Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 46% della popolazione ha sofferto di almeno un episodio di cefalea tensiva ed almeno il 10% di emicrania; di tutti questi pazienti che hanno sofferto di una qualche forma di mal di testa ben il 50% non si sono mai rivolti ad un medico, ma tutti hanno assunto farmaci più o meno utili per risolvere il problema.

Ci si ritrova spesso ai due opposti. C’è chi pragmaticamente appena ha un lieve cenno di mal di testa, inghiottisce medicine che avvolte possono essere più lesive che funzionali. E c’è chi invece incorre nell’errore opposto: demonizzando i farmaci si tiene il mal di testa all’ultima sofferenza pur di rimanere fedele ai suoi principi salutisti.

La verità, come dicono i saggi, sta nel mezzo. I farmaci possono aiutare la vita, se usati con parsimonia.

Il nostro suggerimento è provare prima con metodi naturali, spesso molto utili. Solo dopo che si è tentata questa via, in caso di dolori ancora presenti, ricorrere al farmaco. Se siete d’accordo con noi, e pensate che spesso un buon rimedio naturale possa essere più che ottimo per le nostre esigenze.

Eccovi una lista dei 10 rimedi naturali per sconfiggere il mal di testa che il Blog di ScegliereSalute vi consiglia:

  1. PATATA & LIMONE Può sembrare una boutade, ma le patate possono davvero aiutarti a sconfiggere il mal di testa. Basta lavarla abbondantemente, irrorare con del limone e poggiarla sulla fronte. La patata assorbirà l’infiammazione dandoti sollievo. Ps. Funziona su qualsiasi punto dolorante.
  2. MASSAGGIO A chi non piacciono i massaggi? La manipolazione delle tempie oltre a dare una sensazione di sollievo psicologica, con lo spostamento dei nervi tesi può aiutarne la disinfiammazione. Particolarmente indicato a tale scopo è il massaggio cranio-sacrale.
  3. RIPOSO Spesso il mal di testa deriva da un eccesso di lavoro e di stress: no la soluzione per il mal di testa non è licenziarsi e vivere di stenti. In caso però si noti che le emicranie diventano croniche, prendersi qualche ora o una giornata di riposo potrebbe essere buona prassi. Ne giova anche la resa lavorativa.
  4. TISANE & THE’ VERDE Bere una tisana aiuta a rilassarsi e a sentirsi meglio, specialmente se l’infuso è a base di camomilla, fiori di arancio, lavanda, limone, maggiorana, melissa, passiflora, valeriana e ecc
  5. FIORI DI BACH Bach individuò una combinazione di 5 fiori, il Rescue Remedy, che funge da armonizzatore psichofisico ed è utile nelle cosiddette situazioni d’emergenza, dove occorre ottenere una risposta rapida dal tuo corpo. Questo rimedio ai fiori di Bach, quindi può esser usato non solo contro l’emicrania, ma anche contro malesseri generali, cambio dell’ora o stati di stress.
  6. FREDDO La teoria è tanto semplice quanto efficace. La testa ti fa male perchè infiammata, spegni le fiamme. Un oggetto freddo infatti apportato sulla fronte può aiutare a disinfiammare e rilassare i nervi. Un alternativa può essere l’ immergere piedi e gambe (dal ginocchio in giù) in una bacinella d’acqua fredda.
  7. AROMATERAPIA Arancia, citronella, eucalipto, lavanda, menta piperita, sandalo sono solo alcuni dei tanti https://www.cialissansordonnancefr24.com/ odori che l’aromaterapia utilizza nella lotta all’emicrania. Tali profumi sono utilizzabili sia sotto forma di oli essenziali, sia sotto forma di candele e saponi.
  8. DOCCIA CALDA L’acqua che arriva a cascata su collo e schiena allenta la tensione dei muscoli, e permette anche un miglior apporto sanguigno al cervello.
  9. AGOPUNTURA Uno studio della Duke University ha dimostrato che l’agopuntura è più efficace dei farmaci tradizionali nella cura delle emicranie, specialmente di quelle dovute alla tensione dei muscoli.
  10. SESSO Lo si dice sempre, avvolte ironicamente, ma è proprio vero: fare sesso fa passare il mal di testa. La spiegazione è semplice: la mente si distrae, i muscoli si rilassano e le endorfine fanno il resto. Insomma il sesso può essere un ottima tecnica per far passare il mal di testa…in ufficio però vi consiglieremmo una tisana!

