Tutto è iniziato con l’università e con la sua libertà: lunghe pause tra una lezione e l’altra, la sera a casa con gli amici, la libertà di non essere visto ed “odorato” dai genitori…è iniziata così la mia esperienza con le sigarette. Gli anni del liceo erano filati via senza alcun tipo di problema e senza che la tentazione di accendere una sigaretta. Mai una sigaretta fino a quel fatidico 10 Ottobre 2008 in cui decisi inconsapevolmente di fumare la mia prima sigaretta seduto su di una panchina fuori dell’area studio dell’università di Roma: era una Malboro Light, quella che andava e va per la maggiore tra i ragazzi perchè è figa e perchè tutti fumano quella. Dopo la prima sigaretta sono passate 4 ore e ne ho fumata un’altra e poi a nanna con quell’amaro in bocca e con quella sensazione di “maturità” nei polmoni. Ha avuto inizio così, quasi per gioco, la mia storia con la sigaretta e con il fumo.

La nicotina ha preso il sopravvento ed in pochissimo tempo mi ha reso dipendente: la dipendenza ovviamente trasformata dalla stessa nicotina in una sensazione di piacere e benessere fisico. Ogni occasione era buona per accenderne una specie se difronte ad una ragazza o in una situazione di tensione diventando di fatto una sorta di panacea di tutti i mali. La mia dipendenza ha raggiunto il suo apice circa tre anni fa in cui ero arrivato a fumare oltre 20 sigarette al giorno rientrando alle mie classiche cinque giornaliere dopo pochi mesi: i miei momenti di gioia ma soprattutto di tristezza erano caratterizzati da lei…la bionda.

La giustificazione per ogni sigaretta accesa era la solita “…beh ne fumo poche al giorno…” beh si in effetti ne fumavo poche ma ne ero comunque dipendente e non riuscivo ad andare a letto senza aver fumato la mia sigaretta serale o a finire un pranzo senza fumarne una. Avevo però sempre pensato di poter smettere quando avessi voluto senza alcun problema e soprattutto avevo fissato una deadline molto precisa: quando diventerò padre non toccherò più una sigaretta.

A gennaio 2015, a Parigi, scopro che mia moglie era in attesa da circa 4 settimane e che quindi di li a qualche mese sarei diventato papà. La dipendenza in un attimo sparisce e sotto l’Operà accendo la mia ultima sigaretta e butto il mio pacchetto di Malboro Light appena acquistato. Finisce così la mia dipendenza dalle bionde ed oggi, anche se alla fine non sono diventato più papà perchè qualcuno da lassù ha deciso che quella non doveva essere la volta buona, non fumo più!

Sapete che a distanza di poche ore dalla mia ultima sigaretta mi sentivo libero di abbracciare i miei cari senza il timore di “puzzare”, sapete che il giorno dopo avevo la pelle del viso molto più viva, sapete che tre giorni dopo sono andato a fare jogging ed ho corso 500mt in più rispetto alla mia distanza standard, sapete che il mio primo week-end di amici con la sigaretta l’ho passato dentro il locale in cui eravamo e non fuori, sapete che non ho mai più avuto voglia di fumare da allora e sapete che dovete smettere di fumare perchè ne vale la pena. Adesso lo sapete.

L’elisir di lunga vita è un’alimentazione ricca e controllata, con cibi cotti al punto giusto e la riscoperta di antichi sapori che l’industria alimentare tende ad omologare nei processi di produzione, senza il rispetto dei normali cicli biologici degli alimenti.  Ne è convinto lo chef pugliese Renato Morisco, ambasciatore nel mondo della dieta mediterranea con particolare riferimento all’olio extravergine di oliva, esperto in composizione e trasformazione dei cibi attraverso le cotture. Nell’intervista realizzata in collaborazione con Nicoletta Mele, blogger di MBA, Mutua Basis Assistance, società di mutuo soccorso, lo chef Morisco ci parla dell’importanza di una corretta alimentazione come mezzo di prevenzione, nel nostro quotidiano e nelle strutture ospedaliere.

renato morisco (1)

La salute nel piatto. Seguire un’equilibrata alimentazione è la regola n.1 per garantire al nostro organismo una vita sana. In che modo è possibile educare ad una corretta alimentazione?

