Le piaghe dell’umanità si potrebbero riassumere tranquillamente in 3 categorie: guerre, carestie e persone che russano. L’ultima pur essendo probabilmente la più diabolica di tutte, per fortuna è di molto più semplice risoluzione. Noi di ScegliereSalute vogliamo aiutarvi a conoscere meglio questo fenomeno, sfatare qualche falso mito e proporvi delle semplici soluzioni per debellarlo.

Perchè si russa?

Il russamento, in poche parole, potremmo riassumerlo con delle “mini apnee respiratorie”. Quando si russa, si manifesta una difficoltà nel far passare l’aria in fase di inspirazione, legata al restringimento parziale delle prime vie aeree. Quando appunto questo restringimento diventa completo, parliamo di apnea. Il russamento non è altro che il preludio di tale apnea. Questo evento può dipendere da diverse nature, sempre legate alle vie aeree: problematiche nella gola, o nel tratto oro-faringeo. L’aria, non defluendo liberamente, fa vibrare i tessuti, provocando il famoso rumore tanto odiato.

Ma chi russa?

Il russare è una problematica prevalentemente vissuta dagli uomini e quindi passivamente dalle donne. Fino ai 55 anni infatti è molto difficile che una donna possa soffrire di questa problematica. Dopo la menopausa però i cambiamenti ormoniali portano le percentuali molto vicine ai livelli degli uomini. Con l’arrivo della menopausa la donna non ha più la protezione degli ormoni femminili che da una parte stimolano l’attività respiratoria e dall’altra le impediscono di “mettere ciccia” dove in genere lo fa l’uomo e cioè sul collo. Dopo i 55 anni il russare è così diffuso, da arrivare ad interessare una persona su 5, quindi il 20% della popolazione.

Quali rischi per la salute?

Quando si russa molto profondamente, come abbiamo già detto, si cade in vere e proprie apnee respiratorie. Il reiterarsi di questo evento può portare a malattie cardiovascolari ed aumentare addirittura il rischio di infarto, visto che il sangue viene ossigenato più scarsamente. Anche in questo caso sono gli uomini ad avere la peggio, visto che nelle donne risultano apnee molto più leggere e meno prollungate.

Oltre ai problemi cardiovascolari, una forte attività di russamento può portare anche problematiche nella qualità del sonno notturno. In genere si dice che la sindrome di apnee ostruttive e il russamento sono causa di sonnolenza diurna.  L’associazione apnee e sonno durante il giorno è molto vera per gli uomini. Le donne che russano tendono invece a soffrire di insonnia.

Inoltre il russamento può portare ad altre problematiche non sospette come: la nicturia (cioè svegliarsi spesso di notte a fare pipì: questo è frequente in entrambi i sessi); cefalea mattutina (molto più frequente per le donne).

Si può smettere di russare?

Si, ci sono sia dei metodi clinici per agevolare le vie respiratorie, che dei piccoli trucchetti per migliorare la situazione.

Seguire una dieta corretta è sempre una panacea per tutti i mali, compreso il russare. L’accumulo di grasso già di per sè grava sulle notre capacità respiratorie. Ancor più se pensiamo che dopo i 50 anni, questo si deposita per il 10% nella zona del collo, dalla quale come facilmente possiamo immaginare, passano gran parte delle nostre vie respiratorie, che quindi possono essere occluse.

Dormire su un fianco. Per non russare va evitata la posizione supina perché questa postura tende ad abbassare i tessuti molli nella parte posteriore della gola impedendo il passaggio dell’aria. Girandosi su un fianco il problema si attenua e si riduce il rischio di russare.

Un altro trick molto utile è sollevare la testa. Certo non vi proponiamo di dormire in piedi come i cavalli, però dormire con un doppio cuscino o alzando lo schienale del letto di una decina di centimetri riduce il rischio di russamento perché in questo modo non si ostacola la trachea e si evita che le vie aeree superiori si restringano.

La tecnologia, come in tutti i campi, ci viene anche qui incontro. Sono in commercio infatti, dei bite (da apporre come un apparrecchio sui denti) che vengono utilizzati quando il russare è provocato da una particolare conformazione della mandibola: questo apparecchio sposta in avanti la mandibola facilitando così il passaggio dell’aria.

Non bere alcolici e non fumare L’alcol rilassa il corpo favorendo il russamento notturno perché i muscoli della gola si distendono e perdono tonicità. Mentre il fumo sappiamo bene che pregiudica le nostre capacità respiratorie e…..fate 1 + 1 dai.

Insomma, debellare il russamento si può, magari non si eliminerà del tutto, ma possiamo imparare a fare del bene a noi e a chi ci dorme vicino.