Gli occhiali da sole, soprattutto quelli delle marche più alla moda, spesso raggiungono prezzi altissimi. Per questo quando troviamo un modello simile da una bancarella a poco prezzo ci diciamo: “ma si, che male può fare?” Sicuramente il portafoglio ringrazia, ma i nostri occhi?

Senza un’adeguata protezione, alla luce del sole il foro pupillare si restringe e diminuisce la quantità di radiazione luminosa (composta dall’innocua porzione visibile assieme alla porzione ultravioletta, invisibile ma dannosa) che arriva alla retina. Un occhiale da sole non aderente ai certificati di conformità fa ricevere al foro pupillare meno luce visibile, cosicché quest’ultimo non si restringe e la quantità di ultravioletto arriva fino in fondo all’occhio; invece che diminuire, aumenta!

Il danno provocato dal sole, come dicono le nonne: “non lo noti subito, ma tra qualche anno”.

Una caratteristica da tener d’occhio è la polarizzazione, che non scherma dai raggi UV ma porta assoluti benefici.

Essa riduce il riverbero causato dal riflesso della luce del sole. In generale, la polarizzazione degli occhiali è funzionale quando si svolgono attività o si pratica sport nei pressi dell’acqua o sulla neve.

Valutare se le lenti bloccano i raggi UV a casa propria è possibile, ma è un’operazione che richiede un equipaggiamento particolare. Al contrario, controllare in modo autonomo il livello di polarizzazione degli occhiali è molto semplice.

Vi basta avere il vostro bel paio di occhiali nuovi e lo schermo di un computer. I moderni monitor dei PC e le lenti polarizzate utilizzano la stessa tecnologia per ridurre il riverbero. Lo schermo LCD del vostro computer, dunque, è certamente polarizzato.

Tenete gli occhiali davanti allo schermo acceso e girateli di 60 gradi. Se è stata effettuata la polarizzazione degli occhiali, essi presenteranno delle lenti nere. Questo test è, inoltre, l’unico che funziona anche con le lenti polarizzate di colore giallo.

L’utilizzo di occhiali da sole con filtri di qualità è particolarmente importante in vacanza, dove l’elevata luminosità delle superfici orizzontali (in estate la sabbia della spiaggia, in inverno la neve delle piste da sci) trasmette alte dosi di raggi UV e luce blu verso l’occhio.

Gli Occhiali da sole costituiscono un dispositivo di protezione individuale, destinato a salvaguardare l’apparato visivo di una persona dai possibili rischi causati dalle radiazioni solari intense. Anche se nel nostro utilizzo quotidiano la valenza maggiore la diamo alla parte estetica. Sono inoltre considerati dispositivi di protezione individuali di prima categoria, in base al decreto legislativo 475/1992 e successive modificazioni. In quanto tali, gli occhiali da sole sono regolamentati dalle normative europee 89/686/CEE, 93/68/CEE, 93/95/CEE e 96/58/CE, recepite in Italia dal suddetto D.Lgs. 475/1992 e dal decreto legge 10/1997. Tutte queste normative sono state armonizzate nella norma EN 1836:1997, recepita in Italia come norma UNI EN 1836:2006, ed in seguito ad alcune modifiche come UNI EN 1836:2008. La normativa prevede che ad ogni occhiale debbano essere allegate le seguenti informazioni:

Identificazione del fabbricante o distributore

Categoria dei filtri impiegati

Numero ed anno della norma

Avvertenza in forma di simbolo o in testo per eventuali non idoneità alla guida.

 

 

Esistono ospedali che credono nel valore terapeutico delle bellezza. Certo, non potranno aiutarci a sconfiggere mali incurabili o alleviare le pene di una lunga e difficile degenza, ma almeno ci donano una speranza e risollevano il nostro umore dai turbamenti della malattia.

