Le piaghe dell’umanità si potrebbero riassumere tranquillamente in 3 categorie: guerre, carestie e persone che russano. L’ultima pur essendo probabilmente la più diabolica di tutte, per fortuna è di molto più semplice risoluzione. Noi di ScegliereSalute vogliamo aiutarvi a conoscere meglio questo fenomeno, sfatare qualche falso mito e proporvi delle semplici soluzioni per debellarlo.

Perchè si russa?

Il russamento, in poche parole, potremmo riassumerlo con delle “mini apnee respiratorie”. Quando si russa, si manifesta una difficoltà nel far passare l’aria in fase di inspirazione, legata al restringimento parziale delle prime vie aeree. Quando appunto questo restringimento diventa completo, parliamo di apnea. Il russamento non è altro che il preludio di tale apnea. Questo evento può dipendere da diverse nature, sempre legate alle vie aeree: problematiche nella gola, o nel tratto oro-faringeo. L’aria, non defluendo liberamente, fa vibrare i tessuti, provocando il famoso rumore tanto odiato.

Ma chi russa?

Il russare è una problematica prevalentemente vissuta dagli uomini e quindi passivamente dalle donne. Fino ai 55 anni infatti è molto difficile che una donna possa soffrire di questa problematica. Dopo la menopausa però i cambiamenti ormoniali portano le percentuali molto vicine ai livelli degli uomini. Con l’arrivo della menopausa la donna non ha più la protezione degli ormoni femminili che da una parte stimolano l’attività respiratoria e dall’altra le impediscono di “mettere ciccia” dove in genere lo fa l’uomo e cioè sul collo. Dopo i 55 anni il russare è così diffuso, da arrivare ad interessare una persona su 5, quindi il 20% della popolazione.

Quali rischi per la salute?

Quando si russa molto profondamente, come abbiamo già detto, si cade in vere e proprie apnee respiratorie. Il reiterarsi di questo evento può portare a malattie cardiovascolari ed aumentare addirittura il rischio di infarto, visto che il sangue viene ossigenato più scarsamente. Anche in questo caso sono gli uomini ad avere la peggio, visto che nelle donne risultano apnee molto più leggere e meno prollungate.

Oltre ai problemi cardiovascolari, una forte attività di russamento può portare anche problematiche nella qualità del sonno notturno. In genere si dice che la sindrome di apnee ostruttive e il russamento sono causa di sonnolenza diurna.  L’associazione apnee e sonno durante il giorno è molto vera per gli uomini. Le donne che russano tendono invece a soffrire di insonnia.

Inoltre il russamento può portare ad altre problematiche non sospette come: la nicturia (cioè svegliarsi spesso di notte a fare pipì: questo è frequente in entrambi i sessi); cefalea mattutina (molto più frequente per le donne).

Si può smettere di russare?

Si, ci sono sia dei metodi clinici per agevolare le vie respiratorie, che dei piccoli trucchetti per migliorare la situazione.

Seguire una dieta corretta è sempre una panacea per tutti i mali, compreso il russare. L’accumulo di grasso già di per sè grava sulle notre capacità respiratorie. Ancor più se pensiamo che dopo i 50 anni, questo si deposita per il 10% nella zona del collo, dalla quale come facilmente possiamo immaginare, passano gran parte delle nostre vie respiratorie, che quindi possono essere occluse.

Dormire su un fianco. Per non russare va evitata la posizione supina perché questa postura tende ad abbassare i tessuti molli nella parte posteriore della gola impedendo il passaggio dell’aria. Girandosi su un fianco il problema si attenua e si riduce il rischio di russare.

Un altro trick molto utile è sollevare la testa. Certo non vi proponiamo di dormire in piedi come i cavalli, però dormire con un doppio cuscino o alzando lo schienale del letto di una decina di centimetri riduce il rischio di russamento perché in questo modo non si ostacola la trachea e si evita che le vie aeree superiori si restringano.

La tecnologia, come in tutti i campi, ci viene anche qui incontro. Sono in commercio infatti, dei bite (da apporre come un apparrecchio sui denti) che vengono utilizzati quando il russare è provocato da una particolare conformazione della mandibola: questo apparecchio sposta in avanti la mandibola facilitando così il passaggio dell’aria.

Non bere alcolici e non fumare L’alcol rilassa il corpo favorendo il russamento notturno perché i muscoli della gola si distendono e perdono tonicità. Mentre il fumo sappiamo bene che pregiudica le nostre capacità respiratorie e…..fate 1 + 1 dai.

Insomma, debellare il russamento si può, magari non si eliminerà del tutto, ma possiamo imparare a fare del bene a noi e a chi ci dorme vicino.