 

 

Scandalo in Premier League

In queste ore sta tenendo banco una notizia che sta facendo parecchio clamore nel mondo del calcio ma non solo. Il The Sun, testata giornalistica inglese di spicco, ha pubblicato un video risalente all’agosto scorso, in cui si mostrano alcuni tra i più importanti giocatori dell’Arsenal (squadra calcistica di Premier League), banchettare ad un festino con alcool e hippy crack.

Nel video, girato qualche giorno prima dell’inizio della Premier League nel Tape Club a Londra e alla presenza di una settantina di ragazze, si vedono i calciatori provare quella che viene chiamata “la droga di chi non si droga”. Non è infatti una vera sostanza stupefacente che lascia tracce nel sangue ma il gas esilarante (o ossido di azoto) usate anche come calmante per le anestesie: in Inghilterra il possesso non è illegale  ma è vietata la vendita ai minori di 18 anni se c’è il rischio che lo inalino.

Il vero problema è la combinazione tra l’inalazione di questo gas e gli alcolici (al party erano presenti anche vodka, scotch, champagne…): entrambi sono vasocostrittori e un’esposizione prolungata può provocare ipertensione o infarti.

Ma cos’è l’Hippy Crack?

Come già accennato in precedenza l’hippy crack bisogna chiarire che non è riconosciuta come sostanza dopante o illegale. Quindi non è stato commesso nessun reato, ma è certamente una sostanza che può creare reali problematiche alla salute.

Hippy Crack è il termine usato per l’eccesso di ossido di azoto, o gas esilarante. Di solito viene somministrato prendendo le piccole capsule di metallo usate nei vecchi contenitori di crema e perforando la parte superiore con un “cracker” e prendendo tutto il gas per riempire un grande palloncino. Il pallone a gas viene quindi inalato e tenuto in alto. L’effetto di stordimento dura solo per un minuto o meno, ma crea una pericolosa sensazione di assuefazione, che porta spesso a fare delle ulteriori inalazioni. Di qui l’associazione con Crack.

Winter is coming…lo sappiamo bene, ed i primi ad accorgersene sono stati i nostri piedi. Oramai abbiamo imparato bene a coprirci, le nostre case sono sempre ben riscaldate, abbiamo coperte, copertine plaid, tisane bollenti, pantofolone e cuscini riscaldati. Ma se c’è una regola scritta, è che appena ci mettiamo nel letto, i nostri piedi si congelano, non per tutti, ma sicuramente per molti di noi. E quando i nostri piedi riescono ad avere una temperatura quantomeno accettabile, ci pensa il partner a darci dei brividi di freddo sfiorandoci nel letto con i piedi con temperature simili agli 0 gradi.

Avvertire freddo alle mani e ai piedi è una sensazione molto diffusa, soprattutto per il sesso femminile. Le mani e i piedi freddi possono essere un disagio legato alla maggiore sensibilità verso il freddo ambientale. In altri casi meno frequenti rappresentano dei sintomi patologici ben precisi.
Dal punto di vista fisiologico, le mani e i piedi freddi sono il risultato da un fenomeno chiamato vasocostrizione o vasospasmo. In parole povere, l’organismo contrasta il freddo atmosferico riducendo l’afflusso di sangue alle periferie, in modo da ridurre la perdita di calore corporeo.

Ecco, noi di ScegliereSalute, ci teniamo che i vostri piedi siano sempre belli al calduccio e quindi abbiamo stilato questa lista di 10 semplici consigli, per riscadare al meglio le vostre “estremità”:

  1. Smettere di fumare – oltre a far sicuramente bene per la salute in generale, nello specifico la nicotina ha un effetto di vasocostrizione nel nostro sangue, che compromette la normale circolazione sanguigna. Lasciare le sigarette, vuol dire lasciar lavorare meglio i nostri vasi sanguigni, con un bel vantaggio per la nostra omogenea temperatura corporea.
  2. Bere alcool – ebbene si, in Russia ne sanno qualcosa, non a caso la vodka è la bevanda più venduta nel nord Europa per distacco ma….attenzione: il troppo storpia. Infatti è sufficiente un mezzo bicchiere di vino (sempre a patto che non faccia troppo freddo e che lo si faccia a stomaco non vuoto), per avere dei benefici nella circolazione sanguigna e della temperatura corporea.
  3. Sgranchirsi – Non è un caso che il freddo arrivi quando stiamo fermi, il non movimento fa andare il nostro corpo in stato di risparmio energetico, rallentando anche la circolazione. Sgranchire piedi e mani ogni tanto può ricordare al corpo che “ehi siamo vivi, vedi di darci un pò di sangue caldo!”
  4. Evitare alcuni sport – pensavate che fare dello sport fosse la panacea di tutti i mali? Quasi sempre, ma in questo caso no. Ci sono determinati sport come immersioni subacquee e ciclismo che possono essere dannosi nei mesi invernali. Nel ciclismo ad esempio durante la pedalata, il sangue defluisce per la maggior parte in cosce e glutei, lasciando le estremità con meno afflusso e quindi a rischio raffreddamento.
  5. Dieta – sappiamo che questa parola è un vero e proprio spauracchio per molti, ma una dieta corretta fa sempre bene, in Estate come in Inverno. Con alimenti che ci aiutano a gestire pressione bassa, anemia e disidratazione, il corpo ne gioverà in tutto il suo metabolismo, e quindi anche nella circolazione.
  6. Check up medico – spesso la problematica dei piedi freddi può dipendere anche da patologie di cui non siamo a conoscenza di soffrire. Per questo è importante fare sempre una visita di controllo per scongiurare qualsiasi problema. Possono causare tali problemi malattie come: ipotiroidismo, ateropatia periferica e sindrome di Rynaud.
  7. Non coprirsi troppo – strano vero? Ma coprirsi con 200 strati non da nessuna certezza di essere più caldi. Mettere troppi calzini ad esempio può creare una pressione troppo forte sul piede, tanto da provocare un rallentamento del flusso sanguigno e quindi sensazione di freddo. Insomma una giusta copertura può bastare. Diventare omini Michelin non migliorerà la situazione.
  8. Evitare il caffè – se siete degli amanti del caffè e ne bevete più di 3 al giorno, beh…non lamentatevi se avrete dei piedi freddi. Il caffè infatti, pur essendo eccitante è anche un potente vasocostrittore e rischia di lasciarvi senza il corretto afflusso di sangue nel corpo se ne abusate.

Insomma, piccole abitudini quotidiane che possono salvare i vostri piedi e spesso la vita dei vostri partner. D’ora in poi non lamentatevi se avrete i piedi freddo dopo questa guida. Del resto winter is coming, ma lo si può combattere!

Occhi rossi e lacrimosi, naso pieno, sensazione di stordimento, pruriti cutanei, secchezza delle fauci, sono solo alcune delle “meravigliose” manifestazioni delle allergie sul nostro corpo. Ma se a questa ci aggiungessimo anche l’impossibilità di baciare?

Ci sono allergie ed allergie, alcune anche se possono sembrare molto restrittive come per gli arachidi, in realtà portano in dote un rischio concreto ogni volta che ci si approccia a cibi come biscotti, caramelle, gelato, salse, pasta alle mandorle, specialità africane, asiatiche e messicane, dolci, mortadella ecc. Il problema è che se una persona è particolarmente predisposta a tale allergie, anche un semplice tocco sulle labbra, come quello di un candido bacio di una ragazza che ha assaggiato uno di questi alimenti, può diventare mortale.

È il caso di Oli Weatherall, ragazzo inglese di ventidue anni, che da perfetto Cenerentolo inverso, ha rischiato di cadere in un “sonno profondo” dopo il bacio di una principessa. Oli è allergico proprio alle arachidi prima citate. Da sempre attentissimo che la sua alimentazione sia completamente decontaminata da agenti allergici per la sua salute, che ha rischiato di morire proprio per via di un bacio di una ragazza. Per fortuna nonostante il ricovero immediato ed una gran brutta esperienza: “la sensazione è quella di morire per una crisi respiratoria, è terribile” – questo il suo commento dopo l’accaduto, adesso torna a sorridere per il pericolo scampato. Certamente d’ora in poi prima di baciare una ragazza, qualche domanda sulla sua alimentazione la farà. Non sarà il massimo per provarci, ma almeno non rischierà un attacco allergico mortale.

 

Andiamo…quante volte ce lo siamo detti scherzando che una parolaccia risolve tutto? Quante volte quel barattolo che proprio non si voleva aprire si è magicamente stappato con un “vaffa”? Quante volte quelle pentole incastrate si sono separate “grazie ad una parolaccia”? Beh quello che abbiamo sempre pensato, anche solo scherzandoci su, oggi è confermato dalla scienza: dire parolacce nei momenti di grande fatica ci rende fisicamente più forti.

Richard Stephens, psicologo dell’Università di Keele (Regno Unito), si è sempre detto un amante del turpiloquio (in termini scientifici of course), ed ha deciso di dedicare gli ultimi anni della sua vita ad una ricerca alquanto bizzarra: capire se effettivamente dire parolacce riesce a sbloccare qualcosa in noi, una forza ancestrale, una sopportazione maggiore del dolore. Avete presente quando Goku nel cartone animato Dragon Ball si arrabbia e trasforma in Super Sayan? Beh non è del tutto campato in aria, e probabilmente qualche parolaccia la dirà anche lui in quei momenti.