“La piramide alimentare rappresenta in maniera chiave quella che dovrebbe essere una buona alimentazione, di base c’è l’acqua e l’elevato consumo di frutta e verdura, sostanze legate alle vitamine e sali minerali che di base aiutano a vivere meglio. In una corretta alimentazione, quindi, è importante che vengano seguiti dei parametri per il consumo degli alimenti, con giusto equilibrio di carboidrati e amminoacidi della carne e legati ai vegetali. Il consumo di amidi provenienti da grano e riso che non deve superare il 65% e gli amminoacidi, l’uso della carne invece non deve essere superiore al 15% e infine una quantità del 25% di grassi (1 a 1 grassi insaturi e grassi saturi). Evitare i grassi di origine animale e ottemperare l’uso di olio extravergine di oliva di eccellenza dove la quantità di grassi monoinsaturi è molto elevata”.

Uno degli aspetti che Lei ha approfondito maggiormente riguarda la composizione degli alimenti e la loro trasformazione attraverso le cotture. può spiegare quali sono le regole basi per non commettere errori e far sì che il cibo subisca una buona cottura per la tutela della salute?

“E’ fondamentale seguire delle metodiche, già individuate dai nostri antenati, che non alterino le sostanze nutritive del cibo e che non creano problemi digestivi nel corso della giornata. Ad esempio, come mantenere gli omega3 nel pesce azzurro, come rendere una carne altamente digeribile? Questo è possibile non solo facendo attenzione alla trasformazione del cibo, ma anche agli aspetti chimici dello stesso anche per non perdere le sostanze antitumorali degli alimenti.”

Uno degli aspetti che Lei ha approfondito maggiormente riguarda la composizione degli alimenti e la loro trasformazione attraverso le cotture. può spiegare quali sono le regole basi per non commettere errori e far sì che il cibo subisca una buona cottura per la tutela della salute?

“E’ fondamentale seguire delle metodiche, già individuate dai nostri antenati, che non alterino le sostanze nutritive del cibo e che non creano problemi digestivi nel corso della giornata. Ad esempio, come mantenere gli omega3 nel pesce azzurro, come rendere una carne altamente digeribile? Questo è possibile non solo facendo attenzione alla trasformazione del cibo, ma anche agli aspetti chimici dello stesso anche per non perdere le sostanze antitumorali degli alimenti.”

Spesso si commette l’errore di mangiare prima con gli occhi che con il palato, trascurando le conseguenze. Lei cosa ne pensa? E’ un abitudine che sta prendendo il sopravvento? Come evitarlo?

“Purtroppo c’è una perdita del gusto e quindi dei sensi. Il gusto medio si è abbassato al mediocre che non è possibile identificare un prodotto di qualità. Ci sono alimenti che hanno una forma e un colore invitanti alla vista, che possono piacere al cervello ma non è detto che siano di buona qualità. L’industria spesso organizza e trasforma un prodotto che va a coinvolgere i sensi e identifica un prodotto di qualità che può essere prodotto nutritivo ma non funzionale. Ad esempio se mangio del cioccolato extrafondente, esso mi identifica un prodotto nervino con capacità corroborante e tonificante, ma è un prodotto che posso consumare in quantità minime e permette di migliorare il nostro stato di salute e dell’umore”.

Negli ultimi anni si registra una crescita impressionante di fenomeni di malnutrizione e di intolleranze alimentari. Quali sono secondo lei le principali cause di questi disturbi?