 

 

Nutraceutica è un neologismo nato negli ultimi anni ’80 dall’unione di: “nutrizione” e “farmaceutica” coniato da Stephen de Felice

I nutraceutici sono quei principi nutrienti contenuti negli alimenti che hanno effetti benefici sulla salute. Si trovano in natura, ma la trasformazione industriale tende ad azzerarli. I nutraceutici possono essere estratti, sintetizzati e utilizzati per gli integratori alimentari, oppure addizionati negli alimenti. Più raro è trovarli negli alimenti in maniera naturale e in quantità sufficienti ad ottenere dei benefici.

Gli alimenti nutraceutici vengono comunemente anche definiti alimenti funzionali, alicamenti, pharma food o farmalimenti.

Dallo Yogurt alla Curcuma

La nutraceutica è una disciplina emergente che studia i principi attivi contenuti nei cibi e nelle piante e che associa la nutrizione a un approccio farmacologico. Il cibo non è più solo visto come alimento, ma come una vera e propria “medicina”. Alimenti naturali come cacao, curcuma, olio extravergine d’oliva, broccoli, pesce azzurro ecc contengono principi attivi, che mixati insieme possono essere un vero toccasana per la nostra salute.

I nutraceutici possono essere assunti sia sotto forma di alimento naturale, sia come “alimento arricchito” di uno specifico principio attivo (esempio il latte addizionato con vitamina D) o in forma di integratori alimentari in compresse. Gli esperti però insistono sul fatto che si debba dare una maggior attenzione a partire dalla filiera alimentare che poi porta il prodotto sulla nostra tavola. Sarebbe sempre meglio conoscere le sostanze di ogni singolo alimento, per poter calibrare al meglio la nostra alimentazione e quindi la nostra salute. Gli integratori possono essere un buon compromesso, ma non posso sostituirsi ad un’alimentazione corretta, ma al massimo…appunto…integrarla.

Come posso iniziare una dieta nutraceutica?

Per arrivare a un invecchiamento di successo i ricercatori stanno raccogliendo informazioni sugli stili di vita dei centenari in alcune zone blu come le comunità sulle Madonie o i monti Sicani in Sicilia, alcune zone del Cilento, o le più conosciute Sardegna e isola di Okinawa in Giappone.

Ad oggi però costruirsi su misura una dieta nutraceutica non è semplice come farci un piatto di pasta. Ancor oggi non si conoscono nel dettaglio tutte le sostanze contenute in un alimenti, soprattuto i più complessi. Sappiamo sicuramente che il pesce contiene omega-3 utile per tenere a bada il colesterolo nel sangue e per la protezione del cuore. Ma è pur vero che il pesce non è un portatore naturale di questa sostanza, bensì, li assume dalle alghe che abbondano di questo antiossidante.

 La curcuma, ad esempio, è un potente antinfiammatorio, ma è evidente che nella nostra dieta non abbondiamo di curcumina come succede in altre zone del mondo. Le alghe marine sono ricche di omega-3, rappresentano il 20% dell’alimentazione della popolazione di Okinawa dove sono usate come un’insalata: non sono certo una raffinatezza culinaria, sono considerate un cibo povero (ricco però di sostanze che ci fanno stare meglio) e non fanno parte della nostra dieta. Il nostro problema è che oggi la dieta mediterranea sembra legata soprattutto al marketing e vengono trascurati i valori nutrizionali degli alimenti che forse andrebbero meglio evidenziati in etichetta.

Cosa fare per migliorare l’alimentazione?

Il trucco è quindi informarsi il più possibile sulle qualità di ogni singolo alimento, e se non si ha tempo modo di farlo, farsi aiutare da professionisti del settore che sanno come meglio comportarsi a tavola. Per il momento la nutraceutica è una disciplina in forte crescita che presto potrà dare i suoi frutti, portandoci ad una vera e propria ottimizzazione della nostra dieta. Ad oggi il consiglio è, mangiate sano ed alla larga dalle mode del momento, che spesso in poco tempo vengono smentite.

 

Winter is coming…lo sappiamo bene, ed i primi ad accorgersene sono stati i nostri piedi. Oramai abbiamo imparato bene a coprirci, le nostre case sono sempre ben riscaldate, abbiamo coperte, copertine plaid, tisane bollenti, pantofolone e cuscini riscaldati. Ma se c’è una regola scritta, è che appena ci mettiamo nel letto, i nostri piedi si congelano, non per tutti, ma sicuramente per molti di noi. E quando i nostri piedi riescono ad avere una temperatura quantomeno accettabile, ci pensa il partner a darci dei brividi di freddo sfiorandoci nel letto con i piedi con temperature simili agli 0 gradi.