Il test di Stephens si è svolto in questo modo: ha chiesto a una serie di persone di dire parolacce o pronunciare una parola “neutra” mentre pedalavano brevemente su una cyclette o afferravano un oggetto con la mano. Per la pedalata di 30 secondi sono stati ingaggiati 29 volontari dell’età media di 21 anni, mentre per l’handgrip test – un semplice compito di presa con la mano e di stretta di 10 secondi – sono stati coinvolti 52 diciannovenni.

A tutti è stato chiesto di ripetere in continuazione o l’imprecazione che avrebbero pronunciato dopo una testata. Ebbene, si è evinto che grazie all’imprecazioni la quasi totalità degli esaminati ha dimostrato un incremento di forza e resistenza. Nella pedalata sulla cyclette si è rilevato un aumento della potenza massima di ben 24 watt, rispetto a chi esclamava parole neutre come “fiore” o “coriandoli”. Ed anche nel compito della presa il risultato è stato simile. Il 100% delle persone che hanno testato la loro forza coaudiuvata da una parolaccia, hanno rilevato in media un aumento della forza di 2,4 Kg circa.

Ad oggi non è ancora stato appurato il perchè questo accada. Il battito cardiaco dei partecipanti, infatti, non è aumentato pronunciando le parolacce – come invece è appurato accada in reazione della situazione “attacco o fuga”, in cui la nostra percezione di pericolo, può rilasciare una scarica adrenalinica con conseguente prestazioni atletiche (anche se per un breve lasso di tempo) ampliate.

Insomma lo studio è tutto fuorchè completo ed un campione di un centinaio scarso di partecipanti non può essere certo completamente esaustivo. È certo però che una tendenza c’è e potrebbe essere interessante elaborarla meglio in un prossimo futuro. Nel frattempo, se proprio avete bisogno di un pò di forza in più potete anche provare a dire una parolaccia…certo…magari assicuratevi non ci siano persone troppo sensibili intorno.

Amaro, dolce, aspro, salato e…umami. Molti di noi a scuola, studiando i gusti percepibili dalle nostre papille gustative, avranno imparato a conoscere i primi 4, ma molto difficilmente le maestre avranno introdotto l’umami. Questo gusto, ormai riconosciuto da diversi anni, è stato “scoperto” poco più di un secolo fa da un chimico di Tokyo (a questo è dovuto il nome “orientaleggiante”) che lo isolò da un brodo di alghe.

Umami letteralmente vuol dire “saporito”, ed è questa la sensazione che stimola ai nostri recettori sulla lingua. Questo tipo di gusto è spesso identificato con il sapore della salsa di soia, ma lo troviamo spessissimo in alimenti made in Italy come il Parmigiano.

 

 

Oltre a rallegrare le papille gustative, l’umami può far pure bene alla salute: pare infatti che possa favorire scelte alimentari più sane, stando a una ricerca pubblicata di recente su Neuropsychopharmacology. Un alimento molto umami come il brodo, infatti, ridurrebbe l’appetito in generale e modificherebbe l’attività cerebrale tanto da far portare in tavola cibi meno grassi: lo ha scoperto Miguel Alonso del Centro per gli Studi in Medicina della Nutrizione del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, studiando che cosa succede nella testa (e nella dieta) di alcune volontarie sottoposte a un pasto molto umami, una tazza di brodo appunto.

 

A cosa è dovuto questo sapore (per molti) irresistibile?

Semplice, al glutammato. Questa molecola è la responsabile del gusto tanto succulento, un aminoacido non essenziale che si trova in moltissimi cibi e dona loro una caratteristica sapidità.

Oltre al parmigiano ed alla salsa di soia già citati, sono molto “umami” pietanze come: alghe, cibi stagionati o fermentati (i crauti per esempio) ma pure vegetali come pomodori, funghi, mais, olive o asparagi; tutti i cibi proteici poi, dalla carne ai latticini, contengono glutammato e sono più o meno umami. Il brodo di carne è un esempio classico, anche perché il tipico dado da brodo altro non è che glutammato monosodico, un sale di glutammato.

 

È vero che riduce la fame?