“Non si può dare la colpa al prodotto, probabilmente negli anni anche la nostra genetica è cambiata, questi problemi erano già persistenti in passato ma non si conoscevano, mi riferisco alla celiachia e all’intolleranza al lattosio.

Grazie alla scienza oggi si sono scoperte queste malattie e le loro problematiche, ma è difficile identificare se la causa è l’aumento del glutine, perché ad esempio nel latte il lattosio c’è sempre stato. In questo caso si può pensare che l’influenza sarà dovuta dal tipo di allevamento. E’ infatti in atto una ricerca che ha paragonato il latte di capra a quello vaccino, e si è scoperto che “un latte vaccino dà poca allergenicità” , mentre il latte di vacca, che è prodotto nelle stalle con un’alimentazione controllata, ha un potere allergenico molto più alto. Chiaramente gli studi sono ancora in atto e ci vorranno anni per poter affermare che  l’allevamento dell’animale, in stalla o allo stato brado, è un elemento importante per la tutela della nostra salute”.

Tutti noi abbiamo il dovere di educarci ad una corretta alimentazione. Ci sono delle categorie di persone che devono seguire un specifico regime alimentare perché affetti da una determinata patologia. Nelle linee di indirizzo del Ministero della Salute per la ristorazione ospedaliera si parla dell’importanza del cibo come parte integrante della terapia clinica. Quanto è importante che nelle strutture ospedaliere venga distribuito un menu ad hoc per ogni categoria di paziente?

“Sono tutti pazienti quindi l’alimentazione nelle strutture ospedaliere deve essere altamente controllata, ad esempio bisogna fare attenzione alla cottura della carne e quale del tipo di grano è stato utilizzato per la produzione del pane. Il paziente che si trova all’interno di una struttura ospedaliera ha sicuramente un problema, quindi è fondamentale avere un’attenta metodica di servizio, ma con una visione più ampia rispetto alla cottura mantenendo inalterate le sensazioni del gusto. In sostanza, non solo cibarsi ma anche non privarsi della qualità del prodotto”.

L’OMS e l’Unione Europea hanno pianificato una politica internazionale finalizzata all’adozione da parte della popolazione di abitudini di vita salutari. Qual è la sua opinione sull’efficacia di queste misure e sulla consapevolezza dell’importanza di un’educazione alimentare sana fin dai primi anni di vita. In questo contesto può collocarsi il suo progetto della Piccola Scuola di Cucina? Di cosa si tratta?

“Abbiamo valutato il cambiamento che c’è stato negli ultimi 30 anni con l’arrivo di malattie legate al benessere e per benessere intendo anche abuso del cibo. Non è un caso che oggi circa un 1/3 dei bambini presenta problemi di obesità perché non seguono una corretta educazione alimentare e si nutrono di alimenti, ad esempio le merendine che presentano al loro interno strutture particolari. Per questo è fondamentale il supporto dei genitori: ad esempio se in casa la mamma non è preparata a creare un piatto buono che abbia questa visione salutistica per il figlio, avrà chiaramente ripercussioni sulla salute del figlio. La Piccola Scuola di Cucina, progetto che ho realizzato in collaborazione con la sede Rai della Puglia, ha l’obiettivo di educare le persone non solo a scegliere un prodotto a km zero, ma anche a come questo prodotto debba essere trasformato.  Per esempio l’uso dell’olio extra vergine d’oliva spesso identifica quel piccante che è fastidioso. Bisognerebbe abituare i bambini ad assaggiare quegli oli dal gusto piccante perché quel sapore identifica la qualità dei prodotti. I bambini di oggi, purtroppo, non conoscono più il vero frutto, ma sono abituati al cibo preparato, già tagliato e servito, si pensi alle insalate. Tutto è piatto, modificato, quasi legato a questo gusto molto mediocre, e molte volte la famiglia non aiuta in questo e bisognerebbe fare dei percorsi culturali fin dalle scuole elementari perché da lì si parte per un progetto di sana e corretta alimentazione”.

