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Smartphone, tablet, social media, big data e open data, hanno cambiato indubbiamente la nostra vita quotidiana in ogni suo aspetto, compreso il nostro modo di essere pazienti: lo sviluppo di piattaforme e di sistemi di sanità digitale permette di migliorare l’erogazione delle prestazioni, l’amministrazione e la gestione dell’intero sistema sanitario.

Dalle cartelle cliniche elettroniche alla capacità di lettura ed analisi dei big data anche da parte dei pazienti rispetto al proprio stato di salute: il principio di “patient empowerment” oggi diventa sempre più essenziale.

Anche sotto il profilo del medico/professionista sanitario, definire una propria identità digitale corrisponde ad una precisa strategia, ad un interesse concreto non solo individuale ma al tempo stesso collettivo.

Infatti, considerata l’ineluttabilità di internet, nel futuro dei professionisti della salute sarà sempre più necessario gestire la propria presenza in rete. E farlo consapevolmente, per diverse ragioni: non ultima di carattere meramente opportunistico, è quella per cui internet è considerata la nuova frontiera e il territorio di conquista per l’acquisizione di pazienti. Infatti i pazienti sono sul web e cercano continuamente informazioni e medici, centri di cura e servizi. Per questo una totale assenza dalla rete da parte dei medici è quantomeno sconsigliata.

CHI E’ IL MEDICO DIGITALE

Secondo la definizione coniata da Tiziano Galli nel libro “Medici, Pazienti e Social Media“(2014), il “medico digitaleè colui che ha predisposizioni, atteggiamenti (positivi), comportamenti professionali e interessi economici che ne caratterizzano una significativa presenza passiva o attiva in rete.   

La predisposizione è quella di usare la tecnologia (un pc, un mobile device tablet/smartphone) e di interagire con la rete internet, per accedere ai servizi ed agli strumenti del web 2.0. L’atteggiamento positivo è quello che ci fa guardare con favore al medium internet e ad avere fiducia nella rete e nella partecipazione. Questo è un requisito fondamentale per evitare preconcetti e fastidi e suggerisce un atteggiamento utile di empatia verso il mezzo e il paziente digitale.

Il medico digitale – ma qualunque operatore della salute che arrivi a concepire come necessità professionale lo stare in rete – dovrà almeno “sorvegliare” e “ascoltare” internet.

“Il passo successivo della strategia di presenza sul web – osserva l’esperto Tiziano Galli – riguarda la scelta di quali strumenti web usare, in che modo interagire, ma soprattutto quali dimensioni della propria sfera personale e professionale sviluppare. Perchè nell’ambito della salute la difficoltà è quella di tenere distinta la sfera personale da quella professionale“.

Il professionista della salute sa bene che “si può essere presenti in rete anche senza esserci mai entrati”, o che si può scoprire di essere oggetto di discussione a propria insaputa. Da ciò deriva l’interesse del medico al monitoraggio della rete con lo scopo di salvaguardare la propria immagine pubblica.

Un medico o professionista della salute dovrebbe curare attentamente la sua identità digitale per i seguenti motivi: 1) stabilire una propria presenza positiva; 2) correggere informazioni incomplete o non aggiornate; 3) non avere una reputazione online è quasi uguale ad averne una negativa.

Parlare di identità digitale significa sfruttare le opprtunità offerte dal web 2.0 e le strategie di personal branding per far uscire il proprio profilo da un hard-disk sviluppandolo in rete.

Un profilo online su una rete reputazionale come ScegliereSalute offre molti vantaggi.

Se si vuole sfruttare il grande potenziale della tecnologia per migliorare la situazione sanitaria, quindi, non abbiamo bisogno solo di progressi tecnologici: l’innovazione sociale è molto importante per coinvolgere e responsabilizzare cittadini e pazienti, per favorire la collaborazione tra le diverse discipline e promuovere approcci integrati per la salute e l’assistenza sociale.

Nel prossimo post ci occuperemo di esplorare i social network in ambito medico attivi nel mondo e le principali communities italiane online.

 

Non solo smartphone e device avveniristici a Barcellona per la nuova edizione del Mobile World Congress, la più importante fiera mondiale sul mondo mobile. In particolare nel campo dell’e-health in questi giorni è stato presentato un’innovativa piattaforma aperta per facilitare lo scambio di informazioni tra medico e paziente in tempo reale. Si chiama “DoctorLink” ed è una piattaforma nata per consentire al paziente la continuità delle cure anche dopo che quest’ultimo è tornato a casa.

“Questa piattaforma rappresenta un modello tangibile di comunicazione contestuale, soprattutto se si pensa alle sue proprietà di chat e file transfer e all’integrazione con il Fascicolo sanitario elettronico”, specifica Federico Descalzo, Chief Marketing & Technology Officer di Italtel, che sottolinea “l’importanza di averla sviluppata come Italtel, presente da anni nel segmento della sanità digitale”.

Il progetto “DoctorLink” ha alle spalle due anni di lavoro sulle tecnologie IoT e WebRtc, può essere utilizzato anche come strumento di gestione della terapia farmacologica e riabilitativa, per raccogliere e gestire in tempo reale i parametri biometrici ed ambientali che provengono da sensori, contribuendo a monitorare il benessere del paziente.

 

 

Il futuro della Sanità Italiana, le nuove esigenze della popolazione legate all’aumento dell’aspettativa di vita e l’affermazione delle nuove tecnologie nel mondo dell’e-health, sono gli argomenti affrontati nell’intervista di Giuseppe Lorusso al Presidente nazionale della LILT, prof. Francesco Schittulli. 

Partendo del dato più rilevante, ovvero l’innalzamento dell’età media degli italiani, il prof. Schittulli ci ricorda che “L’Italia è il secondo paese al mondo più longevo dopo il Giappone: questo significa che oggi l’aspettativa di vita si avvicina ai 90 anni, mentre chi nascerà dopo il 2050 raggiungerà l’aspettativa di vita biologicamente massima consentita per un essere umano, ovvero 120 anni. Pertanto le istituzioni devono fare in modo di assicurare un’esistenza dignitosa alla popolazione, con programmi sanitari proiettati al domani e non limitati al presente”.

Occorre dunque cambiare la prospettiva perchè – secondo Schittulli – “il Sistema Sanitario Italiano è purtroppo oggi assai affastellato e politicizzato e le istituzioni devono concentrarsi più sulla promozione della Salute che nella lotta alla malattia”. E poi l’eccesiva parcellizzazione del trattamento sanitario che generano disparità inaccettabili con trattamenti che variano da regione e regione, causano diseguaglianza e sfiducia nella popolazione.

Passando al tema delle numerose app nel settore medico, alla domanda sul reale contributo che queste forniscono al miglioramento della Sanità e ad un percorso di autoconsapevolezza dei pazienti che da spettatori diventano finalmente “attori protagonisti”, Schittulli non ha dubbi: “Dare al paziente la possibilità di valutare e condividere in rete la propria esperienza presso un medico o un ospedale, è un valore aggiunto importante per qualsiasi medico professionista serio“.