Negli ultimi anni le corsie di molti ospedali italiani si sono trasformate in piccoli musei e gallerie d’arte dove esporre opere creative e regalare una parentesi di bellezza ai pazienti ricoverati. E’ il caso, per esempio, dell’Ospedale Maggiore di Parma,  che ha inaugurato pochi giorni fa “Arte Hospitale” che raccoglie preziosi dipinti della collezione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria tra cui una “Madonna col Bambino”, stucco policromo della bottega di Antonio Rossellino.

Oppure ci sono artisti che allestiscono mostre personali come Luciano Tumiet, artista di Isola della Scala, con la propria Personale “Equilibri cromatici” nella Sala Mostre del Polo Confortini nell’ambito della fortunata rassegna L’Arte in Ospedale, che durerà fino al 14 maggio.

Anche all’Ospedale di Biella è stata allestita nei giorni scorsi una mostra intitolata Due ruote e una vetta e curata dal Team Dahu e dal Cai, che intende sottolineare il potere terapeutico della montagna e dell’esercizio fisico.

Infine, altro magnifico colpo d’occhio, è a Salerno nel bunker del reparto di Radioterapia Pediatrica presso l’azienda ospedaliera-universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. Qui è stato dipinto un acquario realizzato con il preciso scopo di regalare, almeno, una bella visione ai piccoli pazienti in terapia. Il grande murale a tema marino ricopre tutti i 200 mq del bunker ed è stato realizzato dall’artista Silvio Irilli.

Perchè gli ospedali non siano più luoghi infelici e bui, ma colorati e creativi, per donare speranza ai suoi abitanti.

Si celebra oggi, venerdì 28 aprile, la Giornata mondiale per la sicurezza e salute sul lavoro, promossa dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) con lo scopo di migliorare la prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. Secondo in dati Eurostat sugli infortuni mortali al lavoro (rilevazione anno 2014), i tassi di incidenza minori tra i Paesi dell’Unione Europea, si sono registrati nei Paesi Bassi (1,0 ogni 100 mila abitanti), in Grecia (1,2), in Finlandia (1,2), Germania (1,4) e Svezia (1,5). Mentre i più alti tassi di infortuni sul lavoro si sono rilevati in Romania (7,1), Lettonia (6,0), Lituania (5,6) e Bulgaria (5,4). A metà classifica si colloca l’Italia con tre morti sul lavoro ogni 100 mila abitanti.  Peggio dell’Italia vanno Spagna, Francia e Irlanda.

Secondo l’INAIL, i costi totali degli infortuni e delle malattie sul lavoro vengono spesso sottostimati perché alcuni costi sono esterni rispetto all’impresa, e perché alcuni costi interni sono difficili da quantificare o da riconoscere, come le ore perse, la perdita di produzione, la riduzione della capacità lavorativa e la diminuzione del tasso di attività. Si stima che i costi indiretti degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali possono essere da quattro a dieci volte superiori ai costi diretti. Secondo le stime dell’ILO, le ore di lavoro perse, il risarcimento dei lavoratori, l’interruzione della produzione e le spese mediche costano complessivamente il quattro percento del PIL globale (circa 2.800 miliardi di dollari). Di conseguenza, i costi umani e finanziari di questi incidenti quotidiani sono importanti e mettono in risalto il peso economico rappresento dall’inadeguatezza delle prassi relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro.

Sono ancora tantissimi i casi di morte che riguardano il mondo del lavoro e uno tra i settori più colpiti, è senza dubbio quello agricolo. Una delle cause principali di questi incidenti, che spesso provocano la morte, va ricercata nel ribaltamento dei mezzi agricoli. L’investimento, la caduta dal trattore e l’accensione da terra, invece, hanno un’ incidenza meno alta, ma sempre importante. Di non secondaria importanza è l’inadeguatezza dei mezzi agricoli, spesso troppo vecchi e privi della giusta manutenzione.

In occasione del Workers’ Memorial Day, si tengono in tutte le piazze italiane e in molte scuole, iniziative dedicate al tema della prevenzione e della salute sui luoghi di lavoro.

 

 

 

 

 

Amanti del caffè amaro, bollente, senza zucchero? Secondo una ricerca condotta dall’Università di Innsbruck, le preferenze verso i gusti amari sono indice di istinti psicopatici e narcisismo (nell’immagine di copertina il campione britannico di tuffi, Tom Daley, si fa un bagno nel caffè!).