 

 

 

 

L’entrata in vigore del decreto 9 Dicembre 2015 (il cosiddetto “decreto Lorenzin”) sull’appropriatezza prescrittiva, nonostante lo scarso peso attribuitogli dalla stampa, segnerà una svolta epocale nel rapporto, già fragile, tra paziente e medico. Il provvedimento infatti contiene indicazioni di appropriatezza prescrittiva su prestazioni di dermatologia allergologica, esami di laboratorio, genetica, medicina nucleare, odontoiatria e radiologia diagnostica: dal 21 gennaio 2016 (data di entrata in vigore del provvedimento), il medico curante, nel momento in cui prescrive alcune tra le 203 prestazioni diagnostiche  contenute dal decreto, deve verificare la rispondenza del paziente ai criteri per cui la prestazione in questione può essere erogata in regime di gratuità dal Servizio Sanitario Nazionale.

Parliamo di prestazioni sanitarie molto comuni che da oggi in poi il medico curante potrà prescrivere solo se sono soddisfatte determinate condizioni del paziente: per esempio l’esame di laboratorio per la rilevazione dei trigliceridi presenti nel sangue potrà essere eseguito gratuitamente (salvo il pagamento del ticket) solo per i soggetti che con età superiore ai 40 anni (come screening) e nei “pazienti con malattia cardiovascolare o fattori di rischio cardiovascolare o familiarità per malattie dismetaboliche dislipidemia o eventi cardiovascolari precoci”. Inoltre specifica il provvedimento che in assenza di valori elevati, interventi terapeutici e cambiamenti nello stile di vita sarà possibile ripetere l’esame solo a distanza di 5 anni. L’esempio è emblematico del forte tasso di incertezza che caratterizzerà l’applicazione di queste norme: come fa il medico di famiglia a verificare che il soggetto con un alto livello di trigliceridi nel sangue modifichi il suo stile di vita?  (Ecco le prestazioni contenute nel decreto Elenco 1 Elenco 2)

La Fimmg (Federazione medici di medicina generale) in una nota definisce il decreto confuso perché mal definisce il sistema di attribuzione delle responsabilità ed equivoco in alcune limitazioni di erogabilità. Prosegue la Fimmg: «Si sta determinando un’incertezza che compromette l’attività professionale dei medici e la fiducia dei pazienti nelle loro scelte, inevitabili saranno le contestazioni da parte dei cittadini ai medici prescrittori, lasciati soli nel proprio studio a dover giustificare scelte che non condividono e che non capiscono». Secondo la Fimmg tutto questo comporterà un aumento della spesa sanitaria privata: quindi si riduce la spesa sanitaria pubblica aumentando di fatto la componente out of pocket del spesa.

Le politiche di contrasto all’inappropriatezza prescrittiva sono un utile strumento di contenimento della spesa pubblica a patto che non comportino squilibri nei rapporti tra medico e paziente: con l’applicazione del decreto il medico di famiglia prescrive “poco” onde evitare l’applicazioni di decisioni arbitrarie e sanzionatorie da parte della dirigenza della ASL di appartenenza, previste dallo stesso decreto.  I pazienti, dal canto loro, hanno diritto a meno prestazioni erogate in regime di gratuità e sono costretti a rivolgersi al privato per eseguire prestazioni fino all’altro ieri erogate gratuitamente dal pubblico e dal privato accreditato. Cambia radicalmente il rapporto tra paziente e medico di famiglia anche perché quest’ultimo avrà sempre meno tempo da dedicare alle visite perché oberato da lungaggini burocratiche previste dal decreto in questione.

La notizia apparsa nei giorni scorsi sui media è talmente clamorosa che ha alimentato una lunga scia mediatica che non accenna a spegnersi. Tutto è nato da una semplice, banale constatazione, fatta da ACOI, l’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, a proposito dei bisturi, che spesso sono di scarsa qualità e tagliano poco o nulla.