Il dottor Alonso è entrato anche nello specifico della caratteristica “saziante” di questo gusto: «Mangiare cibi umami aiuta a ridurre l’appetito. Tanti hanno indagato che cosa accade nel cervello esposto al dolce o al salato, si sa invece ancora poco dell’umami: abbiamo valutato effetti immediati e solo in test di laboratorio, ma se questi risultati saranno confermati potrebbe essere opportuno suggerire a chi lotta con i chili di troppo di iniziare il pasto con una tazza di brodo, per mangiare poi un po’ di meno e scegliere cibi più sani. In Giappone o Corea del Sud, Paesi con un’elevata aspettativa di vita, il consumo di alimenti sapidi è molto diffuso: l’introito di zuccheri è molto più basso rispetto all’Occidente, invece è elevato l’apporto di glutammato».

Come per tutti gli alimenti però il troppo storpia, ed anche in questo caso, un eccessivo utilizzo di questo alimento potrebbe portare a problematiche. L’eccesso può provocare mal di testa o picchi di pressione, così nel 2017 l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha stabilito una soglia di sicurezza giornaliera da non oltrepassare per glutammato e derivati, pari a 30 milligrammi per chilo di peso.

Insomma godetevi questo gusto con maggior consapevolezza.

E’ l’organo che utilizziamo più di tutti, quello che ci contraddistingue maggiormente, uno dei più sensibili, uno dei più utili, uno dei più estesi sul nostro corpo, insomma chi più ne ha più ne metta. Il cuore? Naaa. Il cervello? Naaa. Fegato? Neanche. La pelle! Scopri quali sono le 10 curiosità che (forse) non conosci su questo incredibile organo grazie ad una classifica stilata da da Bild Zeitung nella giornata dedicata dall’Organizzazione mondiale della sanità alla lotta contro la psoriasi.

1 ) L’organo più grande

La pelle di un adulto misura circa 2 metri quadrati, e pesa fino a 14 chilogrammi, dimensioni che la rendono per distacco l’organo più esteso del nostro corpo. La pelle inoltre può dire di noi tantissimo: si possono intuire l’età, la provenienza, alimentazione e molto altro.

2) Miliardi di esseri viventi

Sulla pelle esistono miliardi di microorganismi (secondo alcune stime circa 100 mila miliardi), che vivono in simbiosi con il nostro corpo. Pensate che solo intorno all’ombelico ci sono 2400 diversi tipi di batteri.

3) Muta come per i serpenti (o quasi)

Nuove cellule della pelle sono generate in continuazione, così velocemente che ogni 28 anni ogni essere umano ottiene praticamente una nuova pelle.  Adesso tenetevi forte ma…la metà della polvere presente negli appartamenti è composta da pelle morte, che rimane in circolazione nell’aria in quantità ben più grandi.

4) Mantello biologico

La nostra autodifesa verso i microorganismi che ploriferano sulla pelle inizia sin dalla nascita. Appena etratti del ventre materno, la pelle fino a quel momento rimasta in uno spazio completamente asettico viene sottoposta ad un vero e proprio bagno batterico. Questo “mantello biologico” influenza in modo rilevante il nostro sistema immunitario, tanto che si nota come i bambini nati col parto cesareo siano più spesso soggetti a sviluppare malattie come le allergie, l’asma o autoimmuni.

5) Abbiamo una pelle sottilissima

Rispetto agli altri animali la pelle degli uomini è particolarmente fine, oscillando tra gli 0,04 millimetri e i 4 millimetri. Basti pensare a quella dei rinoceronti ad esempio, che può arrivare fino a cinque centimetri, ma il guiness world record se lo aggiudica lo squalo balena, con una pelle spessa ben 15 centrimetri. L’infermiere che dovrà fargli un prelievo, potrebbe avere dei problemi insomma, per diversi motivi.

6) Siamo stati tutti neri

Come tutti ormai ben sappiamo la specie umana deriva dal continente africano, anche se all’epoca non poteva ancora definirsi tale, visti gli ovvi cambiamenti geografici e geologici avvenuti in queste centinaia di migliaia di anni. Il chiarimento dei pigmenti si è verificato (solo) tra 20 e 50 mila anni fa quando le migrazioni hanno portato i primi uomini a stabilirsi nelle zone più fredde a nord. Fino a 5.000 anni fa infatti gli europei avevano una pelle ancora molto più chiara della pigmentazione odierna.

7) Specchio del cervello

Diverse malattie della pelle, come la neurodermite o la psoriasi, sono favoriti da disturbi psichici. Le ricerche scientifiche si stanno concentrando su questo legame, e finora è emerso il rilevante ruolo giocato dai semiochimici, i composti come i feromoni che regolano le interazioni tra organismi viventi.

8) Il pericolo psoriasi 

Pur non essendo “famosa” come altre malattie, la psoriasi è tra le cinque malattie non contagiose più diffuse al mondo, secondo quanto riportato dall’ OMS (Organizzazione mondiale della sanità). Nella top five sono presenti infatti: cancro, diabete, disturbi cardiovascolari e malattie alle vie respiratorie. Soffrono di psoriasi, secondo i dati ufficiali, circa 125 milioni di persone a livello globale.