Avvertire freddo alle mani e ai piedi è una sensazione molto diffusa, soprattutto per il sesso femminile. Le mani e i piedi freddi possono essere un disagio legato alla maggiore sensibilità verso il freddo ambientale. In altri casi meno frequenti rappresentano dei sintomi patologici ben precisi.
Dal punto di vista fisiologico, le mani e i piedi freddi sono il risultato da un fenomeno chiamato vasocostrizione o vasospasmo. In parole povere, l’organismo contrasta il freddo atmosferico riducendo l’afflusso di sangue alle periferie, in modo da ridurre la perdita di calore corporeo.

Ecco, noi di ScegliereSalute, ci teniamo che i vostri piedi siano sempre belli al calduccio e quindi abbiamo stilato questa lista di 10 semplici consigli, per riscadare al meglio le vostre “estremità”:

  1. Smettere di fumare – oltre a far sicuramente bene per la salute in generale, nello specifico la nicotina ha un effetto di vasocostrizione nel nostro sangue, che compromette la normale circolazione sanguigna. Lasciare le sigarette, vuol dire lasciar lavorare meglio i nostri vasi sanguigni, con un bel vantaggio per la nostra omogenea temperatura corporea.
  2. Bere alcool – ebbene si, in Russia ne sanno qualcosa, non a caso la vodka è la bevanda più venduta nel nord Europa per distacco ma….attenzione: il troppo storpia. Infatti è sufficiente un mezzo bicchiere di vino (sempre a patto che non faccia troppo freddo e che lo si faccia a stomaco non vuoto), per avere dei benefici nella circolazione sanguigna e della temperatura corporea.
  3. Sgranchirsi – Non è un caso che il freddo arrivi quando stiamo fermi, il non movimento fa andare il nostro corpo in stato di risparmio energetico, rallentando anche la circolazione. Sgranchire piedi e mani ogni tanto può ricordare al corpo che “ehi siamo vivi, vedi di darci un pò di sangue caldo!”
  4. Evitare alcuni sport – pensavate che fare dello sport fosse la panacea di tutti i mali? Quasi sempre, ma in questo caso no. Ci sono determinati sport come immersioni subacquee e ciclismo che possono essere dannosi nei mesi invernali. Nel ciclismo ad esempio durante la pedalata, il sangue defluisce per la maggior parte in cosce e glutei, lasciando le estremità con meno afflusso e quindi a rischio raffreddamento.
  5. Dieta – sappiamo che questa parola è un vero e proprio spauracchio per molti, ma una dieta corretta fa sempre bene, in Estate come in Inverno. Con alimenti che ci aiutano a gestire pressione bassa, anemia e disidratazione, il corpo ne gioverà in tutto il suo metabolismo, e quindi anche nella circolazione.
  6. Check up medico – spesso la problematica dei piedi freddi può dipendere anche da patologie di cui non siamo a conoscenza di soffrire. Per questo è importante fare sempre una visita di controllo per scongiurare qualsiasi problema. Possono causare tali problemi malattie come: ipotiroidismo, ateropatia periferica e sindrome di Rynaud.
  7. Non coprirsi troppo – strano vero? Ma coprirsi con 200 strati non da nessuna certezza di essere più caldi. Mettere troppi calzini ad esempio può creare una pressione troppo forte sul piede, tanto da provocare un rallentamento del flusso sanguigno e quindi sensazione di freddo. Insomma una giusta copertura può bastare. Diventare omini Michelin non migliorerà la situazione.
  8. Evitare il caffè – se siete degli amanti del caffè e ne bevete più di 3 al giorno, beh…non lamentatevi se avrete dei piedi freddi. Il caffè infatti, pur essendo eccitante è anche un potente vasocostrittore e rischia di lasciarvi senza il corretto afflusso di sangue nel corpo se ne abusate.

Insomma, piccole abitudini quotidiane che possono salvare i vostri piedi e spesso la vita dei vostri partner. D’ora in poi non lamentatevi se avrete i piedi freddo dopo questa guida. Del resto winter is coming, ma lo si può combattere!

Occhi rossi e lacrimosi, naso pieno, sensazione di stordimento, pruriti cutanei, secchezza delle fauci, sono solo alcune delle “meravigliose” manifestazioni delle allergie sul nostro corpo. Ma se a questa ci aggiungessimo anche l’impossibilità di baciare?

Ci sono allergie ed allergie, alcune anche se possono sembrare molto restrittive come per gli arachidi, in realtà portano in dote un rischio concreto ogni volta che ci si approccia a cibi come biscotti, caramelle, gelato, salse, pasta alle mandorle, specialità africane, asiatiche e messicane, dolci, mortadella ecc. Il problema è che se una persona è particolarmente predisposta a tale allergie, anche un semplice tocco sulle labbra, come quello di un candido bacio di una ragazza che ha assaggiato uno di questi alimenti, può diventare mortale.

