La notizia apparsa nei giorni scorsi sui media è talmente clamorosa che ha alimentato una lunga scia mediatica che non accenna a spegnersi. Tutto è nato da una semplice, banale constatazione, fatta da ACOI, l’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, a proposito dei bisturi, che spesso sono di scarsa qualità e tagliano poco o nulla.

Ma naturalmente – fa notare in una nota ACOI – il discorso è più ampio: “Non riguarda soltanto la qualità dei bisturi o il costo delle siringhe, ma comprende considerazioni più generali sugli insufficienti investimenti nella Sanità, sulla sostenibilità dell’innovazione in chirurgia, e sulla programmazione della spesa in campo sanitario”.

Il Presidente di ACOI, Diego Piazza, ha commentato: “Quando si parla di dispositivi medici come i bisturi, il prezzo non può e non deve essere l’unico criterio di valutazione a scapito della qualità e della sicurezza“.

Nel caso particolare, un bisturi mediocre e poco tagliente può provocare gravi lesioni cutanee con il rischio di contaminazione batterica della ferita, quando per incidere la superficie il medico chirurgo deve imprimere una forza maggiore. Questo può richiedere l’utilizzo di più bisturi nel corso dello stesso intervento. Ecco spiegato come come questa scelta si rivela alla fine antieconomica: un buon bisturi, invece, si potrebbe utilizzare più volte per lo stesso intervento.

In tempi di Spending Review per il sistema Paese, anche la Salute deve sopportare compromessi a ribasso tanto gravi? Se da un lato è necessario razionalizzare i processi della logistica ospedaliera, contraddistina dall’outsourcing, per ridurre i tempi di consegna e migliorare la qualità dei serivizi erogati ai pazienti, dall’altro questo percorso di riorganizzazione non può non tenere conto della necessità “di individuare centri di competenza in grado di acquistare bene”, come ha dichiarato il Direttore Generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute, ai microfoni di TGcom24.

Infatti sui magazzini ospedalieri spesso si addensano sospetti e scandali per gestioni “allegre” e poco efficienti di medicinali e dispositivi. Tra gli scandali finiti sulle prime pagine dei giornali, ad esempio, ricordiamo quello avvenuto qualche ann fa alla Asl di Foggia dove alcuni disinfettanti che costavano 60 euro per flacone, venivano pagati 1.600 euro, più Iva. Un furto in piena regola ai danni della collettività. Per non parlare dell’acquisto di protesi e ausili, dove lo Stato paga più del privato, come ha denunciato un’inchiesta pubblicata su Il Fatto Quotidiano.

Se in Italia, come abbiamo scritto di recente su questo Blog, abbiamo personale medico altamente qualificato ed eccellenze che all’estero ci invidiano, sarebbe utile metterli in condizione di operare secondo le loro competenze, senza assistere implacabili ai frequenti viaggi di pazienti italiani in cliniche lussuose all’estero, o dei nostri professionisti migliori lontani dal nostro Paese. Ci auguriamo che non si tratti soltanto dell’ennesimo scandalo destinato agli archivi della memoria.

 

 

 

Il primo cardiologo del mondo, non a caso si chiama Migliore. Giuseppe Migliore, 40enne, siciliano originario di Caltanissetta,  cardiologo all’Ospedale Villa Sofia di Palermo, è stato premiato a fine 2014 negli Stati Uniti come “il migliore radialista dell’anno” durante il Congresso Aim Radial a Chicago. Giuseppe Migliore ha superato la concorrenza di un indiano e di uno statunitense, eseguendo ad arte un intervento di angioplastica coronaria ad accesso radiale anzichè coronale. Questa tecnica è stata appresa 12 anni fa all’ospedale Cisanello di Pisa e diffusa ora in tutta la Sicila.

La storia di questo giovane medico non è il solo caso di eccellenza medica italiana all’estero: di recente si è parlato del dott. Simone Speggiorin, 36enne, oggi considerato “il Re del bisturi” nel Regno Unito, dove è fuggito per scampare al precariato italiano. La loro storia funge da monito per i tantissimi giovani medici italiani e ricecatori che sono “intrappolati” in un sistema chiuso (baronato) e fortemente demotivante.

I casi di Migliore e Speggiorin, costituiscono solo uno spunto per affrontare il tema delle gravi carene e incongruenze della Sanità Italiana, che vede emigrare le sue giovani risorse la cui formazione è costata all’Italia decine e decine di migliaia di euro, e che vanno ad arricchire teniche e conoscenze di altri paesi.