Gli esperti hanno preso in esame oltre mille persone, a cui è stato sottoposto un test riguardante le preferenze dei gusti in tavola e la loro personalità: i risultati, spiegano i ricercatori, “forniscono la prova empirica che la preferenza per un gusto amaro è legata a tratti delle personalità malevoli, ambigui e con scarsa empatia verso il prossimo”.

Ad ogni modo il caffè resta una bevanda ricca di proprietà benefiche talvolta insospettabili: innanzitutto fa bene al cervello; previene il diabete; è un potente antiossidante e infine aiuta il fegato.

La caffeina se assunta in dosi limitate, stimola la corteccia cerebrale,  acuisce la concentrazione e la capacità di attenzione; assunta in dosi eccessive è causa di eccitazione e insonnia.

Inoltre ha effetto sui reni, aumentando la diuresi. Stimola l’attività cardiaca, alza la pressione, e ha un’azione dilatatrice dei bronchi. Numerosi gli effetti benefici sulla salute: il consumo di caffè è stato associato ad una riduzione dell’incidenza di alcuni tumori fra cui quello alla prostata e al colon-retto. La Harvard school of Public Health ha condotto una ricerca su uomini che bevevano più di 6 tazze al giorno di caffè. Il risultato riferito è una riduzione del rischio del cancro alla prostata del 60%. La caffeina esercita anche un’azione importante su bocca e denti: uno studio della Boston University condotto sull’osservazione di più di 1000 pazienti, sostiene che gli antiossidanti del caffè riducano la perdita ossea parodontale. Certo è che il caffè macchia i denti.

Attenzione però, col caffè bisogna andarci piano e non eccedere nel consumo, poiché specialmente nei soggetti predisposti può portare a disturbi da ansia, ipertensione, agitazione, nervosismo!

 

 

Oggi un europeo su tre risulta esposto a livelli sonori dannosi per la salute. Secondo l’OMS l’inquinamento acustico è tra i fattori ambientali il problema più grave per la salute umana dopo lo smog. Ed è stato scientificamente dimostrato che l’esposizione prolungata a rumore da traffico può arrivare non solo a disturbare il sonno, ma anche ad alterare le funzioni degli organi interni e contribuire a malattie cardiovascolari.

Il traffico stradale è una fonte primaria di rumore nelle città, dato che ogni giorno espone quasi 70 milioni di europeia livelli che superano i 55 decibel. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, un’esposizione prolungata a tali livelli può aumentare la pressione sanguigna ed essere causa di infarto. 

Circa 50 milioni di persone che vivono nelle aree urbane sono esposte a livelli eccessivamente elevati di rumore nelle ore notturne. Per 20 milioni il rumore dovuto al traffico notturno ha effettivamente un effetto nocivo sulla salute. Il problema più importante è la perdita del sonno. Per un sonno ristoratore, l’OMS raccomanda un rumore di fondo inferiore ai 30 decibel, con singoli rumori che non superano i 45 decibel.

L’Italia detiene ancora un volta un record negativo, uno di quelli di cui non andare fieri: tra tutte le città d’Europa è nel nostro Paese che si trovano le città con maggior inquinamento acustico, causato principalmente da motori di auto, scooter, mezzi pubblici, sirene e un uso sconsiderato dei clacson. Tutti fattori che possono incidere significativamente sulla qualità della vita di una città, al punte che uno studio ha dimostrato che il rumore del traffico genera stress e fa anche ingrassare.

Secondo quanto riferisce una rilevazione condotta da Amplifon, e pubblcata sul sito Datamanager, la maglia nera del rumore spetta a Palermo, con un picco massimo di 92,6 decibel: un livello talmente elevato da risultare quasi assordante.

Secondo i rilievi il rumore a cui siamo esposti parte da 82,2 decibel (49,4% contro una media del 42,9% di altri paesi europei). In cima alla classifica, accanto a Palermo, ci sono Firenze con 88,6 dB e Torino (86,8), seguite da Milano (86,4), Roma (86), Bologna (85) e Napoli (84,7). L’anno scorso a guadagnarsi un terzo posto nella classifica mondiale delle città più rumorose era Napoli, con un livello di inquinamento acustico inferiore solo a New York e Los Angeles.