9) Termometro naturale

La pelle funziona come difesa dal caldo e dal freddo per il corpo umano, un compito svolto grazie a circa 250 mila termorecettori che reagiscono alla temperatura esterna. Questi sensori si trovano nelle cellule nervose della pelle, e sono particolarmente concentrate su orecchia, naso e mento. Per questo motivo il nostro corpo si “congela” più rapidamente in queste parti quando fa freddo.

10) Sudore a litri

Il nostro corpo, come qualsiasi altro elemento in natura, tenda allo status quo, ed ha trovare un certo equilibrio anche nelle temperature. Uno dei maggiori incaricati di “sorvegliare” questi valori è il sudore, che con le temperature alte viene utilizzato cospicuamente per abbassarle. Il nostro corpo può arrivare ad espellere fino a 10 litri in un giorno in condizioni di alte temperature, grazie all’attivazione delle ghiandole sudoripare.

Sono tantissime le leggende metropolitane che persistono nella nostra cultura. Da quelle a carattere storico, a quelli di cronaca, o ancora credenze pseudo-scientifiche che hanno davvero poca relazione con la realtà dei fatti. Molte credenze tramandate da rimedi della nonna un pò troppo casalinghi e falsi esperti che spesso possono anche danneggiare la nostra salute. Oggi ci divertiremo e smentire 10 credenze comuni sulla salute, che (probabilmente) non avresti mai messo in dubbio!

1) La birra mi fa crescere la pancia?

No, o perlomeno non proprio. In realtà una birra non ha mai fatto ingrassare eccessivamente nessuno. Non è la birra che fa ingrassare, ma il fatto che, essendo la quantità d’alcol che contiene in genere ridotta (110 calorie al litro contro le 160 del vino rosso), si tenda a berne in grandi quantità. Chi beve spesso birra tende, inoltre, anche ad accompagnarla con snack poco salutari: ecco spiegati i chili in più dei bevitori. Il mito è nato dalla non sempre ottima forma dei tedeschi, noti bevitori di birra, al quale grande utilizzo si attribuiva l’aumento di circonferenza della vita, ma in realtà oggi sappiamo che i giapponesi sono almeno altrettanto amanti di questa deliziosa bevanda al luppolo, pur mantenendo in molti un’ottima forma. Insomma una birra non fa ingrassare, ma comunque meglio non esagerare.

2) Sta troppo vicino alla TV danneggia gli occhi?

Quante volte ve lo hanno detto le vostre mamme quando eravate piccoli? Ebbene, almenochè non siate nati prima degli anni ’50 sappiate che allontanarsi dalla tv, per i vostri occhi, non è stato granchè utile. Le televisioni a tubo catodico effettivamente potevano emettere radiazioni che potevano danneggiare la vista, ma le televisioni moderne non danno nessun problema del genere. Attenzione però…guardare la TV da troppo vicino e troppo a lungo può causare però stanchezza visiva.

3) Posso fare il bagno con le mestruazioni? 

Proibizioni e inibizioni come non fare il bagno, non lavarsi i capelli e persino non fare il bucato hanno accompagnato il ciclo mestruale fin dall’antichità. Queste superstizioni non hanno nulla di scientifico: dedicarsi ad attività rilassanti o fare del movimento durante il ciclo aiuta a contrastare gli sbalzi di umore e il malessere dovuto al flusso, oltre a favorire una corretta igiene. Basta premunirsi di non bagnarsi con acqua troppo fredda.

4) Scrocchiare le dita fa venire l’artrite?

Lo schiocco è provocato dall’esplosione delle bollicine d’aria che si formano nel fluido sinoviale, che ha lo scopo di nutrire i tessuti e lubrificare le giunzioni articolari. Ci sono stati diversi studi per capire se questo tipo di attività possa influire su di una futura artrite e la risposta è no! Schioccare le dita non fa né bene, né male.

5) Una mela al giorno toglie il medico di torno?

Le mele contengono fibre e vitamina C, entrambi essenziali per la nostra salute. Nonostante questo però, non può dirsi certo un alimento che ci fornisca uno scudo completo ed adeguato contro qualsiasi malattia. Le mele, come molti altri frutti, sono sicuramente fondamentali nella nostra alimentazione, ed all’interno della nostra dieta, assieme ad altri alimenti correttamente assunti come verdure, pesce e carni possono sicuramente preservarci da un bel pò di visite.

6) Se esco con il freddo mi ammalo?