È il caso di Oli Weatherall, ragazzo inglese di ventidue anni, che da perfetto Cenerentolo inverso, ha rischiato di cadere in un “sonno profondo” dopo il bacio di una principessa. Oli è allergico proprio alle arachidi prima citate. Da sempre attentissimo che la sua alimentazione sia completamente decontaminata da agenti allergici per la sua salute, che ha rischiato di morire proprio per via di un bacio di una ragazza. Per fortuna nonostante il ricovero immediato ed una gran brutta esperienza: “la sensazione è quella di morire per una crisi respiratoria, è terribile” – questo il suo commento dopo l’accaduto, adesso torna a sorridere per il pericolo scampato. Certamente d’ora in poi prima di baciare una ragazza, qualche domanda sulla sua alimentazione la farà. Non sarà il massimo per provarci, ma almeno non rischierà un attacco allergico mortale.

 

Amaro, dolce, aspro, salato e…umami. Molti di noi a scuola, studiando i gusti percepibili dalle nostre papille gustative, avranno imparato a conoscere i primi 4, ma molto difficilmente le maestre avranno introdotto l’umami. Questo gusto, ormai riconosciuto da diversi anni, è stato “scoperto” poco più di un secolo fa da un chimico di Tokyo (a questo è dovuto il nome “orientaleggiante”) che lo isolò da un brodo di alghe.

Umami letteralmente vuol dire “saporito”, ed è questa la sensazione che stimola ai nostri recettori sulla lingua. Questo tipo di gusto è spesso identificato con il sapore della salsa di soia, ma lo troviamo spessissimo in alimenti made in Italy come il Parmigiano.

 

 

Oltre a rallegrare le papille gustative, l’umami può far pure bene alla salute: pare infatti che possa favorire scelte alimentari più sane, stando a una ricerca pubblicata di recente su Neuropsychopharmacology. Un alimento molto umami come il brodo, infatti, ridurrebbe l’appetito in generale e modificherebbe l’attività cerebrale tanto da far portare in tavola cibi meno grassi: lo ha scoperto Miguel Alonso del Centro per gli Studi in Medicina della Nutrizione del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, studiando che cosa succede nella testa (e nella dieta) di alcune volontarie sottoposte a un pasto molto umami, una tazza di brodo appunto.

 

A cosa è dovuto questo sapore (per molti) irresistibile?

Semplice, al glutammato. Questa molecola è la responsabile del gusto tanto succulento, un aminoacido non essenziale che si trova in moltissimi cibi e dona loro una caratteristica sapidità.

Oltre al parmigiano ed alla salsa di soia già citati, sono molto “umami” pietanze come: alghe, cibi stagionati o fermentati (i crauti per esempio) ma pure vegetali come pomodori, funghi, mais, olive o asparagi; tutti i cibi proteici poi, dalla carne ai latticini, contengono glutammato e sono più o meno umami. Il brodo di carne è un esempio classico, anche perché il tipico dado da brodo altro non è che glutammato monosodico, un sale di glutammato.

 

È vero che riduce la fame?

Il dottor Alonso è entrato anche nello specifico della caratteristica “saziante” di questo gusto: «Mangiare cibi umami aiuta a ridurre l’appetito. Tanti hanno indagato che cosa accade nel cervello esposto al dolce o al salato, si sa invece ancora poco dell’umami: abbiamo valutato effetti immediati e solo in test di laboratorio, ma se questi risultati saranno confermati potrebbe essere opportuno suggerire a chi lotta con i chili di troppo di iniziare il pasto con una tazza di brodo, per mangiare poi un po’ di meno e scegliere cibi più sani. In Giappone o Corea del Sud, Paesi con un’elevata aspettativa di vita, il consumo di alimenti sapidi è molto diffuso: l’introito di zuccheri è molto più basso rispetto all’Occidente, invece è elevato l’apporto di glutammato».

Come per tutti gli alimenti però il troppo storpia, ed anche in questo caso, un eccessivo utilizzo di questo alimento potrebbe portare a problematiche. L’eccesso può provocare mal di testa o picchi di pressione, così nel 2017 l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha stabilito una soglia di sicurezza giornaliera da non oltrepassare per glutammato e derivati, pari a 30 milligrammi per chilo di peso.

Insomma godetevi questo gusto con maggior consapevolezza.

Sono tantissime le leggende metropolitane che persistono nella nostra cultura. Da quelle a carattere storico, a quelli di cronaca, o ancora credenze pseudo-scientifiche che hanno davvero poca relazione con la realtà dei fatti. Molte credenze tramandate da rimedi della nonna un pò troppo casalinghi e falsi esperti che spesso possono anche danneggiare la nostra salute. Oggi ci divertiremo e smentire 10 credenze comuni sulla salute, che (probabilmente) non avresti mai messo in dubbio!