Il record italiano è conteso solo dalla Francia (49,1% di esposti), mentre i più virtuosi risultano i Paesi Bassi (33,7%), forse anche perché da sempre prediligono come mezzo di trasporto la bicicletta. In Italia le strade più silenziose sono invece quelle di Catanzaro (75 dB), Bari (75,2) e Potenza (75,6).

Sobria, rispettosa e giusta. Sono questi i tre aggettivi che qualificano la mission di una rete di persone con esperienze e culture diverse, che hanno operato ed operano all’interno del mondo delle cure per la salute e che negli ultimi trent’anni hanno prodotto pensiero e ricerca sul sistema sanitario dal punto di vista organizzativo, strutturale, metodologico, economico, comunicativo.

Slow Medicine è un movimento fondato a Torino da professionisti ed operatori sanitari fedeli ad un’idea di cura basata sulla sostenibilità, sull’equità, sull’attenzione alla persona e all’ambiente. 

E i fondatori descrivono questo movimento così: “Slow Medicine ha l’obiettivo di coinvolgere professionisti sanitari, associazioni di professionisti, cittadini, associazioni di pazienti e di familiari in un laboratorio in progress di progettazione di buone pratiche di aiuto e di cura. In questo senso definiamo Slow Medicine una rete di idee in movimento, che si avvale della prospettiva sistemica, del counselling, della medicina narrativa, dei principi del design, dell’educazione degli adulti e degli strumenti per la qualità per attivare momenti di confronto, partecipazione e progettazione collaborativi fra operatori e cittadini interessati alla propria salute, e per realizzare in concreto una modalità di cura più sobria, più rispettosa, più giusta”.

Il prof. Marco Bobbio, cardiologo e autore del libro “Troppa Medicina” (Einaudi), si domanda: “Quanta medicina ci serve?”. E intervistato da Corrado Augias nella trasmissione Quante Storie (Rai Tre), spiega che “non ci sono terapie universali valide per tutti i pazienti, ma un buon medico deve mettersi in ascolto del paziente e scegliere la terapia più ideonea per la sua sensibilità, ansia, patologie…senza esagerare con la prescrizione di farmaci ed esami perchè possono far male”.

“Il rischio con gli esami – aggiunge il prof. Bobbio – è che ci si lasci prendere la mano e avviluppare nella cosiddetta Sindrome di Ulisse, e si comincia a navigare e navigare prima di arrivare ad Itaca e sentirsi sani”.

L’evidenza clinica dimostra che la mitologia del check up, del controllo costante dei parametri della salute media oltre i quali inizia il patologico, ingenera ansia, alimenta l’angoscia circa il proprio reale stato di salute, produce rischi materiali e infine, determina quella progressiva erosione della fiducia nella medicina e nella diagnostica che ci porta a consultare diversi specialisti e a fare esami su esami.

Come ha commentato la giornalista Daniela Ranieri recensendo il libro del prof. Bobbio sul Fatto Quotidiano: “Abbiamo creato una società medicalizzata e ospedalizzata in cui, mentre i servizi viagra pas cher esenziali urgenti sono sempre più scadenti, si diffonde una specia di caccia al tesoro di sintomi di malattie che non sono tali ma costituiscono variazioni naturali rispetto alla norma”.

 

 

 

 

Che ne sarà di mio figlio autistico quando non sarò più al suo fianco?“. Questa è la domanda che si pongono tanti genitori di ragazzi autistici e disabili in generale, preoccupati proprio come Gianluca Nicoletti, giornalista e scrittore, padre di un simpatico e riccioluto ragazzone di nome Tommy.

Sull’autismo in Italia non ci sono numeri ufficiali: “Quelli che possiamo registrare derivano dai dati raccolti da alcune Regioni, e si parla del 3-4 per mille” – riferisce Serafino Corti, ricercatore e membro del Comitato scientifico della Fondazione italiana per l’autismo.

Mancano i soldi, gli investimenti nella formazione degli insegnanti, il sostegno alle famiglie, i centri nel Sud Italia, le possibilità di lavoro: l’80% degli adulti autistici non ha un’occupazione. Non ci sono nemmeno dei dati precisi in merito alle diagnosi. Mamme e papà dei figli autistici devono affrontare anche il problema del lavoro. All’estero il 40% di queste persone lavora. In Italia è diverso.