No, anzi, per assurdo è restare in casa che aumenta il rischio di ammalarsi. Con il freddo tendiamo a passare più tempo al chiuso, dove l’aria è spesso troppo secca e la ventilazione scarsa, un’abitudine che favorisce la trasmissione di virus e batteri. È pur vero che le basse temperature riducono le riserve di muco che di norma proteggono le vie respiratorie dai patogeni, lasciandoci più esposti alle infezioni. Ma non è certo il freddo in se per se il responsabile principale dei nostri malanni.

7) Mangiare cioccolato fa venire i brufoli?

No, il cioccolato non fa venire i brufoli, diciamo forte e chiaro. Aspettate però a spatolarvi il barattolo di nutella della credenza in 5 secondi. Specifichiamo che la presenza di brufoli è determinata soprattutto dagli ormoni, perciò dipende dalla predisposizione e dall’età. Vero invece è che un eccesso di cibi fritti e dolci fa male alla pelle.

8) Lo zucchero rende i bambini iperattivi?

Numerosi studi scientifici sono stati messi in campo per verificare questa diffusa teoria, ma non sono state trovate evidenze che la confermino (anche se dosi eccessive di zucchero fanno male alla salute di grandi e piccoli, e incoraggiano obesità, diabete e carie). L’associazione è nata nel 1974, con una lettera di un medico statunitense, William Crook, alla American Academy of Pediatrics, in cui si denunciava il presunto legame. Ma una lettera non ha la stessa validità scientifica di un articolo pubblicato su una rivista in peer review.

9) Lo zucchero di canna è più salutare di quello bianco?

Siete anche voi di quelli che se non hanno il proprio zucchero di canna il caffè proprio non lo bevono? Beh, sappiate che lo zucchero di canna non è nè più salutare, ne più magro di quello bianco. L’unica differenza è che mentre lo zucchero bianco contiene solo saccarosio, quello bruno contiene anche qualche residuo di melassa (tra l’1% e il 5% a seconda dei tipi di zucchero grezzo in commercio), che gli dà un aroma un po’ diverso. Nella melassa sono presenti, in quantità molto basse, minerali e vitamine; ma le dosi giornaliere di zucchero che assumiamo, o dovremmo assumere, sono troppo basse perché queste abbiano un qualche beneficio.

10) Gli spinaci fanno diventare più forti?

No, o perlomeno, non più di molte altre verdure in circolazione. Il falso mito nacque nel 1890, quando alcuni nutrizionisti americani resero noto il contenuto di ferro delle verdure. Per un banale errore di stampa – una virgola al posto sbagliato – si attribuì agli spinaci un contenuto di ferro 10 volte superiore al reale. L’errore fu scoperto dopo decenni, ma nel frattempo Braccio di Ferro e il suo cibo preferito avevano conquistato il mondo.

 

Si tiene in questi giorni a Bologna, fino a domenica 6 maggio, la IV edizione del Festival della Scienza Medica, dedicata al tema “Il Tempo della cura”.  Quattro giorni di incontri, conferenze ed eventi con protagonisti scienziati di fama internazionale, tra cui Premi Nobel, massimi esperti in diversi campi della ricerca e dell’innovazione, con l’ambizioso obiettivo di avvicinare e rendere accessibile al grande pubblico la cultura medico-scientifica.

Tra gli appuntamenti più interessanti c’è anche la presentazione di uno studio dell’Università di Bologna sulla “storia genomica degli italiani”, presentato dal prof. Davide Pettener, antropologo del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Univesrità di Bologna.

Secondo i risultati di questa ricerca, “gli italiani non esistono, sono solo un’aggregazione di tipo geografico”, spiega Pettener – “Abbiamo identità genetiche differenti, legate a storie e provenienze diverse, e non solo a quelle”.

Lo studio, che rientra in un progetto mondiale finanziato dalla National Geographic Society, ha creato una banca di campioni di Dna per tracciare la storia genetica degli italiani, e ha rilevato che “la variabilità genetica in Italia segue un cambiamento graduale non sull’asse Nord-Sud, bensì secondo una linea più longitudinale che separa la zona nord-occidentale da una sud-orientale”.

La storia genetica degli italiani, secondo questa ricerca, non è stata influenzata soltanto dalle migrazioni: anche l’adattamento alle diverse pressioni selettive è stato determinante, influenzando la suscettibilità a malattie diverse”. Così ad esempio, l’evoluzione delle popolazioni nell’Italia settentrionale è stata condizionata da un clima freddo, che ha reso necessaria una dieta molto calorica e grassa. Quindi la selezione naturale in queste popolazioni ha favorito la diffusione di varianti genetiche in grado di ridurre i rischi di malattie cardiovascolari e diabete.