1) La birra mi fa crescere la pancia?

No, o perlomeno non proprio. In realtà una birra non ha mai fatto ingrassare eccessivamente nessuno. Non è la birra che fa ingrassare, ma il fatto che, essendo la quantità d’alcol che contiene in genere ridotta (110 calorie al litro contro le 160 del vino rosso), si tenda a berne in grandi quantità. Chi beve spesso birra tende, inoltre, anche ad accompagnarla con snack poco salutari: ecco spiegati i chili in più dei bevitori. Il mito è nato dalla non sempre ottima forma dei tedeschi, noti bevitori di birra, al quale grande utilizzo si attribuiva l’aumento di circonferenza della vita, ma in realtà oggi sappiamo che i giapponesi sono almeno altrettanto amanti di questa deliziosa bevanda al luppolo, pur mantenendo in molti un’ottima forma. Insomma una birra non fa ingrassare, ma comunque meglio non esagerare.

2) Sta troppo vicino alla TV danneggia gli occhi?

Quante volte ve lo hanno detto le vostre mamme quando eravate piccoli? Ebbene, almenochè non siate nati prima degli anni ’50 sappiate che allontanarsi dalla tv, per i vostri occhi, non è stato granchè utile. Le televisioni a tubo catodico effettivamente potevano emettere radiazioni che potevano danneggiare la vista, ma le televisioni moderne non danno nessun problema del genere. Attenzione però…guardare la TV da troppo vicino e troppo a lungo può causare però stanchezza visiva.

3) Posso fare il bagno con le mestruazioni? 

Proibizioni e inibizioni come non fare il bagno, non lavarsi i capelli e persino non fare il bucato hanno accompagnato il ciclo mestruale fin dall’antichità. Queste superstizioni non hanno nulla di scientifico: dedicarsi ad attività rilassanti o fare del movimento durante il ciclo aiuta a contrastare gli sbalzi di umore e il malessere dovuto al flusso, oltre a favorire una corretta igiene. Basta premunirsi di non bagnarsi con acqua troppo fredda.

4) Scrocchiare le dita fa venire l’artrite?

Lo schiocco è provocato dall’esplosione delle bollicine d’aria che si formano nel fluido sinoviale, che ha lo scopo di nutrire i tessuti e lubrificare le giunzioni articolari. Ci sono stati diversi studi per capire se questo tipo di attività possa influire su di una futura artrite e la risposta è no! Schioccare le dita non fa né bene, né male.

5) Una mela al giorno toglie il medico di torno?

Le mele contengono fibre e vitamina C, entrambi essenziali per la nostra salute. Nonostante questo però, non può dirsi certo un alimento che ci fornisca uno scudo completo ed adeguato contro qualsiasi malattia. Le mele, come molti altri frutti, sono sicuramente fondamentali nella nostra alimentazione, ed all’interno della nostra dieta, assieme ad altri alimenti correttamente assunti come verdure, pesce e carni possono sicuramente preservarci da un bel pò di visite.

6) Se esco con il freddo mi ammalo?

No, anzi, per assurdo è restare in casa che aumenta il rischio di ammalarsi. Con il freddo tendiamo a passare più tempo al chiuso, dove l’aria è spesso troppo secca e la ventilazione scarsa, un’abitudine che favorisce la trasmissione di virus e batteri. È pur vero che le basse temperature riducono le riserve di muco che di norma proteggono le vie respiratorie dai patogeni, lasciandoci più esposti alle infezioni. Ma non è certo il freddo in se per se il responsabile principale dei nostri malanni.

7) Mangiare cioccolato fa venire i brufoli?

No, il cioccolato non fa venire i brufoli, diciamo forte e chiaro. Aspettate però a spatolarvi il barattolo di nutella della credenza in 5 secondi. Specifichiamo che la presenza di brufoli è determinata soprattutto dagli ormoni, perciò dipende dalla predisposizione e dall’età. Vero invece è che un eccesso di cibi fritti e dolci fa male alla pelle.

8) Lo zucchero rende i bambini iperattivi?

Numerosi studi scientifici sono stati messi in campo per verificare questa diffusa teoria, ma non sono state trovate evidenze che la confermino (anche se dosi eccessive di zucchero fanno male alla salute di grandi e piccoli, e incoraggiano obesità, diabete e carie). L’associazione è nata nel 1974, con una lettera di un medico statunitense, William Crook, alla American Academy of Pediatrics, in cui si denunciava il presunto legame. Ma una lettera non ha la stessa validità scientifica di un articolo pubblicato su una rivista in peer review.

9) Lo zucchero di canna è più salutare di quello bianco?