Il giornalista Gianluca Nicoletti ha scritto due libri (Una notte ho sognato che parlavi e Alla fine qualcosa ci inventeremo) e prodotto un docufilm su questo argomento, “Tommy e gli altri“, un progetto ambizioso prodotto in crowdfunding, in arrivo prossimamente nelle sale cinematografiche. #tommyeglialtrifilm

Vogliamo che il nostro racconto sia veramente uno sguardo realistico sui cittadini  italiani autistici e sulle loro famiglie.ha spiegato Nicoletti – Il film dovrà rappresentare luci e ombre di una realtà che fino a pochissimo tempo fa era assolutamente indicibile“.

Tommy e gli altri” è un film in progress, come il sito Pernoiautistici, ma anche un film collettivo, perché saranno le famiglie a girarlo, offrendo la “soggettiva” del proprio ragazzo autistico e contribuendo così a svelare il suo mondo.

Quello di Nicoletti è un film necessario, perchè, oltre che portare le storie di umanità, gioia e sofferenza delle famiglie di questi figli “stralunati”, intende lanciare un progetto, Insettopia, per dare un tetto e spazi di lavoro e condivisione ai ragazzi autistici, che gli permetta di crescere con maggiore autonomia. Perchè la loro vita continui felice anche dopo la morte dei propri familiari.

Il 2 aprile si celebra la “Giornata mondiale di consapevolezza sull’autismo“, istituita nel 2007  dalle Nazioni Unite, con numerose iniziative e dibattiti in tutta Italia, piazze e monumenti che si colorano simbolicamente di blu.

La spesa media pubblica per ogni disabile in Italia è di 8 euro al giorno, siamo in fondo alla classifica in Europa per fondi destinati alle disabilità. E soprattutto mancano politiche nazionali capaci di uniformare i servizi e l’assistenza, le risorse cambiano da Regione a regione e a volte, da Asl a Asl. E così finisce che a farsi carico della presenza, l’assistenza, le cure siano sempre e soltanto le famiglie. E quanto spendono davvero gli italiani con parenti disabili? Solo i familiari alle prese con malattie degenerative come l’Alzheimer, 8 miliardi l’anno.

 

Il bando della Regione Lazio per assumere due ginecologi non obiettori di coscienza, è diventato un caso nazionale. E ha attirato gli strali della CEI e della Ministra alla Sanità, Beatrice Lorenzin, che ritengono si tratti di una “forzatura abortista” in contrasto con lo spirito della legge 194 del 1978. Questa legge – ricordiamolo – “garantisce alle donne la possibilità di abortire gratuitamente in tutti gli ospedali italiani“, entro i primi 90 giorni oppure entro il quinto mese se si tratta di un aborto terapeutico.

Senza scendere nel vivo delle polemiche che rischiano di riproporre antichi schemi ideologici, soffermiamoci a ricordare i fatti. E i numeri. Che descrivono il fenomeno in tutta la sua preoccupante gravità: nell’ultimo anno si sono registrati in Italia oltre 50.000 aborti illegali a causa degli obiettori di coscienza.

La comunità scientifica nazionale sta assistendo ad una drammatica involuzione dei servizi medici prestati alle giovani donne italiane. L’Italia si è ammalata di obiezione di coscienza: più dell’80% dei ginecologi è obiettore. “La regione con più alto numero di obiettori è il Molise con l’85,7% di medici obiettori, seguito dalla Basilicata dove sono l’85,2%, quindi dalla Campania con l’83,9% e dalla Sicilia con l’80,6%. In tutto il paese la percentuale non scende mai al di sotto del 50%, tranne per la Valle d’Aosta dove gli obiettori sono il 16,7%. A Bari gli ultimi due medici che facevano interruzioni di gravidanza hanno deciso di abbandonare il reparto, a Napoli il servizio viene assicurato soltanto da un ospedale in tutta la città”, secondo dati ufficiali ripresi dal Blog di divulgazione scientifica, La Medicina in uno Scatto.

Il risultato è che oggi in molti ospedali italiani a causa dell’assenza di ginecologi non obiettori, molti reparti per l’interruzione volontaria di gravidanza sono stati smantellati. Nel caso delle minorenni, la legge le tutela affermando che possono abortire ma con il consenso del giudice tutelare e facendosi accompagnare dai genitori.