Ma naturalmente – fa notare in una nota ACOI – il discorso è più ampio: “Non riguarda soltanto la qualità dei bisturi o il costo delle siringhe, ma comprende considerazioni più generali sugli insufficienti investimenti nella Sanità, sulla sostenibilità dell’innovazione in chirurgia, e sulla programmazione della spesa in campo sanitario”.

Il Presidente di ACOI, Diego Piazza, ha commentato: “Quando si parla di dispositivi medici come i bisturi, il prezzo non può e non deve essere l’unico criterio di valutazione a scapito della qualità e della sicurezza“.

Nel caso particolare, un bisturi mediocre e poco tagliente può provocare gravi lesioni cutanee con il rischio di contaminazione batterica della ferita, quando per incidere la superficie il medico chirurgo deve imprimere una forza maggiore. Questo può richiedere l’utilizzo di più bisturi nel corso dello stesso intervento. Ecco spiegato come come questa scelta si rivela alla fine antieconomica: un buon bisturi, invece, si potrebbe utilizzare più volte per lo stesso intervento.

In tempi di Spending Review per il sistema Paese, anche la Salute deve sopportare compromessi a ribasso tanto gravi? Se da un lato è necessario razionalizzare i processi della logistica ospedaliera, contraddistina dall’outsourcing, per ridurre i tempi di consegna e migliorare la qualità dei serivizi erogati ai pazienti, dall’altro questo percorso di riorganizzazione non può non tenere conto della necessità “di individuare centri di competenza in grado di acquistare bene”, come ha dichiarato il Direttore Generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute, ai microfoni di TGcom24.

Infatti sui magazzini ospedalieri spesso si addensano sospetti e scandali per gestioni “allegre” e poco efficienti di medicinali e dispositivi. Tra gli scandali finiti sulle prime pagine dei giornali, ad esempio, ricordiamo quello avvenuto qualche ann fa alla Asl di Foggia dove alcuni disinfettanti che costavano 60 euro per flacone, venivano pagati 1.600 euro, più Iva. Un furto in piena regola ai danni della collettività. Per non parlare dell’acquisto di protesi e ausili, dove lo Stato paga più del privato, come ha denunciato un’inchiesta pubblicata su Il Fatto Quotidiano.

Se in Italia, come abbiamo scritto di recente su questo Blog, abbiamo personale medico altamente qualificato ed eccellenze che all’estero ci invidiano, sarebbe utile metterli in condizione di operare secondo le loro competenze, senza assistere implacabili ai frequenti viaggi di pazienti italiani in cliniche lussuose all’estero, o dei nostri professionisti migliori lontani dal nostro Paese. Ci auguriamo che non si tratti soltanto dell’ennesimo scandalo destinato agli archivi della memoria.

 

 

 

Il primo cardiologo del mondo, non a caso si chiama Migliore. Giuseppe Migliore, 40enne, siciliano originario di Caltanissetta,  cardiologo all’Ospedale Villa Sofia di Palermo, è stato premiato a fine 2014 negli Stati Uniti come “il migliore radialista dell’anno” durante il Congresso Aim Radial a Chicago. Giuseppe Migliore ha superato la concorrenza di un indiano e di uno statunitense, eseguendo ad arte un intervento di angioplastica coronaria ad accesso radiale anzichè coronale. Questa tecnica è stata appresa 12 anni fa all’ospedale Cisanello di Pisa e diffusa ora in tutta la Sicila.

La storia di questo giovane medico non è il solo caso di eccellenza medica italiana all’estero: di recente si è parlato del dott. Simone Speggiorin, 36enne, oggi considerato “il Re del bisturi” nel Regno Unito, dove è fuggito per scampare al precariato italiano. La loro storia funge da monito per i tantissimi giovani medici italiani e ricecatori che sono “intrappolati” in un sistema chiuso (baronato) e fortemente demotivante.

