Per tutti, arriva quel giorno nella vita in cui ti chiedi: “Ma è questa la mia strada?”

Seguire la nostra “vera vocazione” è un pensiero che si innesta in noi sin dal periodo adolescenziale, una vocina che ci ricorda che probabilmente non sta andando come vorremmo, spesso questa vocina la reprimiamo in un angolino della nostra psiche, spesse altre volte, questa vocina serve da catalizzatore per la realizzazione dei nostri obiettivi. Deve essere stata questa vocina che ha portato Jim Withers, dottore di Pittsburgh, a lasciare il comodo posto nel suo studio medico, per mettersi una tracolla sulla spalla con con medicinali e strumenti  essenziali ed andare in giro ad aiutare i senzatetto della città. 

Per il dottor Whiters era importante mettersi in gioco, trovare un obiettivo. Il suo era quello di sfruttare la sua laurea in medicina per aiutare chi alle cure mediche non avrebbe mai potuto accedere. In un sistema sanitario complicato come quello americano infatti, le cure spesso diventano un vero e proprio miraggio per le persone che non hanno un’adeguata copertura sanitaria. Neanche 30enne Whiters capì che fare qualcosa non era solo una scelta, per lui era un dovere. Un dolce obbligo che ha riempito la sua vita, pur non essendo facile all’inizio.
“Ero molto shockato dal numero di persone malate per le strade. Era come immergersi in un paese del terzo mondo” ha detto Withers. “Giovani, vecchi, persone con malattie mentali, donne in fuga dalle violenze domestiche, veterani. Ognuno ha la propria storia”.

Da  quel giorno di 26 anni fa, quattro notti a settimana gira per i quartieri della città per offrire il suo supporto a chi vive per strada. In questa avventura non è più solo però, i gesti d’amore sono contagiosi e da allora, sono decine i medici che si sono messi a disposizione per dargli una mano e girare con lui per i quartieri più poveri di Pittsburgh per aiutare chi ha bisogno.

E’ stata fondata anche la sua associazione, la prima di street medicine, termine coniato da dottor Jim. L’obiettivo è venire incontro a chi non ha una casa, non solamente con le cure mediche ma anche trovandola: adesso Operation Safety Net ha anche fondato un dormitorio, dando alloggio a più di 900 persone nella sola Pittsburgh. Ma non è tutto: in noventa paesi nel mondo sono stati gruppi di street medicine.

La fantastica storia del dottor Whiters ci ricorda ancora una volta, che non siamo mai troppo impegnati, stanchi o giustificati per fare qualcosa per il prossimo. In Italia il progetto Banca delle Visite sta facendo esattamente questo, avvicinare le persone in difficoltà economiche ai medici, e quindi alla salute. Già decine di italiani sono stati aiutati grazie alle donazioni di privati e medici che hanno offerto la propria professionalità pro bono. L’importante è accendere una miccia, poi il fuoco della solidarietà crescerà da sè.

Per maggiori informazioni sulla Banca delle Visite —> www.bancadellevisite.it

TUTTI GLI EFFETTI DI UNA POTENTE MEDICINA, IL VOLONTARIATO

Mala tempora currunt. Viviamo tensioni quotidiane continue, sopraffatti da angosce e paure alimentate talvolta della nuove tecnologie che ci rendono più consapevoli ed esposti, ma al tempo stesso più fragili e insicuri. Questo significa essere connessi nell’era delle fake news e del trionfo del “tutto e niente”, e fare scelte oggettive, per sé e per gli altri, appare impresa ardua. Le preoccupazioni che ci assalgono e ci dividono riguardano spesso responsabilità che non sempre sappiamo (o vogliamo) cogliere: dai vaccini per i nostri figli alla ricerca di ricette miracolose per un sano stile di vita. Tutto scandito dall’incertezza sulle prospettive del lavoro, dalle paure e dalle ipocondrie, dall’instabilità emotiva e affettiva lacerante.

Nonostante questo quadro cupo che parla di individualismo, paure e fobie, occuparsi degli altri, nelle più diverse forme di volontariato, di filantropia o di beneficenza che esistono, può essere un’ottima strada per sentirsi ancora parte attiva del mondo e non semplici spettatori.

Si tratta di domandarsi cosa può far una persona per vivere pienamente il suo tempo, per sentirsi ancora utile in un mondo in rapida trasformazione dove spesso gli anziani lamentano di sentirsi esclusi, di faticare a stare al passo con i ritmi iper-tecnologici che la contemporaneità impone.

Secondo gli ultimi dati ISTAT l’Italia è sempre più un paese di volontari: 6,63 milioni (12,6%) di persone si impegnano gratuitamente per gli altri o per il bene comune: 4,14 milioni (7,9%) degli italiani lo fanno all’interno di organizzazioni e 3 milioni (5,8%) individualmente. Le istituzioni No Profit sono oltre 336 mila, con una presenza più consistente in regioni come Lombardia e Lazio.

Va detto però che l’appartenenza a un gruppo sociale piuttosto che a un altro condiziona l’intensità e le modalità con cui si partecipa all’associazionismo. Infatti in un contesto economico-sociale precario, in cui quasi sette giovani under 35 su dieci vive nella famiglia d’origine, l’impegno sociale sembra essere diventato un lusso per chi se lo può permettere.

Secondo il Rapporto pubblicato da “Volontari e attività volontarie in Italia. Antecedenti, impatti, esplorazioni” (Il Mulino, 2016) ci sono differenti profili di impegno: si va dai volontari organizzati, quelli che fanno muovere il Terzo Settore, ai profili dei volontari individuali.

La ricerca in realtà smentisce l’opinione comune che il volontariato sia un’attività riservata ai soli ricchi. Essa attesta infatti che “non sono le risorse economiche la variabile determinante per accrescere le probabilità che una persona faccia volontariato, bensì le risorse socio-culturali”: titolo di studio, abilità digitali, partecipazione culturale. Maggiori risorse socio-culturali si traducono in via lineare in una maggiore propensione al fare volontariato. Per cui, più aumenta il numero di laureati e il numero di persone ricettive alla cultura e più aumenta il tasso di volontariato e il numero di cittadini che aiutano il prossimo e investono nel bene comune. Da qui deriva una precisa indicazione politica: per far crescere la solidarietà e l’impegno civico è di primaria importanza investire nell’educazione, nell’istruzione universitaria e nella cultura (cfr Repubblica.it).

Non si tratta di buonismo: se si fa il bene per ottenere qualcosa (la coscienza pulita, la salvezza nel regno dei cieli…), quasi sempre si resterà delusi e lo si farà male, perché in quei gesti apparentemente altruistici manca la spontaneità. Nessun obbligo autoimposto. “Tutto questo fa molto bene al cervello, lo rinnova e gli restituisce sprint e vitalità” sostiene la Psicologia (vedi articolo su Riza.it) . Insomma, come dice il titolo di questo articolo, “siate altruisti, fatelo per voi stessi”: perché non provare?

 

Fabio Dell’Olio