“Clima diverso e innesti con altre popolazioni mediterranee – spiega Luigi Ripamonti dalle pagine del Corriere della Sera – hanno fatto sì che gli abitanti dell’Italia centro-meridionale mantenessero invece più diffusamente varianti responsabili di una maggiore vulnerabilità a tali malattie”.

E poi c’è l’analisi delle popolazioni isolate e della Sardegna: “ I sardi si differenziano da tutti gli italiani e gli europei, perché conserva le sue antiche tracce non avendo subito invasioni, e si è così differenziata dagli altri abitanti del continente, al pari dei baschi e dei lapponi”, spiega Pettener.

Una macchina del tempo che ci rivela da dove proveniamo e verso dove stiamo andando. Sfatando i falsi miti delle differenze tra Nord e Sud Italia.

Numerosi gli spunti di interesse sui temi di divulgazione scientifica per questa edizione del Festival delle Scienze. Un appuntamento a cui vi consigliamo, se siete dalle parti di Bologna, di non mancare.

«Molte cose sono più facili per le persone autistiche di quanto non lo siano per le persone non autistiche», sosteneva Marc Segar, scrittore britannico e studioso di autismo e disturbi comportamentali.

Il 2 Aprile ricorre la Giornata Mondiale per la consapevolezza sull’autismo, che quest’anno cadrà fatalmente il giorno di Pasquetta. Negli ultimi anni, come da tradizione, le Amministrazioni di numerose città del mondo, come segno di attenzione e sensibilità su questo tema, illuminavano i monumenti di blu. “Ma quest’anno chi si occuperà di accendere le luci azzurrine su Montecitorio? E gli italiani, impegnati quel giorno nelle gite fuoriporta e in quelli immediatamente precedenti, ad aderire alla causa ovina contro la strage degli agnelli, come potranno davvero interessarsi ai problemi degli autistici fantasmi?”, si domanda e riflette il giornalista Gianluca Nicoletti, autore e coprotagonista del film “Tommy e gli altri”.

Innanzitutto diciamo che l’autismo è una condizione che riguarda circa 1 persona ogni 80 nel mondo. “L’autismo è un modo diverso di leggere il mondo”, fatto di percezioni diverse, spesso di difficoltà motorie e un dizionario sociale più limitato rispetto ai propri coetanei. Inoltre non è sempre facile riconoscere l’autismo perché ne esistono tante sfumature.

Diverse sono le terapie per persone con autismo, ma quella più efficace risulta essere ad oggi la terapia ABA (Applied Behavioral Analysis), basata su una scienza che analizza il comportamento per modificarlo verso il risultato atteso e che da oltre 30 anni è di beneficio per milioni di persone in tutto il mondo.

Per le persone con autismo vivere esperienze  con i coetanei  a sviluppo tipico rappresenta un’occasione unica per ricercare apprendimenti funzionali, per comprendere meglio il mondo e le sue regole e per generalizzare apprendimenti acquisiti in ambito abilitativo. Per questo in Italia numerose associazioni si occupano di supportare l’incontro e l’interazione tra persone autistiche e la realtà circostante.

Tra queste realtà che promuovono un intervento psicoeducativo individualizzato, abbiamo incontrato a Bari l’associazione DALLA LUNA, molto attiva nelle campagne di sensibilizzazione sul tema dell’autismo, che offre gratuitamente alcuni contributi di approfondimento online, come le interviste ai principali esperti internazionali di autismo e disturbi del comportamento, consultabili direttamente sul sito web dell’associazione www.dallaluna.it

Abbiamo parlato con il dott. Guido D’Angelo, psicoterapeuta ed esperto in disturbi comportamentali e autismo, e ci ha assicurato che le terapie di gruppo e ludiche tra bambini autistici e coetanei a sviluppo tipico sono importanti perchè «l’incontro con coloro che hanno un modo diverso di approcciarsi al mondo rappresenta una possibilità per accettare tutte le parti di sé e per far proprie strategie creative per interagire con persone diverse». In questa video-intervista il dott. D’Angelo intende sfatare i falsi miti sull’autismo e ci aiuta a individuare i sintomi per riconoscerlo.

L’autismo non è una malattia, ma una condizione naturale dello sviluppo – ha detto inoltre il prof. Lucio Moderato psicologo e psicoterapeuta di ‘Fondazione Sacra Famiglia’ e docente all’università Cattolica di Milano -. Ci piaccia o no siamo un po’ tutti autistici. Occorre sdoganare i pregiudizi, ricorrere a diagnosi precoci che consentano a questi ragazzi di potersi esprimere secondo la loro natura”.

 

Fabio Dell’Olio