Siete anche voi di quelli che se non hanno il proprio zucchero di canna il caffè proprio non lo bevono? Beh, sappiate che lo zucchero di canna non è nè più salutare, ne più magro di quello bianco. L’unica differenza è che mentre lo zucchero bianco contiene solo saccarosio, quello bruno contiene anche qualche residuo di melassa (tra l’1% e il 5% a seconda dei tipi di zucchero grezzo in commercio), che gli dà un aroma un po’ diverso. Nella melassa sono presenti, in quantità molto basse, minerali e vitamine; ma le dosi giornaliere di zucchero che assumiamo, o dovremmo assumere, sono troppo basse perché queste abbiano un qualche beneficio.

10) Gli spinaci fanno diventare più forti?

No, o perlomeno, non più di molte altre verdure in circolazione. Il falso mito nacque nel 1890, quando alcuni nutrizionisti americani resero noto il contenuto di ferro delle verdure. Per un banale errore di stampa – una virgola al posto sbagliato – si attribuì agli spinaci un contenuto di ferro 10 volte superiore al reale. L’errore fu scoperto dopo decenni, ma nel frattempo Braccio di Ferro e il suo cibo preferito avevano conquistato il mondo.

 

Quanto posso bere al giorno senza nuocere alla mia salute?

Per rispondere a questa domanda prima di tutto bisogna fornire un accenno chimico della composizione degli alcolici che abitualmente ingeriamo. Le bevande alcoliche sono generalmente costituite per la maggior parte da acqua, e per la restante parte da alcol etilico (altresì detto etanolo), la restante minima parte è rappresentata da altre sostanze come composti aromatici, coloranti, vitamine ecc.

L’etanolo, che si trova in parte consistente negli alcolici, è una sostanza estranea al nostro organismo, ed in grosse quantità tossica. Il corpo umano è in grado di sopportare l’etanolo in piccole dosi, ma se queste crescono eccessivamente, non è più in grado di smaltirlo efficacemente.

Generalmente per misurare gli alcolici si usa l’unità di misura “UA” (Unità alcolica appunto). Il limite è dato da massimo 2/3 Unità per un uomo adulto, 1/2 per una donna e non più di 1 per una persona anziana.

A quanto corrispondono queste unità alcoliche?

Una Unità Alcolica (U.A.) corrisponde a circa 12 grammi di etanolo; una tale quantità è contenuta in un bicchiere piccolo (125 ml) di vino di media gradazione, o in una lattina di birra (330 ml) di media gradazione o in una dose da bar (40 ml) di superalcolico. L’equivalente calorico di un grammo di alcol è pari a 7 kcal.

Unità alcoliche per bevanda:

Vino da pasto (11 gradi, un bicchiere da 125ml): 1 U.A

Vino da pasto (13,5 gradi, un bicchiere da 125ml): 1,1 U.A

Birra (4,5 gradi, una lattina da 330ml): 1 U.A

Birra doppio malto (8 gradi, un boccale da 200ml): 1 U.A

Aperitivi alcolici (20 gradi, un bicchierino da 75ml): 1 U.A

Cognac, Grappa, Vodka (40 gradi, un bicchierinoda 40ml): 1,1 U.A

 

Fonte dati: www.fondazioneveronesi.it

Le caratteristiche organolettiche di un olio sono importanti tanto quanto quelle chimiche per definire un olio extravergine e, tra questi, riconoscere quelli di qualità superiore. Per poter classificare un olio da un punto di vista merceologico, infatti, è obbligatorio far effettuare l’analisi sensoriale da parte di un gruppo di esperti certificato a livello ministeriale.

Amaro, piccante e fruttato sono i tre attributi positivi che possiamo riscontrare negli oli extravergini.

A seconda del punteggio, espresso in decimi, ottenuto nell’analisi sensoriale, ciascuno dei tre attributi può essere definito Intenso (maggiore di 6) Medio (tra 3 – 6) o leggero (<3).

Controllare l’etichetta dei prodotti può dunque aiutarci a capire per lo meno quale tipo di olio abbiamo di fronte e scegliere un prodotto di qualità. In particolare, i valori di fruttato devono essere obbligatoriamente maggiori di 0, pena il declassamento a olio lampante e, dunque, non adatto al consumo umano.

Amaro

Il sapore amaro è caratteristico dell’olio ottenuto da olive a diversi gradi di maturazione (sia verdi che viola-nere) correlata a particolari composti chimici appartenente alla classe dei polifenoli. Viene percepito soprattutto https://compreantibioticos.com/ nella zona centrale della lingua.

Piccante

Il piccante è una sensazione tattile di pizzicore, tipica di un olio ottenuto da olive verdi, percepita soprattutto nella gola. Anche il piccante è dovuto alla presenza di particolari polifenoli, presenti soprattutto nelle olive non del tutto mature.

