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E’ difficile non perdere la speranza quando a fronte di un aumento della domanda di trapianti, diminuisce la disponibilità di organi. Per esempio in Italia i dati ci dicono che quest’anno ci sarà un calo di circa il 30% di trapianti di cuore rispetto allo scorso anno, rimanendo in lista d’attesa in media per due anni e mezzo.

Secondo i dati forniti da A.I.D.O. a fine 2014, su una lista di quasi 9 mila richiedenti, il tempo medio di attesa dei pazienti in lista è di quasi 3 anni per un trapianto di pancreas e di cuore, 2 anni per un trapianto di fegato, 2,3 per il polmone e 3,2 anni per un trapianto di rene.
Da cuore a rene, passando per fegato, il numero di trapianti in favore di pazienti pediatrici è più o meno stabile negli anni. Sono invece in lieve calo il numero delle donazioni, in particolare di cuore, ma le liste di attesa riescono a mantenersi basse anche grazie alla possibilità di ottenere cuori provenienti dall’estero. “La coperta è ancora troppo corta. Comunque le donazioni sono meno del necessario e ancora il 20% dei bambini in attesa non ce la fanno”, commenta il professor Francesco Parisi, direttore dell’Unità di trapiantologia toracica dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Di contro, i tempi medi di attesa in generale per avere un trapianto sono la metà rispetto a quelli dell’adulto. Nel 2015 sono stati di 9 mesi per cuore e polmone, 3 per il fegato, 17 per il rene.

I trapianti di rene, che rappresentano circa la metà del totale degli interventi effettuati (nel 2014 sul totale di 3.037 trapianti, quelli di rene erano pari a 1.586), in Italia si eseguono in 42 centri autorizzati, distribuiti in 16 regioni. Il polo piemontese, con i centri presso l’Ospedale “Molinette” di Torino e l’Ospedale “Maggiore della Carità” di Novara, è quello dove avviene il maggior numero di trapianti in Italia.

Ma come funziona in Italia la procedura per entrare nelle liste di attesa degli abilitati ai trapianti? Per il trapianto di rene ogni paziente adulto può iscriversi nelle liste di attesa di un centro trapianti della Regione di residenza e di un altro centro trapianti del territorio nazionale, di sua libera scelta. Se la Regione di residenza effettua un numero di donazioni inferiore a 5 donatori per milione di abitanti, il paziente può iscriversi, oltre che nel centro competente, in due altri centri di sua scelta (tre iscrizioni complessive). Nel trapianto di fegato, invece, ogni paziente può iscriversi in un solo centro di trapianto del territorio nazionale di sua libera scelta. Per gli altri programmi di trapianto (cuore, polmone, pancreas) pur non essendoci specifiche Linee Guida di riferimento, si tende a privilegiare la “mono iscrizione” sul territorio nazionale effettuata sempre attraverso il centro trapianti prescelto dal paziente. Per il trapianto di intestino ci si può iscrivere al momento solo presso i tre centri autorizzati sul territorio nazionale (Bologna – S. Orsola, Roma – La Sapienza, Milano – Policlinico).

Sul sito del Ministero della Salute sono indicate chiaramente le modalità per esprimere il proprio consenso e registrarsi come donatore nel Sistema Informativo Trapianti (SIT).

Nel 2014, nel mondo, sono stati eseguiti un totale di 118.127 trapianti di organi. Con un incremento del 3% rispetto all’anno precedente.

In Europa per trapianti e donazioni di organi il primato assoluto è della Spagna. Nel 2015 il Paese si conferma ancora una volta al primo posto nel mondo battendo addirittura i record raggiunti in precedenza. Stando ai dati forniti dal ministero della Salute di Madrid, lo scorso anno in media sono state sottoposte ad intervento 13 persone al giorno, che tradotti in cifre spalmate su 365 giorni parlano di 4.769 pazienti trapiantati e 1.851 donatori. 

In Germania invece, dove il consenso per la donazione di organi dev’essere esplicito e non presunto, e il tempo medio di attesa per un trapianto di rene è di 5 anni, con 2 morti al giorno per pazienti in lista di attesa. Tra le resistenze maggiori alla diffusione del trapianto di organi c’è lo scetticismo dei tedeschi, alimentato dalle indicazioni conservatrici della Conferenza episcopale tedesca (Dbk) molto rigida sull’espianto di organi “post mortem”.

Anche nel Regno Unito esistono molte pressioni contrarie alla buona pratica delle donazioni di organi, se è vero che dal 2010 si segnalano i casi di 600 famiglie che si sono opposte all’espianto degli organi del proprio congiunto. Negli ultimi cinque anni, infatti, sono morte circa 1.200 persone iscritte in lista d’attesa proprio a causa della mancanza di donatori.

A Londra per promuovere la donazione di organi tra i più giovani, qualche tempo fa sulla celebre App di Tinder, nata per favorire incontri al buio tra sconosciuti in cerca di sesso occasionale, circolava un banner provocatorio con uno slogan: “Trovare donatori di organi potrebbe essere facile come trovare amanti su Tinder, dipende solo da te”.

Secondo uno studio canadese “pagare i donatori di organi sembrerebbe proprio una strategia salva vite, tempo e denaro”. Ma può essere una soluzione sostenibile per l’etica dei donoatori e per l’impatto futuro di questo sistema?

Addirittura una startup di Toronto ha ideato un dispositivo, Blood Sport, che consente di donare il sangue perdendo colpi alla Play Station. La loro idea, che sta facendo parlare tantissimo, sta raccogliendo fondi su Kickstarter. Chissà se donare gli organi diventerà semplice come una partita ai video games o come pubblicare un post su Facebook. Ma qualcuno ci sta già provando…