Un ragionamento che è valido per tutti i settori, non soltanto in quello medico. Sul nostro blog prossimamente ospiteremo interventi di giovani medici che hanno lavorato e operato all’estero, ma che in Italia non trovano sbocchi o sono costretti ad apprendere i segreti della professione alla soglia dei 40 anni.

E’ un modo per dare voce a #labuonasanità e per chiedere un cambio di passo al Sistema Sanitario, una riforma organica dell’Università e l’ottimizzazione delle migliori risorse.

 

Il detto “a Carnevale ogni scherzo vale” non va sempre preso alla lettera, e infatti non può ammettere deroghe per la nostra salute, e in particolare per quella dei bambini, esposti involontariamente a rischi di intossicazione e soffocamento.

Il Carnevale è considerata la festa dell’allegria per eccellenza. Un’occasione speciale per liberare la fantasia e catturare un pò di felicità. Adulti e bambini si prestano divertiti a questo “rito del travestimento“, indossando per alcuni giorni maschere e trucchi, utilizzando gadget e schiume che possono rivelarsi nocivi per la loro salute.

Per questo il Ministero della Salute ogni anno pubblica delle guide con alcune avvertenze per festeggiare in sicurezza il Carnevale. Soprattutto raccomandando di non tenere alla portata dei bambini maschere e costumi sintetici e infiammabili.

Come evitare l’ospedale a Carnevale?  Le insidie maggiori per i costumi si nascondono dietro i costumi e riguardano l’infiammabilità dei materiali; mentre per le maschere sono legate al soffocamento e al rischio chimico per la presenza di ftalati, sostanze tossiche per la riproduzione, assoggettate a restrizione europea.

La quasi totalità degli articoli non conformi ritirati dal commercio è di origine cinese.

Una mappa dei rischi più comuni per la salute e la sicurezza dei consumatori sono stati raccolti dal RAPEX , il sistema di allarme rapido per i cittadini degli Stati membri dell’Unione europea, dove si condividono informazioni sui prodotti dannosi per la nostra salute. Oppure consultare l’archivio dei prodotti pericolosi del Ministero della Salute, dove troviamo le intramontabili “bolle di sapone“, ma anche pigmenti per tatuaggi, braccialetti, candele decorative e molti altri gadget.

Sui costumi per i più piccoli, è il caso di prestare molta attenzione nella scelta, per evitare il rischio di soffocamento, nel caso di piccoli bottoni per l’allacciatura del costume, o di strangolamento per eventuali laccetti presenti nella zona del collo. Gli anni passati sono stati ritirati dal mercato costumi da pirata, indiano, cartomante e pagliaccio. Poi c’è il rischio chimico associato alla presenza di ftalati DEHP e DINP, che riguarda maschere da pirata, clown e maschere horror già in uso in Usa ed Europa per Halloween, e fabbricate in Cina.

E’ bene ricordare che la normativa europea per la sicurezza prescrive che queste maschere che coprono integralmente il volto siano realizzate in materiale impermeabile,  e abbiano un’apertura di almeno 1 cm x 13 cm, e non avere bordi taglienti, punte acuminate e parti libere.

Attenzione anche ai classici gadget di Carnevale, ai cosiddetti “scherzi“: dai cappelli e fasce degli eroi dei cartoni giapponesi, ritirati per la presenza di parti metalliche taglienti, alle bombolette schiuma spray di Carnevale, risultanti ricche di sostanze irritanti per gli occhi oltre che per la pelle. A rischio anche le bombolette di stelle filanti risultate estremamente infiammabili e le “penne a scoppio Biro Bang” un infelice scherzo di Carnevale ritirate dal commercio nel 2012 dai NAS, perchè in grado di generare lesioni agli occhi e ad altre parti del corpo.

Senza generare un’inutile psicosi da “danni del Carnevale”, facendo solo più attenzione nella scelta di maschere e costumi, o con un pizzico di creatività, anche con un costume originale prodotto dai vestiti smessi del nostro guardaroba, si potrà fare bella figura e partecipare a balli in maschere e party, senza timore alcuno. Perchè se è una festa il Carnevale, non bisogna passarlo in ospedale!!!

 

 

 

Il futuro della Sanità Italiana, le nuove esigenze della popolazione legate all’aumento dell’aspettativa di vita e l’affermazione delle nuove tecnologie nel mondo dell’e-health, sono gli argomenti affrontati nell’intervista di Giuseppe Lorusso al Presidente nazionale della LILT, prof. Francesco Schittulli. 