Fruttato

Il fruttato deve essere riconoscibile sia all’olfatto che al gusto e racchiude tutte quelle sensazioni derivanti da olive sane e fresche, lavorate in tempi brevi per evitare che esse subiscano indesiderati fenomeni di fermentazione. Il fruttato può essere:

  • Verde: richiama frutti non del tutto maturi, ancora verdi per l’appunto e/o erba appena tagliata
  • Maturo: richiama frutti maturi, ormai passati dal colore verde al viola-nero intenso

Perché un olio amaro, piccante e fruttato è più salutare?

Un olio di qualità dovrebbe possedere tutti questi attributi positivi, perché sono indice di un prodotto ottenuto da frutti sani, con un processo produttivo in grado di preservare la vitamina E e i polifenoli presenti nelle olive, questi ultimi responsabili dei sapori amaro e piccante. Questi ultimi sono molto sensibili a luce e calore, pertanto è necessario adottare opportuni accorgimenti per preservarli al meglio durante la lavorazione e la conservazione dell’olio.

Vitamina E e polifenoli sono composti benefici per la salute in quanto potenti antiossidanti. Non solo sono in grado di prolungare la vita dell’olio, ma anche di proteggere il nostro organismo nei confronti dei danni ossidativi.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità moltissime malattie potrebbero essere evitate grazie ad un’alimentazione equilibrata, sana e varia.

Uno degli alimenti che contribuisce al nostro benessere è sicuramente l’olio extravergine d’oliva perché è ricco di elementi preziosi per la nostra salute. Attenzione però, non bisogna superare le dosi giornaliere consigliate, di circa 20g al giorno e cioè 2 o 3 cucchiai al dì.

L’olio extravergine infatti, come tutti gli oli, è composto al 99,9% da grassi ma, per via del maggior contenuto in acido oleico, risulta essere l’olio più digeribile. Nonostante questo rimane un alimento calorico, in un solo cucchiaio ci sono 89.9 Kcal. Ma non è vero che fa ingrassare, anzi, se si seguono le dosi consigliate aumenta il senso di sazietà, rende più buone le verdure con fibre e abbassa l’indice glicemico di un pasto. Inoltre, sfatiamo il mito che se consumato a crudo è più dietetico ma, si preservano semplicemente le preziose molecole che lo compongono.

Acido oleico, polifenoli e vitamina E sono le principali sostanze responsabili dei benefici dell’olio extravergine di oliva:

  • L’acido oleico protegge la salute delle cellule che si trovano nel pancreas molto importanti per il controllo del diabete;
  • I polifenoli e la vitamina E sono ottimi antiossidanti e anti-infiammatori;
  • L’ acido oleico interferisce positivamente sul metabolismo del colesterolo; fa in modo che non ci siano troppe variazioni dei livelli del colesterolo nell’organismo;
  • I polifenoli aumentano la quantità di colesterolo buono;
  • i polifenoli, l’acido oleico e lo squalene (prezioso antiossidante dell’olio) prevengono e combattono alcuni tumori;
  • Gli acidi grassi monoinsaturi e alcune molecole polifenoliche e pigmenti che dell’olio extravergine di oliva agiscono per prevenire l’osteoporosi;
  • I polifenoli contribuiscono a proteggere l’intestino;
  • Per i bambini è ancora più prezioso perchè nei primi anni di vita Il fabbisogno calorico di grassi è più elevato. Inoltre l’olio evo è l’unica fonte discreta di omega-3 prima dell’introduzione del pesce

Basti pensare che l’EFSA ha approvato un “claim sulla salute” da apporre sul prodotto, con il quale si riconosce l’effetto positivo di alcuni composti polifenolici. Ma attenzione le preziose molecole e quindi tutte le importanti proprietà sopra elencate si hanno solo se l’olio extravergine è di eccellente qualità e cioè ad esempio se dalle analisi sensoriali si evince che è fruttato, amaro e piccante, se dalle analisi chimiche risulta avere un elevato contenuto di polifenoli, una bassa acidità e un basso numero di perossidi, se è estratto a freddo, ecc…

Purtroppo per legge il produttore non è obbligato a riportare queste informazioni, quindi il consumatore si trova spesso a dover scegliere non sulla base della qualità dei prodotti in commercio ma basandosi su altri fattori come pubblicità, passa parola, ecc…

Sarebbe sempre opportuno conoscere i parametri sensoriali e chimici, prima di scegliere quale olio extravergine comprare e per farlo, ad esempio, si possono consultare le classifiche degli oli extravergine di oliva, create dagli esperti di Wikonsumer.org

 

 

 

