allenta la tensione dei muscoli, e permette anche un miglior apporto sanguigno al cervello.
  9. AGOPUNTURA Uno studio della Duke University ha dimostrato che l’agopuntura è più efficace dei farmaci tradizionali nella cura delle emicranie, specialmente di quelle dovute alla tensione dei muscoli.
  10. SESSO Lo si dice sempre, avvolte ironicamente, ma è proprio vero: fare sesso fa passare il mal di testa. La spiegazione è semplice: la mente si distrae, i muscoli si rilassano e le endorfine fanno il resto. Insomma il sesso può essere un ottima tecnica per far passare il mal di testa…in ufficio però vi consiglieremmo una tisana!

Gli occhiali da sole, soprattutto quelli delle marche più alla moda, spesso raggiungono prezzi altissimi. Per questo quando troviamo un modello simile da una bancarella a poco prezzo ci diciamo: “ma si, che male può fare?” Sicuramente il portafoglio ringrazia, ma i nostri occhi?

Senza un’adeguata protezione, alla luce del sole il foro pupillare si restringe e diminuisce la quantità di radiazione luminosa (composta dall’innocua porzione visibile assieme alla porzione ultravioletta, invisibile ma dannosa) che arriva alla retina. Un occhiale da sole non aderente ai certificati di conformità fa ricevere al foro pupillare meno luce visibile, cosicché quest’ultimo non si restringe e la quantità di ultravioletto arriva fino in fondo all’occhio; invece che diminuire, aumenta!

Il danno provocato dal sole, come dicono le nonne: “non lo noti subito, ma tra qualche anno”.

Una caratteristica da tener d’occhio è la polarizzazione, che non scherma dai raggi UV ma porta assoluti benefici.

Essa riduce il riverbero causato dal riflesso della luce del sole. In generale, la polarizzazione degli occhiali è funzionale quando si svolgono attività o si pratica sport nei pressi dell’acqua o sulla neve.

Valutare se le lenti bloccano i raggi UV a casa propria è possibile, ma è un’operazione che richiede un equipaggiamento particolare. Al contrario, controllare in modo autonomo il livello di polarizzazione degli occhiali è molto semplice.

Vi basta avere il vostro bel paio di occhiali nuovi e lo schermo di un computer. I moderni monitor dei PC e le lenti polarizzate utilizzano la stessa tecnologia per ridurre il riverbero. Lo schermo LCD del vostro computer, dunque, è certamente polarizzato.

Tenete gli occhiali davanti allo schermo acceso e girateli di 60 gradi. Se è stata effettuata la polarizzazione degli occhiali, essi presenteranno delle lenti nere. Questo test è, inoltre, l’unico che funziona anche con le lenti polarizzate di colore giallo.

L’utilizzo di occhiali da sole con filtri di qualità è particolarmente importante in vacanza, dove l’elevata luminosità delle superfici orizzontali (in estate la sabbia della spiaggia, in inverno la neve delle piste da sci) trasmette alte dosi di raggi UV e luce blu verso l’occhio.

Gli Occhiali da sole costituiscono un dispositivo di protezione individuale, destinato a salvaguardare l’apparato visivo di una persona dai possibili rischi causati dalle radiazioni solari intense. Anche se nel nostro utilizzo quotidiano la valenza maggiore la diamo alla parte estetica. Sono inoltre considerati dispositivi di protezione individuali di prima categoria, in base al decreto legislativo 475/1992 e successive modificazioni. In quanto tali, gli occhiali da sole sono regolamentati dalle normative europee 89/686/CEE, 93/68/CEE, 93/95/CEE e 96/58/CE, recepite in Italia dal suddetto D.Lgs. 475/1992 e dal decreto legge 10/1997. Tutte queste normative sono state armonizzate nella norma EN 1836:1997, recepita in Italia come norma UNI EN 1836:2006, ed in seguito ad alcune modifiche come UNI EN 1836:2008. La normativa prevede che ad ogni occhiale debbano essere allegate le seguenti informazioni:

Identificazione del fabbricante o distributore

Categoria dei filtri impiegati

Numero ed anno della norma

Avvertenza in forma di simbolo o in testo per eventuali non idoneità alla guida.