È inquietante il modo in cui la gente si aspetta che le donne debbano affrontare questa esperienza. Il messaggio è chiaro: se il bambino muore, dovete soffrire in silenzio” – ha dichiarato qualche tempo fa la giornalista britannica Janet Murray in una video testimonianza diffusa dal The Guardian, che ha fatto il giro del mondo.

Dall’altra parte dell’Oceano, invece, il presiedente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel suo terzo giorno di presidenza, ha firmato una serie di ordini esecutivi tra cui quello volto a ripristinare la cosiddetta Mexico City Policy, impedendo così alle organizzazioni internazionali non governative impegnate nel fornire servizi alle donne che decidono di abortire, di ricevere finanziamenti dal governo degli Stati Uniti.

L’aborto non in sicurezza rimane la principale causa di morte delle donne in età fertile nel mondo. Secondo le stime sono oltre 43mila le donne morte così nel mondo nel 2013, pari al 14,9% di tutte le morti materne. Ecco perché un network di 1.800 gruppi e associazioni di 115 Paesi ha avviato una campagna per chiedere alle Nazioni Unite di riconoscere il 28 settembre come data ufficiale per il diritto all’aborto sicuro, con una lettera al segretario generale Ban Kii-Mon.

 

 

Il 2016 è stato per il nostro Paese un anno molto positivo per quanto riguarda il numero dei trapianti e delle donazioni di organi effettuate. Si acheter viagra calcola che i pazienti trapiantati lo scorso anno hanno toccato quota 3.736, circa 400 in più dell’anno precedente.

La cifra più elevata mai registrata a livello nazionale e del maggiore incremento mai osservato (+13%). I dati emersi dalle indagini del Centro nazionale trapianti (Cnt) confermano un trend incoraggiante: nell’ultimo anni sono stati eseguiti 3.268 trapianti, contro i 3.002 del 2015 e il totale dei donatori d’organi è stato di 1.260, contro i 1.165 dello scorso anno. La principale novità riguarda le donazioni da vivente, che già nel 2015 avevano registrato un incremento del 20,4% rispetto all’anno precedente. In particolare quelle di rene da vivente hanno raggiunto un altro record, superando per la prima volta la soglia dei 300 prelievi.

Tra le buone pratiche spicca la collaborazione tra AIDO e Comune di Milano: nel capoluogo lombardo sono 25 mila i milanesi maggiorenni che hanno detto sì alla donazione degli organi. Una decisione molto importante che ogni cittadino prende al momento del rinnovo della carta d’identità, esprimendo la propria volontà sul tema della donazione.

La volontà espressa in vita sui propri organi è il più grande principio di autodeterminazione che un individuo possa compiere, è il maggiore rispetto e diritto civile possibile. “A sessant’anni da quando Don Gnocchi, contro ogni legge, scelse di donare le cornee alla sua morte, oggi i medici hanno finalmente la possibilità di eseguire le volontà di una persona che si è espressa in merito con una forte delega all’azione” – ricorda il coordinatore Regionale Trapianti della Lombardia, Giuseppe Piccolo.

La regione italiana con il maggior numero di donatori di organi è l’Emilia Romagna (86 mila consensi) seguita in seconda posizione dalla Lombardia (84mila). In tutta Italia le adesioni si attestano sulle 415 mila a fronte di 3.000 trapianti effettuati annualmente e a fronte di una lista di attesa di 9.000 malati, di cui 500 ogni anno muoiono prima che l’organo di cui hanno bisogno sia disponibile.

Non ci sono limiti di età alla donazione: in alcuni casi gli organi possono essere prelevati anche a una persona con più di 80 anni. Due sono le uniche certezze che regolano la donazione: il rispetto della volontà dell’individuo, la sua libera scelta consapevole, e l’avvenuto decesso. In Italia, il programma terapeutico dell’espianto di organi è uno dei migliori in tutta Europa e conferma un trend positivo di questo tipo di operazioni. La percentuale di sopravvivenza, a 5 anni dal trapiano, varia tra l’80% e il 90% con un sensibile miglioramento del ritorno alla vita normale del paziente trapiantato.