I casi di Migliore e Speggiorin, costituiscono solo uno spunto per affrontare il tema delle gravi carene e incongruenze della Sanità Italiana, che vede emigrare le sue giovani risorse la cui formazione è costata all’Italia decine e decine di migliaia di euro, e che vanno ad arricchire teniche e conoscenze di altri paesi.

Un ragionamento che è valido per tutti i settori, non soltanto in quello medico. Sul nostro blog prossimamente ospiteremo interventi di giovani medici che hanno lavorato e operato all’estero, ma che in Italia non trovano sbocchi o sono costretti ad apprendere i segreti della professione alla soglia dei 40 anni.

E’ un modo per dare voce a #labuonasanità e per chiedere un cambio di passo al Sistema Sanitario, una riforma organica dell’Università e l’ottimizzazione delle migliori risorse.

 

Il detto “a Carnevale ogni scherzo vale” non va sempre preso alla lettera, e infatti non può ammettere deroghe per la nostra salute, e in particolare per quella dei bambini, esposti involontariamente a rischi di intossicazione e soffocamento.

Il Carnevale è considerata la festa dell’allegria per eccellenza. Un’occasione speciale per liberare la fantasia e catturare un pò di felicità. Adulti e bambini si prestano divertiti a questo “rito del travestimento“, indossando per alcuni giorni maschere e trucchi, utilizzando gadget e schiume che possono rivelarsi nocivi per la loro salute.

Per questo il Ministero della Salute ogni anno pubblica delle guide con alcune avvertenze per festeggiare in sicurezza il Carnevale. Soprattutto raccomandando di non tenere alla portata dei bambini maschere e costumi sintetici e infiammabili.

Come evitare l’ospedale a Carnevale?  Le insidie maggiori per i costumi si nascondono dietro i costumi e riguardano l’infiammabilità dei materiali; mentre per le maschere sono legate al soffocamento e al rischio chimico per la presenza di ftalati, sostanze tossiche per la riproduzione, assoggettate a restrizione europea.

La quasi totalità degli articoli non conformi ritirati dal commercio è di origine cinese.

Una mappa dei rischi più comuni per la salute e la sicurezza dei consumatori sono stati raccolti dal RAPEX , il sistema di allarme rapido per i cittadini degli Stati membri dell’Unione europea, dove si condividono informazioni sui prodotti dannosi per la nostra salute. Oppure consultare l’archivio dei prodotti pericolosi del Ministero della Salute, dove troviamo le intramontabili “bolle di sapone“, ma anche pigmenti per tatuaggi, braccialetti, candele decorative e molti altri gadget.

Sui costumi per i più piccoli, è il caso di prestare molta attenzione nella scelta, per evitare il rischio di soffocamento, nel caso di piccoli bottoni per l’allacciatura del costume, o di strangolamento per eventuali laccetti presenti nella zona del collo. Gli anni passati sono stati ritirati dal mercato costumi da pirata, indiano, cartomante e pagliaccio. Poi c’è il rischio chimico associato alla presenza di ftalati DEHP e DINP, che riguarda maschere da pirata, clown e maschere horror già in uso in Usa ed Europa per Halloween, e fabbricate in Cina.

E’ bene ricordare che la normativa europea per la sicurezza prescrive che queste maschere che coprono integralmente il volto siano realizzate in materiale impermeabile,  e abbiano un’apertura di almeno 1 cm x 13 cm, e non avere bordi taglienti, punte acuminate e parti libere.

Attenzione anche ai classici gadget di Carnevale, ai cosiddetti “scherzi“: dai cappelli e fasce degli eroi dei cartoni giapponesi, ritirati per la presenza di parti metalliche taglienti, alle bombolette schiuma spray di Carnevale, risultanti ricche di sostanze irritanti per gli occhi oltre che per la pelle. A rischio anche le bombolette di stelle filanti risultate estremamente infiammabili e le “penne a scoppio Biro Bang” un infelice scherzo di Carnevale ritirate dal commercio nel 2012 dai NAS, perchè in grado di generare lesioni agli occhi e ad altre parti del corpo.

