La DAT (Dolphin Assisted Therapy = Terapia Assistita con i Delfini) è frutto di un approccio ancora “giovane” dal punto di vista scientifico.
Dell’amicizia tra uomini e delfini si parla sin dall’antichità classica. Diversi autori, come Eolide, Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, descrivono amicizie tra ragazzi e delfini e salvataggi di persone in procinto di affogare. La vita sociale dei delfini, infatti, è improntata a una grande solidarietà : ad esempio, se un compagno è malato o ferito, essi lo sostengono in superficie, per aiutarlo a respirare.
David Nathanson e Betsy Smith , entrambi docenti presso la Florida International University di Miami, possono considerarsi i pionieri nel campo della terapia assistita dai delfini, cui si dedicano fin dalla fine degli anni ’70.
I delfini sono mammiferi, e questo di per sè li rende simili all’uomo più di ogni altra creatura acquatica. Ma esistono anche altre considerazioni che possono spiegare la straordinaria sensazione di “comunicazione“, che percepisce chiunque li avvicini. L’intelligenzadi cui sono dotati, per esempio, li avvicina all’uomo più della maggior parte delle specie animali. Infatti gli studi hanno dimostrato che è pari, se non superiore, a quella delle scimmie antropomorfe che tanto somigliano ai nostri antenati. Ed è questa intelligenza che permette loro di analizzare e coordinare le informazioni ricevute dall’ambiente e di elaborare strategie di risposta adeguate anche in situazioni non comuni, come quella dell’incontro con l’uomo.
Questa capacità dei delfini di interpretare dati nuovi e di agire di conseguenza, può spiegare l’impressione che essi capiscano l’umore delle persone con cui entrano in rapporto. Chi si è immerso con loro, infatti, li descrive capaci di stare “sulla stessa lunghezza d’onda”: timidi e distanti con chi ha timore, giocosi con chi è più attivo, tranquilli con chi è rilassato.

L’immersione nell’acqua è una esperienza particolare, per il legame concreto e simbolico che ha con le origini stesse della vita. Inoltre l’acqua salata aiuta a sciogliere alcune rigidezze corporee che spesso corrispondono a blocchi emotivi, fornisce un sostegno che facilita l’equilibrio, la fluidità del movimento e le sensazioni di rilassamento che ne derivano, il flusso dell’acqua, infine, offre una stimolazione tattile che migliora la percezione del proprio corpo.
La presenza dei delfini sembra moltiplicare gli effetti positivi del contatto con l’acqua. Tutte le testimonianze raccolte indicano che l’incontro con queste creature è un’esperienza eccezionale, profondamente coinvolgente a livello psichico, forse anche a motivo della componente archetipica che ha dato origine a tanti racconti mitologici.
Con il suo aspetto sorridente“, i suoi movimenti fluidi, il suo istintivo rispetto per lo spazio interpersonale (che fa sì che non si avvicini mai troppo a chi mostra timore) il delfino viene costantemente percepito amichevole e meno minaccioso o giudicante degli esseri umani. Nello stesso tempo offre gratificanti opportunità di scambio, basate sul gioco e sul contatto fisico, che portano la comunicazione a un livello accettabile anche per le persone più chiuse in se stesse. Il gioco con un delfino, inoltre, non è mai monotono o ripetitivo, la grande intelligenza di questi animali li rende capaci di inventare “trucchi” sempre nuovi e, a quanto pare, adeguati alle circostanze, tanto da riuscire a volte a spezzare anche le stereotipie di persone, come quelle autistiche, che sembrano imprigionate in una gabbia di comportamenti ripetitivi.
Sembra quindi che i delfini siano in grado in qualche modo di rompere l’isolamento presente nell’autismo e, in minor misura, nella depressione. Queste sono perciò le patologie prevalentemente trattate sia in Italia che all’estero.

In Italia abbiamo un’eccellenza di questa speciale terapia in Emilia-Romagna, nello specifico a Rimini. Nel delfinario della città è dal 1993 che esistono i primi “esperimenti” di delfino terapia, tutt’oggi presenti e sempre più utilizzati nei processi riabilitativi di grandi e piccini.