Le bugie nel carrello e le aggressive tattiche di marketing del ventesimo secolo hanno obnubilato il giudizio critico dei consumatori in quanto tali. Per questo, da qualche tempo è nata una
nuovissima guida on-line degli alimenti. Dall’ idea di due ingegneri e un tecnologo alimentare pugliesi con l’obiettivo di aiutare i consumatori moderni a scegliere in maniera consapevole e i produttori di qualità a farsi trovare. Un algoritmo innovativo è stato studiato per classificare e valorizzare le caratteristiche più ricercate dai consumatori e quelle che ne determinano l’ eccellenza. Il cibo è una prerogativa essenziale per la nostra vita, ma ci racconta anche la storia di un territorio e di una biodiversità. Serve dunque consapevolezza su ciò che doniamo al nostro corpo, ma
soprattutto più informazione per il consumatore e una maggiore tracciabilità per i piccoli produttori di eccellenza. Con questo intento nasce Wikonsumer.org, l’evoluzione del consumatore consapevole. Si tratta della prima guida on-line degli alimenti, nata con l’obiettivo di aiutare i consumatori moderni a scegliere in maniera consapevole e i produttori di qualità a farsi trovare.
L’idea nasce in Puglia da un gruppo di ingegneri pugliesi (marito e moglie) e da un tecnologo alimentare che dopo una lunga fase di progettazione hanno dato vita ad un vero e proprio punto
di incontro tra domanda e offerta di qualità. Spesso i consumatori hanno davvero poche informazioni per scegliere un prodotto. Le informazioni necessarie non sono riportate in etichetta e quando ci sono, sono difficili da interpretare. Dall’altro lato i piccoli produttori di eccellenza spesso non riescono a valorizzare le qualità dei loro prodotti e per farlo non sfruttano a sufficienza i canali digitali. Questi produttori non hanno i mezzi per raggiungere i grandi canali, pagare costose agenzie e conquistare fette di mercato. L’obiettivo principale di Wikonsumer.org è rendere il consumatore sicuro rispetto a ciò che sta leggendo e coinvolto pienamente in quello che non è un semplice sito ma un esperimento sociale che cambia completamente l’approccio alla produzione dei contenuti attraverso la mobilitazione dell’intelligenza collettiva. Su Wikonsumer.org i prodotti sono classificati attraverso un innovativo algoritmo in grado di valorizzare le caratteristiche più ricercate dai consumatori e quelle che ne determinano l’ eccellenza. Attraverso la stretta collaborazione di una community di esperti di alimentazione e tecnologie alimentari i prodotti presenti su Wikonsumer.org vengono revisionati e controllati circa la veridicità delle informazioni. Lo staff ed i revisori controllano che ad ogni affermazione presente nell’ articolo corrisponda una fonte scientifica ed attendibile attraverso un format collaborativo che utilizza la tecnologia wiki, permettendo agli esperti del settore e agli utenti finali di definire assieme, in maniera strutturata ed ordinata, quali sono i migliori prodotti e perché. Esperti e consumatori collaborano alla realizzazione di articoli e classifiche, attraverso un processo chiamato peer review, (revisione tra pari), ottenendo così contenuti chiari, completi e scientificamente attendibili. “La mia passione per il consumo consapevole si è trasformata in una necessità con la nascita delle mie due gemelle – spiega Antonella Fasano, Ceo & Founder di Wikonsumer.org. “che mi ha spinto a voler scegliere con consapevolezza quale prodotto in commercio acquistare. Da qui ho scelto di costruire Wikonsumer.org, la guida alla scelta degli alimenti. Da subito si sono uniti al team mio marito Paolo Pannarale, ingegnere informatico, e Marco Montemurro, tecnologo alimentare. Ma i veri protagonisti di Wikonsumer.org sono i membri della community: nutrizionisti, tecnologi, ricercatori e consumatori, da tutta Italia, che mediante un innovativo sistema di gestione dei contenuti realizzano in maniera collaborativa guide alla scelta e classifiche dei prodotti in
commercio. I contributori sono esterni ed indipendenti e le scelte importanti vengono condivise con la community: questo rappresenta una garanzia per i consumatori. Il lavoro dei contributori
diventa patrimonio della collettività, perché è rilasciato con licenza open”. Oggi gli esperti di Wikonsumer hanno completato le Guide e le Classifiche di 7 categorie come l’Olio EVO, le Farine, Birra, il Latte di Soia, il Latte di Mandorla, il Burro Vegetale e le Mandorle. Tra i progetti futuri di www.Wikonsumer.org c’è spazio per il coinvolgimento di nuovi produttori, anche quelli meno noti, ma probabilmente più meritevoli, che potranno avere la possibilità di farsi conoscere mediante scheda prodotto dettagliata e prove assaggio. In programma l’ampliamento ad altre categorie come vino, pasta, legumi, te-tisane-infusi, caffè e acqua, per fare in modo che tutti i consumatori possano finalmente fare una spesa sempre più consapevole.