Senza generare un’inutile psicosi da “danni del Carnevale”, facendo solo più attenzione nella scelta di maschere e costumi, o con un pizzico di creatività, anche con un costume originale prodotto dai vestiti smessi del nostro guardaroba, si potrà fare bella figura e partecipare a balli in maschere e party, senza timore alcuno. Perchè se è una festa il Carnevale, non bisogna passarlo in ospedale!!!

 

 

 

Il futuro della Sanità Italiana, le nuove esigenze della popolazione legate all’aumento dell’aspettativa di vita e l’affermazione delle nuove tecnologie nel mondo dell’e-health, sono gli argomenti affrontati nell’intervista di Giuseppe Lorusso al Presidente nazionale della LILT, prof. Francesco Schittulli. 

Partendo del dato più rilevante, ovvero l’innalzamento dell’età media degli italiani, il prof. Schittulli ci ricorda che “L’Italia è il secondo paese al mondo più longevo dopo il Giappone: questo significa che oggi l’aspettativa di vita si avvicina ai 90 anni, mentre chi nascerà dopo il 2050 raggiungerà l’aspettativa di vita biologicamente massima consentita per un essere umano, ovvero 120 anni. Pertanto le istituzioni devono fare in modo di assicurare un’esistenza dignitosa alla popolazione, con programmi sanitari proiettati al domani e non limitati al presente”.

Occorre dunque cambiare la prospettiva perchè – secondo Schittulli – “il Sistema Sanitario Italiano è purtroppo oggi assai affastellato e politicizzato e le istituzioni devono concentrarsi più sulla promozione della Salute che nella lotta alla malattia”. E poi l’eccesiva parcellizzazione del trattamento sanitario che generano disparità inaccettabili con trattamenti che variano da regione e regione, causano diseguaglianza e sfiducia nella popolazione.

Passando al tema delle numerose app nel settore medico, alla domanda sul reale contributo che queste forniscono al miglioramento della Sanità e ad un percorso di autoconsapevolezza dei pazienti che da spettatori diventano finalmente “attori protagonisti”, Schittulli non ha dubbi: “Dare al paziente la possibilità di valutare e condividere in rete la propria esperienza presso un medico o un ospedale, è un valore aggiunto importante per qualsiasi medico professionista serio“.

L’opinione di uno dei più autorevoli chirurghi sulla Riforma del Sistema Sanitario Nazionale, dall’orario di lavoro dei medici alle nuove assunzioni in arrivo da gennaio 2016. Ecco come valuta la sostenibilità del Sistema il prof. Francesco Schittulli, presidente della LILT. Ecco la prima parte dell’intervista rilasciata a Giuseppe Lorusso, in cui affronta innanzitutto i temi di grande attualità della riforma del Governo Renzi.

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Il Governo giura che questa sarà la volta buona. E annuncia che dal 2016 “non dovrebbero esserci più alibi” per trasformare le idee contenute nell’Agenda Digitale (AgID) in progetti concreti realizzabili per nuovi servizi della PA Digitale che aiutino l’economia e snelliscano le lunghe e vituperate pratiche burocratiche di accesso ai servizi, come avviene quotidianamente nella Sanità. Continua a leggere

Il quadro che emerge dai rapporti del Ministero della Salute (dati del 2013!!!) relativi al monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza e all’efficienza del sistema sanitario italiano è allarmante: solo 9 Regioni rispettano i parametri fissati del Ministero in tema di giusta erogazioni di cure garantite ai cittadini dal Servizio Sanitario. In particolare emergono carenze per le Regioni bocciate per quanto riguarda la riorganizzazione dei punti nascita, le cure palliative, la prevenzione e la riorganizzazione della rete dei laboratori.

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