Partendo del dato più rilevante, ovvero l’innalzamento dell’età media degli italiani, il prof. Schittulli ci ricorda che “L’Italia è il secondo paese al mondo più longevo dopo il Giappone: questo significa che oggi l’aspettativa di vita si avvicina ai 90 anni, mentre chi nascerà dopo il 2050 raggiungerà l’aspettativa di vita biologicamente massima consentita per un essere umano, ovvero 120 anni. Pertanto le istituzioni devono fare in modo di assicurare un’esistenza dignitosa alla popolazione, con programmi sanitari proiettati al domani e non limitati al presente”.

Occorre dunque cambiare la prospettiva perchè – secondo Schittulli – “il Sistema Sanitario Italiano è purtroppo oggi assai affastellato e politicizzato e le istituzioni devono concentrarsi più sulla promozione della Salute che nella lotta alla malattia”. E poi l’eccesiva parcellizzazione del trattamento sanitario che generano disparità inaccettabili con trattamenti che variano da regione e regione, causano diseguaglianza e sfiducia nella popolazione.

Passando al tema delle numerose app nel settore medico, alla domanda sul reale contributo che queste forniscono al miglioramento della Sanità e ad un percorso di autoconsapevolezza dei pazienti che da spettatori diventano finalmente “attori protagonisti”, Schittulli non ha dubbi: “Dare al paziente la possibilità di valutare e condividere in rete la propria esperienza presso un medico o un ospedale, è un valore aggiunto importante per qualsiasi medico professionista serio“.

L’opinione di uno dei più autorevoli chirurghi sulla Riforma del Sistema Sanitario Nazionale, dall’orario di lavoro dei medici alle nuove assunzioni in arrivo da gennaio 2016. Ecco come valuta la sostenibilità del Sistema il prof. Francesco Schittulli, presidente della LILT. Ecco la prima parte dell’intervista rilasciata a Giuseppe Lorusso, in cui affronta innanzitutto i temi di grande attualità della riforma del Governo Renzi.

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Il Governo giura che questa sarà la volta buona. E annuncia che dal 2016 “non dovrebbero esserci più alibi” per trasformare le idee contenute nell’Agenda Digitale (AgID) in progetti concreti realizzabili per nuovi servizi della PA Digitale che aiutino l’economia e snelliscano le lunghe e vituperate pratiche burocratiche di accesso ai servizi, come avviene quotidianamente nella Sanità. Continua a leggere

Il quadro che emerge dai rapporti del Ministero della Salute (dati del 2013!!!) relativi al monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza e all’efficienza del sistema sanitario italiano è allarmante: solo 9 Regioni rispettano i parametri fissati del Ministero in tema di giusta erogazioni di cure garantite ai cittadini dal Servizio Sanitario. In particolare emergono carenze per le Regioni bocciate per quanto riguarda la riorganizzazione dei punti nascita, le cure palliative, la prevenzione e la riorganizzazione della rete dei laboratori.

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Si è aperto ieri a Bologna il Festival della Scienza Medica”, quattro giorni di incontri e dibattiti con medici ed esperti sul futuro della nostra salute. Il titolo della rassegna è appunto, “la lunga vita”, e i temi sviluppati sono vari e curiosi: dal Teatro Anatomico per i più piccoli, alla narrazione dell’Italia ai tempi della peste di Boccaccio; dalla nutraceutica alla storia della sifilide e all’influenza spagnola. Oltre a reading e mostre, tra le sperimentazioni più interessanti c’è senz’altro quella delle letture in sala d’aspetto, ovvero letture brevi e concerti da camera nei padiglioni di alcuni ospedali bolognesi; inoltre la mostra “Curare e Guarire” (in foto La cura del malato, Domenico di Bartolo, Siena 1430) e un incontro che promette spunti interessanti, dal nostro osservatorio particolare, ovvero quello sul tema “Medico e Paziente: la relazione necessaria“.

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Cosa pensano i cittadini delle strutture sanitarie italiane? E come comunicano agli utenti Asl e ospedali? Di questo complesso rapporto tra comunicazione e salute, si è parlato in un panel coordinato da Luca De Biase, giornalista del Sole 24 Ore, nel corso dell’ultimo Festival Internazionale del Giornalismo, conclusosi la scorsa settimana a Perugia. La sociologa Lella Mazzoli, direttore dell’Istituto per la formazione al giornalismo dell’Università di Urbino, ha presentato i dati della ricerca #eHealth: comunicazione e tecnologia per la salute del cittadino connesso, in cui emerge un digital divide spaventoso. In Italia infatti solo due regioni, Lombardia ed Emilia Romagna, hanno finora attivato il fascicolo sanitario elettronico, ovvero una tessera magnetica che contiene tutti i dati di salute del cittadino. Le app e i social network oggi sono strumenti importanti per permettere al cittadino di avere un proprio vantaggio di salute.

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